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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • NON SOLO COLPA DELLA MANO DE DÍOS

    È la Copa. Bellezza.

    Una partita per larghi tratti dominata, un risultato che non si riesce a sbloccare e un gol (degli avversari) di mano che ti manda a casa. Così gli ultimi 90 minuti del Brasile alla Copa América Centenario si sono trasformati da formalità da chiudere a un incubo. La “Verdeoro” viene sconfitta 1-0 dal Perù (che non li batteva da 31 anni) e saluta la competizione al primo turno, come era successo l’ultima volta nel 1987, con l’attuale ct Carlos Dunga allora in campo.
    Un ko che ha mostrato esattamente le caratteristiche e i limiti che il Brasile, al netto delle mancate convocazioni (Neymar su tutte), dovrà aggiustare verso Russia 2018.

    Una formazione che dopo il 7-1 con Haiti si è ritrovata con gli stessi problemi del match pareggiato all’esordio con l’Ecuador. Una fase difensiva molto efficace anche senza Casemiro, agevolata nel primo tempo da un Perù inesistente in attacco (zero tiri verso la porta contro 8 nei primi 45′ per la “Bicolor”) ma una seria difficoltà nel trasformare l’azione da difensiva in offensiva.

    per1
    Tanti passaggi orizzontali tra le linee compatte del Perù del “Tigre” Gareca ma poche giocate verticali e cambi di ritmo, con i trequartisti Willian, Lucas Lima, Coutinho incapaci di aprire la difesa peruviana e Gabriel Barbosa, scelto come prima punta, occupato più a fare movimento che a provare a fare gol.
    Nella ripresa con un paio di cambi Gareca ha alzato il baricentro del suo Perù, mettendo più pressione al Brasile che però è sempre sembrato in controllo tecnico della partita con i due mediani verdeoro sempre puntuali e Alisson, neo-portiere della Roma, impegnato con interventi poco difficili.

    Uno 0-0 da portare tranquillamente a casa che si “perde” al 75′ per una buona percussione di Andy Polo e un suo cross spinto in rete con la mano da Raúl Ruidíaz.

    Lo vedono più o meno tutti in campo, tranne l’arbitro uruguaiano Andrés Cunha e i suoi assistenti che dopo tre minuti di consulti convalidano. Per il Brasile si spegne la luce e si accende il nervosismo. I “verdeoro” di Dunga, che poco prima del vantaggio ospite aveva cambiato un discreto Gabriel Barbosa con Hulk, sono svuotati e non pungono. Sono fuori. Ora per Dunga ricominceranno i processi. Più che sulle scelte (dettate nel 2016 soprattutto dalle Olimpiadi di Rio) sull’impostazione della squadra. Solida ma incapace almeno per ora del cambio di marcia.

    per2

    Roberto Brambilla

    Roberto Brambilla

    Nato a Sesto San Giovanni, quando era ancora la Stalingrado d'Italia, ha diviso le giornate universitarie tra partite di calcio internazionale e ore di tedesco. A distanza di anni ha scoperto che forse gli sono servite entrambe. Sposato alla Bundesliga, la tradisce più o meno regolarmente con il calcio britannico, prova a "cacciare" storie in giro per il mondo che non parlino solo di pallone. Giornalista professionista e autore per MondoFutbol, ha collaborato con il sito di Sky Sport dal 2012 al 2016 e dal 2015 scrive "Avvenire"

    C’è un commento.

    • Alex Alija Čizmić
      Alex Alija Čizmić
      14 Giugno 2016, 11:14

      El Tigre Gareca decidió utilizar esta edición especial de la Copa América para probar nuevos jugadores (sobre todo del campeonato local) y hacer experimentos pero a pesar de esto está consiguiendo resultados. Una combinación perfecta: recambio generacional y victorias. A ver si la Bicolor podrá repetir el tercer puesto de 2011 y 2015.

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