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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • RAFINHA, UN ACQUISTO APPROVATO DA SPALLETTI

    Rafinha Alcántara ha scalato le varie categorie della Masia, il settore giovanile del Barcellona, sotto l’ala protettrice del fratello Thiago.

    L’attuale giocatore del Bayern Monaco, dotato di una tecnica e un carisma superiori, ha distolto l’attenzione dal figlio minore di Mazinho, permettendogli così di crescere in pace. Ed è proprio questa relativa mancanza di aspettative nei suoi confronti durante il periodo di formazione che ha posto le basi per la costruzione della sua attuale identità di calciatore di alto livello: Rafinha è un attaccante al servizio del collettivo.

    Nonostante una concezione del gioco altruista, Rafinha ha i presupposti per diventare un calciatore notevole. Forse non tali da aspirare a diventare la stella di una squadra candidata per la vittoria della Champions League, però sì sufficienti per guidare un club che lotta per qualificarsi ad essa o per aiutare i fenomeni di squadre che si candidano a conquistarla. Per esempio, la qualità del suo mancino è dimostrata da due aspetti.
    Per quanto riguarda il tocco di palla, il suo repertorio di calcio è vario ed efficace: domina la sfera con tutte le superfici del piede (interno, collo, esterno e addirittura la punta), il suo passaggio offre un ampio ventaglio di possibilità e ha perfezionato i gesti tecnici che possono decidere il risultato; ha un buon tiro dalla lunga distanza, crossa meravigliosamente, calibra bene l’ultimo passaggio e nell’area piccola finalizza come un goleador, aspetto nel quale risalta particolarmente.

    Continuando con l’analisi delle sue competenze, bisogna soffermarsi sull’aspetto che più di tutti presenta luci e ombre, vale a dire quello fisico.

    Di positivo emerge la resistenza. Rafinha si muove moltissimo e non può essere preso come punto di riferimento; è capace di trovare la posizione migliore per agevolare gli attacchi della sua squadra e non smette di occuparla per creare fluidità e generare pericoli. Inoltre, per quanto riguarda i suoi movimenti, si nota molto l’impronta della filosofia blaugrana, che insegna ai suoi talenti a non avvicinarsi sempre al pallone ma ad allontanarsi da esso per aprire nuove angolazioni per i triangoli associativi tipici del Barcellona con l’obiettivo di rendere il possesso più dinamico.
    Tra le caratteristiche meno sviluppate troviamo l’accelerazione e la potenza, lacune che ne limitano l’apporto quando riceve palla sull’esterno. Ed è un peccato, perché sono forse questi i limiti che restringono il suo potenziale. Il grosso delle partite più brillanti le ha giocate come attaccante esterno, la posizione che mette maggiormente in risalto le sue migliori qualità, però non possedere una velocità adeguata per il ruolo non gli ha permesso, probabilmente, di guadagnarsi definitivamente uno spazio nel Barcellona e nella nazionale brasiliana. Tuttavia, questo non dovrebbe rappresentare un ostacolo per far bene in Serie A, un campionato in cui molti esterni si sono distinti pur privi di una velocità rilevante.

    Per mettere a confronto le teoriche possibilità d’inserimento nello schema di Luciano Spalletti, conviene scinderle nei due ruoli che Rafinha potrebbe ricoprire: quello di esterno destro al posto di Candreva o quello di centrocampista offensivo di fronte, in linea di massima, a Borja Valero e a un interprete che mantenga stabilmente la posizione (Gagliardini o un Vecino più contenuto).
    Come esterno destro, l’inserimento sembrerebbe facile da ottimizzare. La profondità di Cancelo – o addirittura di Candreva, se si optasse per l’abbassamento dell’italiano in determinate circostanze – gli concederebbe la possibilità di abbandonare la zona di competenza e alimentare la superiorità numerica a ridosso della porta avversaria, cosa che Candreva non garantisce quanto Rafinha quando è in fiducia.

    Inoltre, l’aspetto più interessante consiste nel fatto che la compatibilità con i due attaccanti chiave dell’Inter, Perišić e Icardi, appare totale.

    Perišić possiede la profondità, con e senza palla, che Rafinha fatica a offrire, mentre Icardi è un ariete dagli smarcamenti prettamente aggressivi e, soprattutto, uno specialista dell’ultimo tocco, qualunque sia il tipo di conclusione verso la porta. Il gioco di Rafinha si combina alla perfezione con il tipo di azioni che richiedono Perišić e Icardi e, per di più, la distribuzione degli spazi tra i tre dovrebbe raggiungere un equilibrio molto naturale.
    Si prevede meno automatico, invece, il suo adattamento al ruolo di centrocampista più avanzato. Finora i due profili utilizzati da Spalletti in quella posizione sono stati Borja Valero e João Mário o Brozović. Quando lì ha giocato lo spagnolo tendeva ad abbassarsi per liberare la versione da incursore di Vecino, con Gagliardini a protezione. Con João Mário o Brozović, al contrario, l’Inter acquisisce una struttura più stabile e ripone tutta la sua capacità di spinta direttamente sul portoghese o sul croato, che sono centrocampisti che possono dare lo strappo decisivo.
    Pertanto, è da notare che ciò che sta chiedendo Spalletti all’interprete di quel ruolo non corrisponde alle caratteristiche di Rafinha. Nel caso in cui l’Inter decidesse di schierarsi con lui come “numero dieci” o come interno più offensivo, magari non lo schema, però sicuramente l’interpretazione dello stesso – che è più importante – andrebbe incontro a modifiche sostanziali.

    In definitiva, l’Inter ha messo sotto contratto un giocatore dal presente più roseo di quello che gli viene riconosciuto e dal potenziale considerevole. Non si tratta di un ragazzino, ma di un uomo che si è reso molto utile persino al Barcellona in quei mesi dell’anno scorso in cui Luis Enrique ha resuscitato una stagione già morta, cambiando il 4-3-3 in un 3-4-3 in cui lui, come esterno destro, ha accumulato prestazioni solide e decisive. Oltretutto, avrà dalla sua lo stile di gioco del suo nuovo allenatore e la già menzionata sintonia con Perišić e Icardi.
    Gli infortuni gli hanno negato la continuità di cui ogni calciatore ha bisogno e, anche se Spalletti sembra aver dato all’ambiente nerazzurro quella coerenza che solo un’impronta calcistica riconoscibile può fornire, va detto che Rafinha non approda nel club più “adatto” per consacrarsi.

    Eppure società e giocatore, unendosi, si sono dati, l’una all’altro, un’opportunità avvincente per poter fare il salto di qualità.

     

    Credits

    Foto di copertina ©serpentsofmadonnina.com
    Foto nel testo ©LaPresse

    Abel Rojas

    Abel Rojas

    Prima firma del progetto di Ecos del Balón. Sicuramente, il miglior analista calcistico di Spagna e punto di riferimento mondiale del fútbol. Ragazzo di gusti raffinati, in campo e fuori (una passione per Paco de Lucía è naturale per lui che viene dal sud della Spagna), in passato ha sbagliato qualche volta nella scelta della camicia (su nostro suggerimento ne ha bruciata una...). Quando la nostra analisi non coincide con la sua, iniziamo sempre a farci domande. E a pensare dove si è sbagliato.

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