Testata giornalistica online

Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • MARCO ROSSI, UN ALLIEVO DI BIELSA ALL’HONVÉD BUDAPEST

    Andrassy Ut è un lungo viale che porta dal centro di Budapest alla maestosa Piazza degli Eroi. Più o meno a metà, ci apre le porte della sua pizzeria Pippo Giambertone. In una sala appartata, fra cimeli e bandiere della Juventus, siede Marco Rossi, dall’alto del secondo posto nel campionato ungherese con il suo Honvéd. “Ma mister, proprio lei che ha giocato nel Toro!”. Sorride.

    È vero, sono cresciuto con mio nonno che mi raccontava di Puskás e del mito granata, ma quando giocavo nelle giovanili alla domenica andavo allo stadio Comunale a vedere entrambe”.

    I colori bianconeri, ovviamente, sono frutto della passione del ristoratore italiano.

    Da quei pomeriggi sugli spalti del vecchio “Comunale” sono passati anni e città. Genova, Brescia, Francoforte, Città del Messico e Piacenza. E poi le panchine di Lumezzane, Pro Patria, Spezia, Scafatese, Cavese e infine Budapest Honvéd. E il secondo posto, per alcune settimane addirittura primo, nel Nemzeti Bajnoksag, il campionato nazionale magiaro che vede i rossoneri a un punto dalla capolista Videoton, complice soprattutto uno scontro diretto perso per 3-0.

    Rossi-Marco-Honved-Budapest-Nemzeti-Sport

    Condivide l’esperienza con gli altri Italiani del suo staff, Cosimo Inguscio e Giovanni Costantino, ai quali è talmente legato che spesso parla al plurale includendo loro nei risultati ottenuti dal club. L’avventura nasce proprio tra questi tavoli nell’autunno del 2011.

    Ero venuto a trovare Pippo, che è amico dai tempi di Francoforte. Quella sera era presente anche Fabio Cordella, l’allora direttore sportivo della Honvéd. Parlammo un po’ e mi fissò qualche incontro con il club in autunno e con il proprietario George Hemingway (al secolo Gyorgy Szabo, ndr) in primavera”,

    racconta Rossi. L’esperienza concreta, poi, inizia nell’estate del 2012 e l’impatto del tecnico sulla sua nuova squadra si vede immediatamente:

    Arrivammo terzi al primo anno, era un risultato che l’Honvéd non otteneva dal 1993 quando arrivò lo scudetto. Nel 2014 lasciai la squadra all’ottavo posto ad una manciata di giornate dal termine, ma venni richiamato dopo un anno”.

    E la vera impresa, probabilmente, mister Rossi l’ha fatta due anni fa, portando in salvo una squadra in condizioni disperate:

    Alla pausa invernale l’Honvéd aveva fatto 13 punti in 17 partite dopo aver cambiato quattro allenatori, aveva un piede nella fossa. Quella è stata l’impresa maggiore che abbiamo compiuto, più ancora del terzo posto o di questa lotta al vertice. Quest’anno ci sono valori che ci permettono di essere lì a competere con squadre più attrezzate come Videoton e Ferencváros, mentre due anni fa la situazione era disperata, avevamo poco su cui contare”.

    Di quella squadra facevano parte giocatori oggi importanti come King e Holender, prima meno utilizzati.

    Quell’anno fu fondamentale perché abbiamo capito quali erano i giocatori che si identificavano col club e hanno dato quel qualcosa in più dal punto di vista motivazionale. Alcuni di questi erano da noi dal primo anno e li abbiamo portati in prima squadra quando non sapevamo nemmeno di averli in rosa”.

    Marco Rossi Honved Budapest NB1

    Ci sono poi altri aspetti in cui l’esperienza di chi ha giocato ad alti livelli aiuta molto. Esempi?

    L’abitudine di andare in ritiro quando giochiamo in casa e spesso questo a volte non capita neanche in trasferta. Al massimo lo facciamo quando le trasferte sono a più di due ore di pullman, ma questo lo abbiamo introdotto solo dopo i primi anni perché fare tre ore di pullman il giorno della gara è pesante. Per l’Honvéd questa era la normalità”.

    Cura dei particolari. E ossessione per il gioco. Con una breve occhiata al curriculum di Marco Rossi calciatore ti rendi conto che, nella sua esperienza messicana, spunta il nome del “Loco”.

