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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • LA RINCORSA DI ALLAN

    Non permettere a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa […]. Se vuoi una cosa, vai e prendila.

    Lo spiegava Chris Gardner/Will Smith al figlio Christopher/Jaden ne “La ricerca della felicità”, ma la battuta potrebbe essere tranquillamente riciclata a risposta da dare a chi nel 2018, nonostante i sistemi che evolvono, i tecnici che reinventano e i giocatori che segnano nuovi record, mostra ancora quella tendenza troppo spiccata a sottolineare quello che non si può fare.

    Come se poi non esistesse l’emotività, la condizione e la voglia di migliorare; come se gli allenatori non insegnassero e i calciatori non apprendessero e tutto si riducesse a una semplice casella da riempire.

    Se qualcuno abbia veramente mai detto ad Allan Marques Loureiro che non fosse adatto per fare qualcosa, in mezzo a quel rettangolo verde, non è dato saperlo. Anche perché oggi farebbe di tutto per farne scomparire le prove. A chi parte dal preconcetto di cui sopra potrebbe sembrare incredibile che l’Allan di oggi, quello che vedi partire dalla trequarti, tabelar (come dicono dalle sue parti) con Mertens e Callejón, per poi chiudere sul primo palo, sia lo stesso che a Udine vinceva più contrasti in tutta Europa e, ancora prima, giocava da lateral reinventato nel Vasco, scalzando il titolare Fagner dopo essersi preso qualche fischio ingeneroso.

    Proprio dal Vasco da Gama e da Rio de Janeiro è iniziata la sua corsa, molto più lunga di quelle box-to-box, che fa sembrare semplicissime, con cui oggi rompe schemi e stordisce avversari. Il paragone però regge perché secondo Fabio Cortez, che si innamorò di Allan durante una finale del campionato di futsal in cui vestiva la maglia del Madureira, la sua traiettoria calcistica riflette in pieno il suo percorso fuori dal rettangolo verde, come ha raccontato a MondoFutbol l’allora tecnico della squadra vascaina di futsal:

    Nella vita è stato abituato a raggiungere ogni cosa attraverso i suoi sforzi e in campo si comporta esattamente allo stesso modo.

    Lo sforzo è da sempre il modo in cui Allan costruisce porte dove trova muri. Non è un caso che quasi nessuno si soffermi sulla sua infanzia in favela, quasi fosse un dettaglio, perché se affrontate con la tenacia giusta (più facile a dirsi…) le difficoltà sono quelle che domani ti daranno la marcia in più.
    Il futsal, dicevamo. Allan ne era diventato uno dei giocatori più popolari, insieme a quel Thiago Alcántara del Vasco che però sarebbe partito destinazione Barcellona proprio quando Cortez decide, dopo quella finale, di contrattare per il Gigante da Colina” quel piccoletto abile e con tanta forza che all’epoca giocava da attaccante”.

    Il futebol de salão, però, è più che altro un trampolino. Per chi è abituato a correre, il passo al futebol de campo è breve e ben presto tocca al tecnico delle giovanili vascaine, Marcus Alexandre, prendere in dote il talento grezzo del ragazzo, a cui propone di arretrare e diventare volante, per migliorarne l’uscita di palla e le qualità da organizzatore”. Qualche anno dopo, in Italia ringrazieranno. Cambio ruolo a parte, ad Allan bastò pochissimo tempo per fare emergere la sua personalità: Ricordo una partita molto sentita contro il Flamengo, durante la quale eravamo sotto di due reti all’intervallo – spiega Alexandre a MondoFutbol. Nello spogliatoio fu Allan a prendere la parola, dicendo ai compagni che c’era ancora il modo di ribaltare la gara. Alla fine, vincemmo 3-2.

    È uno che non fugge dalle responsabilità, ha questa caratteristica di dare forza ai compagni e tutti lo seguono.

    Cortez usa parole simili, definendolo capace di contagiare tutti con la sua forza e le sue vibrazioni”, e questo è il vero punto d’incontro per ogni tecnico che ha lavorato con lui e che ha imparato, o è stato costretto, a non rinunciarci mai. È così nelle giovanili e nella prima squadra del Vasco, con cui gioca oltre 100 partite dai 19 ai 21 anni, sarà così all’Udinese e soprattutto al Napoli, dove Maurizio Sarri deve ritardare l’esplosione di Piotr Zielinski (che ci sarà, tranquilli) perché quel numero 5 in maglia azzurra nel frattempo ha continuato a correre, a crescere, e toglierlo dal campo ormai è impossibile, visto che sa fare proprio tutto.
    Lo sapeva anche Ney Franco, tecnico del Brasile che vinse la Coppa del Mondo sub-20 2011, in cui Allan sgomitava per trovare spazio in una rosa in cui c’erano Danilo, Alex Sandro, Casemiro, Fernando e Oscar. In quel contesto, c’è più panchina che campo per il giovane del Vasco, che comunque resta il dodicesimo uomo di Franco, uno da inserire quasi sempre a gara in corso, perché Allan è un ragazzo di cui ci si può fidare ciecamente, e molto più maturo di quanto dica la sua età.

    Secondo Marcus Alexandre, il miglioramento più impressionante del brasiliano dal suo arrivo in Italia riguarda quella che noi chiamiamo coscienza tattica. Ha delle grandi letture di gioco: capisce perfettamente quando coprire, quando tenere palla o quando attaccare”.
    A livello personale, l’Allan odierno è certamente più sciolto e disinvolto del ragazzo timido che non voleva partecipare alle conferenze stampa. Ci mettevamo d’accordo perché lo mettessi sempre al sabato, quando c’erano pochi giornalisti”. A raccontarlo è Patrícia Gregorio, amica stretta del giocatore ed ex addetta stampa del Vasco. Secondo Patrícia, al pari di tutti gli altri che hanno lavorato con lui, Allan dovrebbe far parte dei convocati di Tite per il Mondiale di Russia. Per affetto, certo, ma non solo: Ci sono tanti giocatori che dopo una sconfitta continuano la loro vita normalmente, Allan non è così – spiega.

    Si preoccupa delle sorti del club, sente la sconfitta in modo forte. Quando succede, anche in casa resta sempre sulle sue. Come diciamo qua in Brasile, veste i colori della sua squadra dentro e fuori dal campo.

    Per chi deve rialzarsi da un Mondiale rovinoso, difficile pensare a un profilo migliore. Sceglierà Tite e, ne siamo sicuri, lo farà bene. Di certo, comunque andrà, Allan continuerà a correre.

     

    Ha collaborato Carlo Pizzigoni

     

     

    Credits
    Foto di copertina; Allan al Napoli e Udinese ©LaPresse
    Allan al Vasco da Gama ©Netvasco.com.br

    Alessandro Bai

    Alessandro Bai

    Mezzo italiano e mezzo brasiliano, si è ritrovato forse non per caso a studiare a Sheffield, che Orwell definisce “una delle più brutte città del vecchio mondo”, ma che è anche la patria del calcio. Parla cinque lingue, il che lo ha fatto innamorare della maggior parte dei posti che ha visitato. Ma in tutto questo viaggiare, non ha mai dimenticato la sua Milano.

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