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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • RITORNO AD AMED

    12 giornate di squalifica.

    Il verdetto è storico, senz’altro sproporzionato. Ma anche il destinatario non è un personaggio come gli altri.
    Deniz Naki, il “Pirata” della parte più anticonformista di Amburgo, il quartiere di St. Pauli: icona di uno stile alternativo, è sempre sopra le righe. Il suo gol al Bursaspor, pochi giorni fa, ha regalato all’Amed Sportif Faaliyetler la vittoria più importante della sua storia, eliminando una delle 5 squadre titolate della Turchia.

    Si tratta del primo vero trionfo, dopo il cambio di nome del club la scorsa estate: al ritorno a casa a Diyarbakır/Amed, Deniz Naki e l’Amed SK sono stati accolti da una folla festante.

    deniz naki amed bursaLa gioia: un sentimento che nel sud-est della Turchia fa decisamente contrasto con le barricate del PKK e le incursioni dell’esercito nei distretti di alcune città. Scontri più o meno continui, conflitti in cui la gente comune viene colpita dal fuoco indiscriminato di entrambe le fazioni: interi quartieri distrutti, coprifuochi ben oltre il limite della legalità, rappresaglie e bombe anche nei confronti di polizia e soldati. Centinaia di morti da entrambe le parti, con i civili tragicamente nel mezzo. Tutto questo nonostante l’ingresso del partito filo-curdo HDP in parlamento, un segnale distensivo e moderno di un paese che ogni tanto cerca persino la via democratica. Il PKK però la pensa diversamente.

    La barricata è qui!,

    urlavano in coro i fan dell’Amed SK a Istanbul, il 28 gennaio. L’attaccante del Başakşehir Semih Şentürk esultava con un saluto militare: la risposta di una trentina di tifosi dell’Amed si riferiva chiaramente agli scontri in atto nel sud-est.

    Una palese (e consapevole) violazione di uno dei più contestati articoli della giustizia sportiva turca, che prevede la chiusura di alcuni settori o addirittura di interi stadi in caso di “messaggi di natura politica o discriminatoria” esposti o cantati durante una partita di calcio.


    Da noi se n’è parlato già a fine 2013, quando Eboué e Drogba venivano deferiti per aver mostrato il messaggio “Rest In Peace Nelson Mandela: zero tolleranza, si trattava comunque di politica. I due ivoriani non vennero squalificati né sanzionati ma la notizia a quel punto aveva fatto il giro del mondo, regalando un’immagine discutibile ma distorta della pur sempre imperfetta e criticabile Federazione turca.

    Keep politics out of football,

    il diktat della Federazione, in un paese ricco di correnti contrastanti e diversità talvolta insanabili, talvolta strumentalizzate. Persino gli slogan pro-Atatürk furono bannati, nello sdegno dei tifosi locali grati al loro padre della patria. Adesso arriva il Fenerbahçe a Diyarbakır/Amed e l’attenzione dei media internazionali, anche italiani, si è improvvisamente interessata alle sorti del club bianco-rosso-verde del sud-est turco.

    Merito, o colpa, di un account Twitter. Un intervento della polizia nella sede dell’Amed SK è avvenuto a causa di un Tweet inneggiante il PKK; proveniva però da un account non ufficiale del club che ha finalmente, per la prima volta, colto l’occasione per diradare la confusione a proposito.
    L’account Twitter è @Amedspor021, gli altri non sono ufficiali.
    Tutto qui, apparentemente il blitz si è concluso senza alcuna conseguenza.

    Così come la questione relativa allo stadio: il provvedimento del PDFK (l’equivalente del nostro ‘giudice sportivo’) era già stato preso prima della vittoria contro il Bursaspor. I tifosi dell’Amed erano squalificati per la trasferta a Bursa, a causa dei “messaggi politici” cantati a Istanbul e dell’alto rischio di incidenti che comportava avere due tifoserie dalle visioni politiche opposte.
    Smentita anche un’altra voce, ovvero che la partita venisse trasferita a Şanlıurfa, a diversi km di distanza.
    Si giocherà a Diyarbakır/Amed, probabilmente a porte chiuse, anche per ragioni di sicurezza: lo stadio è troppo piccolo e obsoleto e la partita con il Fenerbahçe rappresenta un’incognita a causa dell’arretratezza delle strutture del posto e degli scontri che si potrebbero verificare tra gruppi di tifosi della “squadra di Atatürk”, evidente rivale, anche politico, della Barikat.


    I ricordi di Diyarbakır in Süper Lig sono un misto di disorganizzazione e violenza: un sasso in testa al guardalinee nel 2010 è ancora impresso nella memoria di molti.

    Controversa e rischiosa la situazione di Deniz Naki: sapeva di violare un codice della giustizia sportiva turca e l’ha fatto, ma il messaggio

    Dedichiamo questa vittoria a coloro che hanno perso la vita e ai feriti durante la repressione nella nostra terra che dura da più di 50 giorni. Siamo orgogliosi di essere la luce del nostro popolo! Her bijî Azadî (“Lunga vita alla Libertà” in curdo, nda)!

    non sembra francamente meritevole di 12 partite di squalifica. Già, il Pirata. Sarà lui il grande assente del match, a causa del famigerato articolo che prevede squalifiche, anche pesanti, per chi fa “propaganda ideologica”.
    E se Bursa, nonostante tutto, ci ha regalato un miracolo sportivo settimana scorsa, il copione ha tolto dal seguito del film un protagonista speciale.
    L’Amed SK, la cui proprietà è comunale e dunque dell’HDP, ha minacciato attraverso il vice-Presidente Nurullah Edemen di ritirare la squadra per protesta. Un messaggio forte, politico, che non ha nulla a che vedere con il calcio. Ancora una volta.

    Bruno Bottaro

    Bruno Bottaro

    Bergamasco, una laurea in Scienze della Comunicazione, classe '93. L'anima turca di MondoFutbol.com. Viaggi, musica e fútbol: cittadino del mondo. Ha iniziato fondando il blog Calcioturco.com.

    Ci sono 2 commenti.

    • Guido Montana
      Guido Montana
      10 Febbraio 2016, 0:50

      Bravo Bruno Bottaro, come sempre attento a tutti gli aspetti che possono accompagnare il “semplice” fatto calcistico. Anche quando, come in questo caso, si tratta di compagnie molto difficili. Già a settembre, con il pezzo “Alta Tensione” avevamo parlato, primi in Italia, dell’Amed. La cronaca politica, prima che sportiva, ha portato tanti media a parlare della situazione (spesso a sproposito e con notevoli forzature), ponendo il fútbol sullo sfondo. La partita di ieri, per fortuna, ha rimesso il calcio nel posto giusto, al centro.

    • Angelo Mora
      Angelo Mora
      8 Febbraio 2016, 18:12

      Eccellente articolo, lontano da pregiudizi, cliché e slogan fini a se stessi. #giornalismo #approfondimento #dontbelievethehype

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