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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

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SERGEJ MILINKOVIC-SAVIC

Di Aniello Luciano - 25 luglio 2015
KRC Genk
Caratteristiche tecniche

Offensive: interpreta svariati ruoli da un’area all’altra: centrale al fianco di Julien Gorius (Metz, 1985) nella mediana a due di Alex McLeish, interno orientato su entrambi i fianchi di Sasa Zdjelar (Belgrado, 1995) e pronto ad accompagnare l’azione sulla trequarti nella Serbia di Veljko Paunovic.
I centimetri per proteggere la palla dall’avversario, spizzarla sui calci da fermo, arpionarla in zone pericolose della propria metà campo, l’intelligenza tattica per occupare lo spazio al meglio, ovviando a quello che è il suo principale difetto: la velocità.
In progressione, comunque, la falcata resta di buon livello, anche in fase di possesso, e non esclusivamente di potenza come si potrebbe credere. Con il piede forte – il destro – ha controllo, visione e qualità balistiche, sfruttate per lo più con tiri dalla distanza o per passaggi a piccolo e medio raggio. Trova ottimi spunti anche nello stretto, con giocate che fugano ogni dubbio su una possibile legnosità di gambe.

Difensive: gioca di posizione, di “testa”, mettendo il corpo a disposizione dello spazio, soprattutto aereo dove sa ottenere una buona supremazia. Cattivo il giusto, deve ancora crescere nelle letture delle azioni, nei repentini cambi di gioco.

PERSONALITY

STAMINA

SKILLS

SPEED/REACTION

Carriera

“La mela non cade mai troppo lontana dall’albero” è un proverbio che in casa Milinkovic potrebbero aggiungere alla targhetta del citofono, tanto sono forti i vincoli fra papà Nikola, discreto giocatore jugoslavo alla fine degli anni novanta, mamma Milana Savic, ex cestista, e i loro due figli, esempi calzanti dell’equilibrio familiare: doppio cognome, secondo la regola che vige in Spagna, terra che ha dato i natali ai pargoli (Llerida e Ourense sono stata mete calcistiche di Nikola), struttura fisica imponente (non a caso Vanja, il più piccolo, fa il portiere) e passione per lo sport. E non importa se alla fine il futbol abbia prevalso sul basket e indotto il primogenito Sergej a muovere da solo i passi verso la maturità, personale e professionale.
Una manciata di presenze con il Vojvodina, società che gli ha impartito le nozioni tecniche di base, e un titolo europeo U19 (con la Serbia nel 2013) sono il biglietto da visita con cui si presenta, nella scorsa estate, al Cristal Arena, terreno amico del KRG Genk.
Fra l’indifferenza generale. Ciò non gioca a favore né dell’allora direttore tecnico, Gunter Jacob, desideroso di fare un importante lascito al club con cui da tempo era in rotta (si dimetterà nel gennaio successivo, nda), né del ragazzo, in un contesto nuovo e in agitazione, come dimostrerà il prematuro esonero di mister Emilio Ferrera.
Però l’abilità di talent scout del dirigente belga e la forza d’animo di giovane serbo hanno la meglio. Sergej si adatta velocemente alla Jupiler Pro League e nella seconda parte di stagione conquista la maglia da titolare, senza mai abbandonarla, con un prominente senso della leadership che vedrà il proprio apice in Nazionale, al Mondiale U20 2015, vinto contro ogni pronostico. Eppure chi lo conosce bene sa quanto smanioso sia di raccogliere i frutti di tanti sacrifici.

Descrizione

Ragazzo determinato, capace di apprendere e adattarsi a più sistemi di gioco. Lavora con dedizione, cercando di evitare colpi di testa ed i cattivi consiglieri.

Ruolo

Centrocampista centrale, può giocare anche in posizione più offensiva.

Pro e contro

PIÙ: determinazione, senso tattico, versatilità, forza.

MENO: velocità.

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