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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • MAROCCO 2026, IL SOGNO MONDIALE DEI LEONI DELL’ATLANTE

    Quando Stati Uniti, Messico e Canada presentarono un progetto comune per organizzare i Mondiali di calcio del 2026, non sembrava esserci spazio per alcun concorrente. Dopo le discussa assegnazione di Qatar 2022, il nuovo corso della FIFA sotto la guida di Gianni Infantino voleva infatti andare sul sicuro, ripartendo da un progetto solido e convincente. Proprio in quel momento, si è palesato un avversario a sorpresa: il Marocco.

    Siamo pronti a dare il nostro benvenuto al mondo – recita un comunicato stampa sul nuovo sito della candidatura ai Mondiali 2026, svelato pochi giorni fa – e la nostra promessa è di organizzare un torneo straripante di vera passione, per celebrare la miglior faccia di questo gioco e i suoi valori di pace, unità e integrità.

    Parole firmate da Moulay Hafid Elalamy, presidente del comitato esecutivo di Marocco 2026. Una candidatura che deve affrontare una sfida senza precedenti: sarà la prima Coppa del Mondo con 48 squadre coinvolte. Un Mondiale mastodontico, il più grande di sempre, apparentemente destinato a essere giocato in Nord America. Eppure, con il passare dei mesi il progetto maghrebino ha dimostrato di poter tranquillamente reggere i nuovi standard imposti dalla FIFA. Ed è così che, un po’ in controtendenza rispetto ai pronostici, la proposta di Rabat ha iniziato a rimontare posizioni.

    Non è un fatto così sorprendente: già per gli appassionati di pallone, seguire un Mondiale in Marocco rappresenterebbe un vantaggio indubbio dal punto di vista economico. 12 città candidate, tutte nel raggio di un paio d’ore di volo, rappresentano un ottimo biglietto da visita per la proposta nordafricana, che vanta un’ampia selezione turistica: dalle spiagge di Agadir ai monumenti di Meknès, per concludere in bellezza con la candidatura di Ouarzazate, avamposto tra l’Atlante e il deserto del Sahara in cui è progettata la costruzione di un’arena da 45mila spettatori.
    Ouarzazate, a modo suo, è l’emblema di questo torneo: centro ambizioso, in grande crescita, ha già iniziato ad attrarre gli occhi degli sportivi più attenti grazie a uno spot pubblicitario della Formula E, che ha sottolineato i recenti sforzi compiuti dal Regno nell’ambito dell’energia solare.

    Fiore all’occhiello di Marocco 2026, Ouarzazate è già visitata da migliaia di turisti ogni anno a causa delle numerose oasi del deserto nelle immediate vicinanze. Il calcio sarà un’altra eccellente scusa per esplorare un Paese che accontenterebbe le esigenze di molti tifosi, americani a parte. Due stadi sono previsti a Marrakech e a Casablanca, dove la passione per il calcio è già stata raccontata da film e documentari, mentre il progetto prevede un impianto a testa per le città di Fes, Meknès, Agadir, Rabat, Tangeri, Nador, El Jadida, Oujda, Tétouan e la già citata Ouarzazate. Tutte località già facilmente raggiungibili con voli low-cost, nonché destinazioni ricche di Storia.

    Anche per chi non ha velleità turistiche, però, la Coppa del Mondo del 2026 in Marocco presenta notevoli vantaggi rispetto alla candidatura congiunta nordamericana. L’intero torneo infatti si svilupperebbe in un’unica fascia oraria: data la collocazione geografica del Paese (in linea con il meridiano di Greenwich, favorevole per Europa e Africa), gli appassionati di calcio di tutto il mondo, dal Sud-est asiatico fino all’America, riuscirebbero a seguire la maggior parte delle partite a orari ragionevoli. Non un fattore da poco nemmeno per i colossi televisivi, che aumenterebbero i propri incassi.

