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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • PIOTR ZIELIŃSKI, QUESTIONE DI DETTAGLI

    In uno dei migliori reportage del Novecento, poi diventato un libro imperdibile intitolato “Shah-in-Shah”, Richard Kapuściński, giornalista, scrittore e maestro di racconto, narra le vicende della caduta di Reza Pahlavi in favore dell’avvento di Khomeini e della Rivoluzione islamica. Sono diverse le pagine memorabili, ma ci sono alcuni passaggi che ti tolgono davvero il fiato e ti trascinano direttamente in Iran. In uno di questi, durante una manifestazione contro lo Scià, il cronista polacco racconta della fuga di un gruppo di persone inseguite dalla polizia del regime ma si fissa su un uomo sulla sedia a rotelle, un partecipante alla lotta. Uno in mezzo a una folla che corre, scappa, urla. Un dettaglio, il dettaglio.

    Perché in Kapuściński il dettaglio è il mondo, e una goccia, “scelta” con metodo e attenzione, può raccontare un oceano.

    Così, ci ha raccontato in modo davvero unico molti dei grandi avvenimenti del Novecento, partendo da un piccolo paese della Polonia. Anche se oggi quel villaggio è in Bielorussia, perché la Polonia, malgré soi, è lo Stato che più ha modificato le sue frontiere nella storia dell’umanità. Vicino ai confini, quella linea che in Polonia ha continuato a muoversi, ma più a sud del paese natio del grande narratore, a Ząbkowice Śląskie, è nato Piotr Sebastian Zieliński. Un altro che nel suo mestiere ci mette cura del dettaglio. E di dettagli, anche nel football, si vive.

    Dettagli di qualità che ha notato Maurizio Sarri in quel giovane polacco che gli avevano presentato come un trequartista, appena arrivato a Empoli, in Toscana, dall’Udinese dei Pozzo.

    La città natale del giocatore è situata lungo la celebre Königstraße (la via dei Re) tra Praga e Breslavia (Wrocław). È meta turistica nota, per la torre pendente e per le sue fortificazioni medioevali. Facile il paragone, e così nasce il nomignolo di “Pisa della Slesia”. Toscana, insomma. Lì dove è svoltata la carriera di Piotr, prima introdotto da Sarri poi affermatosi con Giampaolo, tanto da guadagnarsi un ruolo importante nella squadra che gioca il miglior calcio d’Italia, il Napoli, anche grazie alle sue qualità che sono tecniche e fisiche e che lo porteranno presto a diventare probabilmente un centrocampista di riferimento, nel nostro Paese.
    Questione di dettagli, che aveva notato anche lo scout dello Sparta Praga, quando nel luglio del 2004 aveva organizzato un torneo giovanile a Trutnov. E che avevano scosso anche Rudi Völler, plenipotenziario del Bayer Leverkusen. Alle Aspirine avevano segnalato il giocatore nel 2006, e il “tedesco che volava”, secondo il coro della Curva Sud dell’Olimpico, aveva allacciato i contatti coi genitori, promettendo anche un posto di lavoro al padre Bogdan, primo allenatore del giovane Piotr all’Orzeł di Ząbkowice Śląskie (l’Aquila di Ząbkowice Śląskie).

    Quel dettaglio fondamentale non riuscì a compiersi: niente lavoro, niente Piotr in Germania. Non chiusero nemmeno alcune squadre olandesi, tra queste certamente il Feyenoord, molto interessate al giovane, e la famiglia Zieliński decise che per la crescita del ragazzo era meglio affidarsi a una squadra polacca. Il talento era stato universalmente riconosciuto, ma come diceva un altro Rudi, Nureyev, il più grande ballerino di tutti i tempi,

    Il 10% è talento, il resto è costanza.

    E quella costanza, quei muscoli che oggi fanno la differenza, montati sulla qualità, Piotr se la forma a partire dai tredici anni d’età, allo Zagłębie di Lubin, dopo aver scartato Legia Varsavia e Lech Poznań, anche per ragioni logistiche.
    Nella cittadina della Bassa Slesia incrocia Franciszek Smuda, uno dei grandi vecchi del calcio polacco (tre scudetti e un paio di coppe nazionali nel suo palmares). Sarebbe tornato alla Zagłębie di Lubin giusto in tempo per far esordire Zieliński, prima di abbandonare il club per la chiamata della Nazionale, che aveva scelto lui per guidare la squadra negli attesi, ma poi deludenti, Europei casalinghi, quelli del 2012.

    Arrivati con un filo di anticipo rispetto alla qualità della rosa perché, guardando la selezione polacca di oggi, qualche anno dopo, la squadra è tornata a essere competitiva come non lo era dagli anni Ottanta. E in questa squadra capitanata da Robert Lewandowski ci sta alla grande anche Zieliński, che tutti in patria chiamano col nomignolo di Piotrek: sembra un battesimo alla brasiliana, anche perché la sua tecnica rimanda a quelle latitudini sudamericane. Latitudini, paesi, varia umanità adorate da Kapuściński, che viaggiando in tutto il Subcontinente ha riempito una miriade di quaderni con appunti, alcuni apparentemente insignificanti che però in qualche maniera hanno trovato spazio nei suoi reportage.

    È sempre una questione di dettagli. In Polonia, li curano davvero bene, anche sui campi da calcio, ora.

    Ha collaborato Stefano Tomada

    Foto di copertina © LaPresse
    Cartellino di Zieliński © weszlo.com
    Foto di Zieliński con Rudi Völler © weszlo.com
    Foto di Zieliński con la Polonia © Lukasz Laskowski / PressFocus

    Carlo Pizzigoni

    Carlo Pizzigoni

    Nato a Pero, periferia milanese. Di solito è in giro a vedere cose, specie di calcio. Coppa d’Africa e Mondiali giovanili, visitati in serie e vissuti sul posto, sono le esperienze professionali che più lo hanno soddisfatto, al netto di #SkyBuffaRacconta (prima Storie Mondiali - diventato poi un libro Sperling&Kupfer -, poi Storie di Campioni) e fino al Mondiale 2014 in Brasile. Collabora con Sky, ha scritto per La Gazzetta dello Sport, Guerin Sportivo e per il quotidiano svizzero Giornale del Popolo. Con Guido Montana ha fondato MondoFutbol.com, con l’obiettivo di farne il punto di riferimento italiano per il calcio internazionale.

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