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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • IL NUOVO INIZIO DEL MONACO 1860

    Voi siete Roberto e Davide, vero?

    Una domanda inaspettata, accompagnata da un sorriso. Il banco accrediti della Memmingen Arena è un semplice tavolo in legno, piazzato all’entrata di un’ampia palestra. Da lì dietro sono due inservienti a riconoscerci (senza averci mai visto) e a consegnarci i pass per il match. Sorridono forse perché non credono, non saranno gli unici, che due giornalisti italiani possano recarsi in quell’angolo del sud della Germania per vivere i 90 minuti di celebrità del loro club, il FC Memmingen.
    I bavaresi dell’Algovia, zona collinare al confine con il Baden-Württemberg, sono stati infatti sorteggiati come avversari del Monaco 1860 nella prima giornata della Regionalliga Bayern 2017-18, la quarta serie del calcio tedesco. Un momento storico più per i locali, quinti nella scorsa stagione, che per gli ospiti. I Leoni, causa doppia retrocessione, una sul campo e una per i problemi societari che hanno impedito l’accesso alla 3.Liga, sono dovuti ripartire dal punto di più basso della loro esistenza.
    Quella del Monaco 1860 è una storia gloriosa, iniziata nel 1899 e fatta di un campionato, due Coppe di Germania e una finale di Coppa delle Coppe, persa nel 1965 contro il West Ham di Bobby Moore. Ora c’è un nuovo inizio per i Sechszger, allenati da Daniel Bierofka, bandiera del club e figlio di Willi, altra leggenda del 1860.

    Sullo sfondo, qualche dubbio a livello societario (fugato almeno per il prossimo futuro quasi totalmente a ridosso dell’esordio) e una commovente passione da parte dei tifosi.

    Tifosi che anche il 13 luglio, in un giorno lavorativo, a un orario non necessariamente comodo (le 19), hanno percorso i circa 100 chilometri che separano Monaco di Baviera da Memmingen (e i più che le dividono dall’altra città della regione) per invadere la città famosa per le leggende sulla Luna e per la “Casa dai Sette Tetti”.

    I sostenitori dei Leoni, a metà pomeriggio, hanno invaso la dormiente cittadina dell’Algovia a suon di cori, prima di colonizzare la piccola Memmingen Arena, un impianto che normalmente accoglie tra i 900 e i 1000 tifosi, ma che per l’occasione ha toccato quota 5000.
    La tifoseria ospite è una macchia biancazzurra, che va dalla tribuna coperta, dove sono stati accreditati circa 130 giornalisti (la tribuna stampa vera e propria ne ospita usualmente una decina) a quelle laterali, che nella Regionalliga Bayern e nelle serie inferiori sono Stehplätze, posti in piedi. Uomini, donne, bambini, giovani e anziani, molti vestiti con la maglia del club, da quelle degli anni Sessanta fino a quelle di Thomas Häßler, arrivati da ogni angolo della Baviera (e non solo) per testimoniare il loro attaccamento, alla squadra.

    “Einmal Löwe, immer Löwe” (Leoni una volta, leoni tutta la vita) e “Mein Verein für alle Zeiten” (La mia squadra per sempre), come recita il verso del coro “Sechzger Marsch”, diventato per l’esordio contro il Memmingen il testo dello striscione esposto prima del match.

    Sono questi i mantra della tifoseria che, dopo aver assistito alla cerimonia d’apertura della Regionalliga Bayern e ascoltato l’inno bavarese (non quello tedesco), ha visto la loro squadra dominare.

    La squadra di Bierofka ha vinto 4-1, concedendo poco o nulla agli avversari. Di fatto, il Monaco 1860 ha schierato la formazione Amateure che nella scorsa stagione ha disputato proprio la Regionalliga Bayern, con l’aggiunta di tre grandi leader: il difensore Jan Mauersberger, l’attaccante Sascha Mölders e il centrocampista Timo Gebhart. Sono loro i più acclamati: i primi due perché han deciso di restare, nonostante la doppia retrocessione; Gebhart perché, dimostrando un grande attaccamento alla maglia, è voluto addirittura tornare.
    Il numero 10, che con lo Stoccarda ha giocato in Bundesliga e Champions League, ha deciso di ripartire da Monaco, dalla squadra che lo aveva lanciato tra i professionisti. E in campo, per visione di gioco e inventiva, ha dimostrato di essere di un altro livello.

    Ha messo lo zampino sui primi due gol, poi ha siglato il terzo, proprio sotto la curva occupata dalla frangia più calda dei suoi tifosi, e ha baciato la maglia davanti a loro.

    Non male come nuovo inizio per un giocatore che, tra l’altro, è nato e cresciuto a Memmingen. Ma la sua casa è un’altra e la spiegazione risiede nell’abbraccio collettivo che i Löwen e i loro tifosi si sono dati a fine partita.

    Abbracci, giri di campo e festeggiamenti, per salutare i fans arrivati a Memmingen, prima che tra birra e cori tornino a casa. Coscienti che il Monaco 1860, anche se in quarta serie, è tornato. O forse non è mai andato via.

    Testo a cura di Roberto Brambilla e Davide Zanelli
    Foto ©Davide Zanelli/MondoFutbol

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