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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

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NICOLÁS BENEDETTI

Di Aniello Luciano - 13 giugno 2017
Deportivo Cali
Caratteristiche tecniche

Offensive. Volante de creación. È questa oggi la fascia indossata da Nicolás Benedetti nel Deportivo Cali. Fascia, intesa come porzione di campo, che calpesta talvolta in formazione tipo. Parte da sinistra, ala del 4-2-3-1 di Fernando Castro, e da lì inizia a pennellare calcio. Sempre testa alta, sempre in movimento, sempre con un’idea di gioco volta alla finalizzazione del compagno di squadra, come ogni media punta, il ruolo da lui preferito, che si rispetti. Personalità da leader ma nessun egocentrismo, segno che l’intelligenza del classe ’97 è quella tipica dei crack. Corpo e palla si spostano per creare superiorità numerica, mettere nel mirino la porta avversaria, magari centralmente, dove può liberare fantasia e tiro di destro, quest’ultimo potente e di buona precisione, in ricordo di un’adolescenza passata nel cuore dell’area, da centravanti. Non è dotato di una muscolatura prominente ma risulta esplosivo, il che lo rende adatto nelle ripartenze e nell’uno contro uno. Possiede un eccellente controllo del proprio corpo, bilanciato e forte nella protezione della palla, utile nei momenti in cui si abbassa per ricevere il pallone, per velocizzare il giro palla o per liberarsi di una marcatura.

Difensive. Nel suo percorso di crescita, tanta attenzione è stata rivolta alla fase passiva di gioco. Castro, ad esempio, si è spesso concentrato sulla posizione da fargli occupare quando la squadra non è in possesso palla o è lo stesso Nicolás a perderla, sempre rimarcando la fiducia di tecnico e squadra nei suoi confronti.
In altre parole, lasciargli piena libertà di azione, a patto di ottenere da lui impegno e una predisposizione alla copertura tattica, in aiuto al centrocampo.