    Bielsa l’ho avuto nel 1995, era reduce dalle esperienze con Newell’s ed Atlas di Guadalajara nel settore giovanile. Venne all’América, la squadra più importante del Messico. Già all’epoca lo chiamavano il ‘Loco‘ perché era maniacale, quasi paranoico nello studio e la cura dei dettagli tattici. Aveva un ufficio al centro sportivo dell’América e a qualsiasi ora del giorno era dentro a guardare le VHS con le partite”.

    E se mister Rossi il giorno prima si è sorbito quattro incontri fra stadio, tv e streaming, ci sono buone probabilità che maniacalità e dettagli li abbia ereditati dal maestro argentino:

    Dal punto di vista tattico mi auguro di aver imparato da lui. L’essere maniacale sicuramente. Finisco la partita, alla sera l’adrenalina non è scesa e di notte guardo già due o tre partite dei prossimi avversari per preparare la settimana. Per l’appunto, ieri ho visto due partite su internet al pomeriggio, poi sono andato a vedere il Vasas contro l’Haladás allo stadio e di sera ho guardato la Roma in televisione”.

    D’altronde, per tenere il passo dei cambiamenti del calcio bisogna mantenersi aggiornati:

    Il calcio da qualche anno a questa parte sta diventando sempre più veloce ed intenso, lo aveva anticipato Mourinho sette o otto anni fa. Disse che bisognava diventare veloci nelle transizioni ed è un concetto su cui lavoriamo giornalmente, unito ad una tattica situazionale che va ripresa sia in difesa che in attacco. La chiave nel calcio moderno è l’intensità che si può sviluppare nelle due fasi di gioco”.

    Rossi Honved sciarpa

    A questo punto, viene da chiedersi cosa ci sia a tenerlo lontano da una panchina nel nostro Paese.

    Onestamente penso che non ci sia spazio per me in Italia, penso di fare la mia carriera all’estero. In Italia non c’è attenzione nei confronti di coloro i quali lavorano a livello internazionale se non nei massimi campionati e nei rispettivi vertici. Il calcio italiano è chiaramente di livello superiore, però per un allenatore è importante riuscire a sviluppare una mentalità vincente. Se si è capaci di vincere in Lega Pro o in D lo si può fare anche in categorie maggiori”.

    Certo, le esperienze sulle panchine italiane spesso sono state dettate da problemi lontani dal terreno di gioco.

    Io ho sempre lavorato con squadre con difficoltà economiche e spesso candidate alla retrocessione. L’unico anno in cui ho avuto una squadra che poteva attestarsi in alto fu quello allo Spezia, quando arrivammo secondi in D per poi fare i play-off nazionali ed essere ripescati. In altri ambiti ho trovato situazioni strutturali che l’unica parola adatta per darne una definizione è vergognose. Non lo dico con rammarico, ma è una presa di coscienza”.

    La stessa che, unita alla mancanza di prospettive di crescita, lo ha portato all’estero.

    Faccio un esempio, quando allenavo il Lumezzane in C riuscimmo a salvarci con una situazione societaria difficile e lo stesso anno Sarri allenava la Sangiovannese e Allegri la Spal, e proprio contro quest’ultimo vincemmo 4-0 in Coppa Italia (4-1 in realtà, ndr) schierando giocatori giovanissimi. Eppure non ho mai ricevuto una chiamata, non dico per allenare in B, ma nemmeno per provare ad arrivarci con una squadra di Lega Pro”.

    L’appuntamento, dopo i saluti, è al derby di Budapest, quello che apre ufficialmente l’ultima tranche di un campionato che si potrebbe decidere addirittura con uno scontro diretto con il Videoton. Un appuntamento, quello con Ferencváros, in notturna, che gli uomini di Rossi hanno sfruttato al meglio. Vittoria 2-1 in casa con reti di Donát Zsótér e Márton Eppel e sogno scudetto ancora vivo, a un punto dalla capolista.

    Foto di copertina ©MTI
    Foto di Marco Rossi in primo piano ©Nemzeti Sport
    Foto di Marco Rossi con la squadra ©Rangado.hu

    Enrico Varrecchione

    Enrico Varrecchione

    Nato a Novi Ligure nel 1987. Giornalista, ha vissuto a Budapest ed è riuscito a decodificare il moderno calcio magiaro. Adesso è in Svezia, a Örebro, e da lì contribuisce al progetto MondoFutbol. Collabora con diverse testate radiofoniche come cronista sportivo e ha scritto il libro "Crvena Zvezda".

    Commenta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Send this to a friend