    Un ulteriore endorsement non da poco, il Marocco, lo ha ricevuto dalla rivista americana Forbes che, sottolineando gli aspetti positivi della candidatura maghrebina, ha ricordato che l’intero continente africano ha deciso di appoggiare il progetto di Rabat. Un parere condiviso dal reporter James Montague, che su Bleacher Report ha sintetizzato in poche parole i problemi dell’alleanza nordamericana: “Trump ha aperto la porta della Coppa del Mondo al Marocco.” Citando le parole di un anonimo ufficiale FIFA, l’autore ha raccolto diverse perplessità sull’operato dell’attuale presidente USA. Trump avrà senz’altro scaduto il suo mandato nel 2026, eppure i suoi controversi tentativi di travel ban e il suo ormai celebre epiteto “s**tholes countries“, uniti ad altre politiche discusse, avrebbero alienato i voti verso gli USA da una consistente fetta di Paesi arabi, africani e asiatici. Lo stesso parere di Alan Rothenberg, ex presidente della Federazione statunitense, intervistato da Montague. “Problemi di geopolitica internazionale sono entrati in gioco – ha detto l’ex supervisore della Coppa del Mondo 1994.

    Alcune delle decisioni prese dall’attuale amministrazione politica potrebbero causare preoccupazione in alcune parti del mondo, e ogni voto ha lo stesso peso.

    Alla luce di tutto questo, è chiaro che la candidatura marocchina sia tutt’altro che un fuoco di paglia. In quest’ottica il lavoro della Federazione, negli ultimi anni, ci era già stato segnalato dal giornalista di Casablanca Amine Rahmouni.
    C’è la volontà di rimettere il Marocco al centro dello scacchiere della CAF – ci ha raccontato Rahmouni, ricordando la rinuncia marocchina alla Coppa d’Africa 2015 – il merito è di due uomini. Il primo è il presidente della FRMF, Faouzi Lekjaa, anche direttore finanziario, che ha affrontato di petto i problemi del calcio marocchino per riportarlo alla sua gloria passata. Così si spiegano un posto nel comitato esecutivo della CAF, un’attenzione quasi quotidiana all’evoluzione della nazionale e una Federazione che vuole riportare la Botola (il campionato nazionale marocchino, ndr) ad alto livello. Il secondo uomo è Hervé Renard, a cui sono stati dati tutti gli strumenti per rimettere in sesto la Nazionale. Questo duo ha funzionato a meraviglia, con una qualificazione al secondo turno dell’ultima Coppa d’Africa e al Mondiale 2018. In ogni caso, la cosa più importante è la volontà politica, oltre a un’adesione completa della gente al progetto.

    Passione e competenza: un quadro che sul campo ha visto il Marocco staccare il biglietto per Russia 2018, giocando persino un calcio gradevole e brioso (da rivedere in loop l’azione che ha portato al momentaneo rigore dell’1-0, nel 2-1 rifilato alla Serbia in amichevole venerdì scorso a Torino). A livello di club, addirittura, il Paese s’è spinto oltre, arrivando sul tetto d’Africa con il Wydad Athletic Club campione della CAF Champions League. Fuori dal campo, i Leoni dell’Atlante rappresentano un esempio inedito per il continente. Anche la Coppa d’Africa 2019, tecnicamente ancora assegnata a un Camerun travolto da difficoltà e ritardi organizzativi, finirà probabilmente tra le mani di Rabat, che ha già una proposta sul tavolo per organizzare l’intero torneo.
    Sarà soltanto una prova generale, si spera in Marocco. Per il resto è sufficiente aspettare il 13 giugno: a Mosca, pochi istanti prima dell’avvio del Mondiale 2018, si conoscerà il nome della nazione che ospiterà il torneo del 2026. Chissà se davvero, contro molti pronostici, la Coppa del Mondo riuscirà a tornare in Africa.

     

    Credits
    Foto ©LaPresse

    Bruno Bottaro

    Bruno Bottaro

    Bergamasco, una laurea in Scienze della Comunicazione, classe '93. L'anima turca di MondoFutbol.com. Viaggi, musica e fútbol: cittadino del mondo. Ha iniziato fondando il blog Calcioturco.com.

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