PERSONALITY

STAMINA

SKILLS

SPEED/REACTION

Carriera

“Mi piace quando mi chiamano El Poeta del Fútbol”. Nicolás Benedetti Roa, astro nascente del calcio colombiano, non ha mai nascosto la sua visione del calcio come forma d’arte.
Non per altro il modo di trattare lo strumento principale di questo sport è sempre più stato simile all’impugnare una penna piena di “significato” che ad un banale dilettarsi con un oggetto leggero e di forma sferica. Tocchi delicati, ispirati. Nulla a che vedere con il classico “palla lunga e pedalare”. Anche perché a muoversi in sella a una bicicletta ci ha provato per davvero il ragazzo di Cali. Una caduta in strada, tre denti rotti e il calcio è diventato l’unica passione del figlio di Eduardo Benedetti, che indossò la divisa del Santa Fe a metà degli anni ’70. Ed è proprio la mano dell’ex dei Los Cardenales a spingerlo prima alla vicina Escuela Estrellas del Norte, dove rimase fino al 2009, e poi all’Escuela Carlos Sarmiento Lora.
Fu quest’ultimo un passaggio decisivo nell’evoluzione calcistica del piccolo Nicolás. Difatti, dopo aver fatto incetta di titoli e segnato un ottimo bottino di reti (4 premi di capocannoniere nelle categorie giovanili della Liga Vallecaucana e un “Rey Pelé” come rivelazione della Copa Disney con la selezione pre-infantil colombiana), il responsabile tecnico Alexander Cortázar, un tempo conosciuto come “El Maradonita”, decise di arretrarlo di qualche metro per sfruttare una capacità di lettura del gioco superiore alla media dei suoi coetanei.
Tecnica, ampio campo visivo e imbucate sono i segni particolari che intrigano gli scout del Deportivo Cali, che lo accoglie nelle proprie juveniles quando questi ha 16 anni.
Con il club azucarero Benedetti conferma tutte le impressioni avute tempo addietro, avvicinandosi alla prima squadra nel giro di un biennio, dopo un breve apprendistato con la Sub-17 di Héctor Armando Sánchez, con cui disputò il Trofeo Nereo Rocco 2014 a Gradisca e perse sul fil di lana il Torneo Nacional Pre juvenil Interclubes eliminato dall’Independiente Medellín in una gara in cui il caleño (11 reti stagionali) mancò per infortunio. Sotto l’occhio vigile di Hernando Arias, il direttore del settore giovanile biancoverde, vinse la Copa Internacional de las Américas 2014 e la stagione seguente si guadagnò la prima squadra, una volta lasciato la Sub-20 in testa alla propria lega. Un talento talmente precoce che nel giro di una decina di giorni appare sulla scena del calcio professionistico e la ruba senza tanti complimenti: il 16 luglio 2015 l’esordio in Copa Colombia (5’ contro il Boyacá Chicó), due giorni dopo è la volta del campionato (anche un gol, a farne le spese La Equidad) e di lì a poco assist contro Uniautónoma, sempre nella Liga Águila, e contro gli spagnoli del Málaga in Copa EuroAmericana, nella quale fu eletto miglior giocatore. Un impatto con la prima squadra sorprendente, agevolato dall’accoglienza benevola dei senatori del gruppo, dall’amicizia con Yerson Candelo, ma soprattutto dalla destrezza del tecnico Castro, bravo a capire la psicologia del ragazzo e a forgiarlo a livello mentale. Suda, incassa i colpi subiti dal capitano Andrés Pérez, che non gli lesina interventi duri ma corretti negli allenamenti, e raccoglie consigli. Nonostante una presunta polemica fra il padre del ragazzo e il tecnico Castro, accusato di utilizzare Nicolás meno del dovuto, Benedetti non ha smarrito la retta via, assaporando l’ebrezza della Superliga de Colombia (gennaio 2016), della Copa Libertadores (marzo 2016, di fronte al Racing Club di Diego Milito) e della Copa Sudamericana (gol partita contro i paraguaiani dello Sportivo Luqueño, nel marzo scorso). E oggi è ancora lì, camiseta numero 21 sulle spalle, a ispirare l’attacco del Deportivo. L’Europa e in particolar modo la Spagna (il Siviglia, grazie al solito occhio di Monchi, lo aveva inserito nella lista della spesa) lo chiamano, ma non c’è fretta. Prima bisogna coronarsi campioni della Liga Águila, dopo che quest’anno il titolo è sfuggito in finale al cospetto dell’Atlético Nacional. Un gol nei quarti di finale all’Independiente Medellín e uno, decisivo, all’América de Cali nel Clásico de Occidente in semifinale potrebbero non bastare e Benedetti è uno che a 20 anni ha già capito che le cose è sempre meglio farle per bene.

Descrizione

La timidezza di Nicolás Benedetti traspare fin dai gesti, da quel fisico non propriamente statuario (il padre, in un’intervista, ha dichiarato di averne sempre tutelato la fragilità, evitando infortuni che ne avrebbero potuto minare la carriera) e da una voce sommessa con cui si interfaccia ai media. Del resto, come segno di un’umanità spiccata e naturale, non perde mai occasione per andare a trovare i bambini dell’Escuela Carlos Sarmiento Lora, per i quali oggi è un esempio. Ha frequentato il Bachirellato del collegio bilingue Jefferson, ama leggere (ha apprezzato molto un libro sulle strategie del “Cholo” Simeone e deve il suo nomignolo al poeta uruguayano Mario Benedetti) e in futuro, una volta appesi gli scarpini al chiodo, gli piacerebbe studiare giornalismo sportivo. Come la maggior parte dei coetanei ascolta musica, in particolar modo la salsa di Gilberto Santa Rosa, si diverte coi videogames e vive di sogni. Uno in particolare si chiama Barcellona, il club in cui gioca uno dei suoi idoli: Lionel Messi.

Ruolo

Trequartista, esterno creativo

Pro e contro

PIÙ  Scaltrezza, qualità nell’ultimo passaggio e di calcio, cambio di ritmo

MENO  Continuità, qualche leziosismo di troppo

 

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