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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • RICARDO CENTURIÓN, IL TALENTO CHE PIACE A ROBERTO BAGGIO

    Il mio erede? Non saprei. Guardo molto calcio sudamericano e, da tifoso del Boca Juniors, mi piace molto Centurión, ma deve migliorare fuori dal campo,

    ha affermato Roberto Baggio in un’intervista al Corriere della Sera, a sorpresa ma non troppo.
    Perché Adrián Ricardo Centurión è così, risveglia l’amore per il Gioco ma allo stesso tempo lascia sempre spazio a qualche riserva sul suo giudizio agli appassionati del fútbol. La causa? Le numerose bizze di cui si è reso protagonista fuori dal terreno di gioco. Tante, troppe per il Boca Juniors che, dopo aver tentato di acquistarlo definitivamente dal San Paolo, lo ha rispedito al mittente, spingendolo a tornare al Genoa al termine di un estenuante tira e molla tra Buenos Aires e il capoluogo ligure. Il Divin Codino, forse, ha cambiato la prospettiva con cui guardare al talento di Avellaneda ma ora è compito di Centurión far ricredere il pubblico italiano, che ha ancora in mente l’anonima stagione 2013/14 tra le fila del Grifone.

    Cresciuto nelle giovanili del Racing Club, Centurión sin dall’esordio mostra i caratteri tipici de La Nuestra, quel modo artistico di intendere il fútbol degli argentini di cui la Academia fu il primo rappresentante nell’era amateur del calcio albiceleste. Dribbling e giochi di prestigio mandano in visibilio il Cilindro di Avellaneda e consacrano Centurión come il miglior talento della generazione di giovani coltivata da Luis Zubeldía, che tra il 2012 e il 2013 diverte l’Argentina intera, raggiungendo tra l’altro alcuni dei migliori piazzamenti della storia recente del Racing (un quinto e un sesto posto).

    È proprio Zubeldía, attuale tecnico del Deportivo Alavés, a pescare il 19enne Centurión dalle giovanili del Racing, tra le migliori del Sudamerica.

    Qui, Centu approda grazie alla tenacia della nonna Yaya, tifosa del River Plate e appassionata di fútbol, che gli procura un provino con il Racing nel 2001, anno del penultimo titolo nazionale del Primer Grande. Inizialmente le cose non vanno molto bene e lo spazio in campo è poco, fino a quando mamma Beatriz, tifosa del Racing, non minaccia il club di portare il figlio ai rivali del Boca Juniors. Antonio Mur, l’allora coordinatore delle giovanili biancocelesti e il primo vero mentore di Ricardo, convince la madre a desistere e l’anno seguente trova al ragazzo anche la giusta collocazione in campo, quella di esterno d’attacco. La più congeniale per fargli raggiungere la prima squadra. Dal debutto nel maggio del 2012, conquista ben presto l’affetto dei tifosi, in particolare dopo un clásico contro l’Independiente (2-0) in cui fa letteralmente ammattire Morel Rodríguez poi espulso. L’anno seguente, le ottime prestazioni gli valgono la chiamata del Genoa: gioca solo spezzoni di gara ma l’esperienza italiana lo fa maturare.

    È stato un anno fondamentale, prima ero più vistoso, ora sono più completo,

    dirà della prima tappa genoana il Wachiturro, nome di uno dei gruppi preferiti di Ricardo da cui deriva il balletto con cui esulta quasi a ogni gol.
    Poi il ritorno a casa. La scelta perfetta per ritrovarsi per il talento di Villa Luján, cresciuto tra calci dati al pallone e quelli subiti dagli avversari in un campetto di Deheza, quartiere industriale della città di Sarandí, appartenente al dipartimento di Avellaneda, che negli anni ha fabbricato numerose promesse della zona. Il campetto prendeva il nome di Pizarro, dal cognome del custode Miguel, un padre per generazioni di ragazzi. Il papà, quello biologico, Centurión lo ha perso all’età di cinque anni e non smette di omaggiarlo dopo ogni trionfo. Come l’ultimo titolo nazionale del Racing nel 2014, vinto con Diego Milito capitano e grazie a un suo gol decisivo nell’ultima partita contro il Godoy Cruz. Come l’ultimo del Boca Juniors, ottenuto da protagonista dopo l’addio di Carlos Tévez. Agli Xeneizes, Centurión arriva dopo un anno non positivo al San Paolo e prende subito in mano le redini del gioco del miglior attacco del campionato, riaccendendo la luce sulla sua carriera.

    Era un ragazzo silenzioso, senza problemi comportamentali,

    dice chi lo conosce, riferendosi al primo periodo dell’adolescenza nel Racing.
    L’augurio è che nella sua seconda esperienza al Genoa possa tornare a pensare solo al campo e avvalorare il giudizio che un totem del fútbol mondiale come Roberto Baggio ha espresso su di lui.

    Foto di copertina ©lagaceta.com.ar
    Foto Centurión Racing Club ©tn.com.ar

    Foto Centurión Genoa ©taringa.net

    Alex Alija Čizmić

    Alex Alija Čizmić

    El Jefecito. Mezzo italiano, mezzo bosniaco, ma da sempre innamorato dell'Argentina. Ama tutte le lingue di questa terra, ne frequenta abbastanza e sogna un mondo in cui tutti venerino la fratellanza e la multiculturalità. Forse, MondoFutbol è il posto giusto.

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