Testata giornalistica online

Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • RUSSIA, TERRA DI CONTRADDIZIONI SENZA FOOTBALL

    Ormai a molti anni di distanza, non bisogna aver paura nell’affermare che il calcio russo abbia fallito sotto ogni punto di vista.
    Tutti gli addetti ai lavori si aspettavano ben altri risultati da quel movimento che aveva portato ai successi di CSKA e Zenit in Coppa UEFA, e al terzo posto della Nazionale Russa agli Europei in Austria e Svizzera.

    Russia v Galles - UEFA Euro 2016 - Group B

    Qualcosa è evidentemente andato storto, ma cosa?

    Come analizzato precedentemente da MondoFutbol, la Russia è definitivamente collassata, calcisticamente parlando, agli scorsi Europei in Francia. I fattori che hanno portato a ciò sono innumerevoli e ognuno di essi ha contribuito alla distruzione delle aspettative. Tuttavia, negli ultimi mesi, si è potuto percepire un flebile vento di cambiamento.

    L’estate del 2016 doveva essere quella della rinascita ed in parte si sta assistendo ad un’evoluzione del concetto di calcio russo.

    Non più soldi spesi per giocatori strapagati con stipendi esorbitanti. Complice la crisi del rublo, infatti, si è passati all’ottimizzazione delle risorse interne e sempre più club si affidano ad elementi del vivaio. Non più giocatori acquistati solo per il nome: se qualcuno viene preso, è solo perché funzionale al gioco di squadra e alle strategie di sviluppo societarie. Basta, quindi, con l’idea che in Russia ci siano cascate di denaro e oasi dorate per calciatori senza ambizione.
    Come confermato recentemente dal tecnico dello Hebei China Fortune Manuel Pellegrini, a seguito di un’amichevole contro la Lokomotiv:

    La Russian Premier League è molto importante per l’Europa, essendo molto probabilmente il primo campionato per importanza dopo le cosiddette top-5 leagues.”

    Le partenze di Hulk e Witsel hanno probabilmente segnato la fine di un’epoca.

    Lo stesso Zenit si è limitato ad operazioni mirate quest’inverno, senza fare follie sul mercato. Attivo anche lo Spartak, il quale però può contare su grossi introiti tra sponsor, merchandising e biglietti, con una media spettatori che può confrontarsi con le top europee. Ed è proprio lo Spartak che i club russi dovrebbero porre come modello: abbattere i finanziamenti pubblici e diventare autosufficienti per competere ai massimi livelli. Ovviamente non è tutto così facile. Il processo è lungo e complesso, ma le società dovrebbero puntare a questo per crescere e cambiare definitivamente il calcio nella madrepatria.

    Come detto, ben pochi sono stati i colpi da segnalare nel calciomercato russo, attivo per lo più con operazioni interne e non di altissimo profilo. Tra gli arrivi più importanti ci sono senza ombra di dubbio quelli di Luiz Adriano, Jefferson Farfán e Branislav Ivanović, trentenni di valore e che farebbero comodo sicuramente anche ad altre compagini del Vecchio Continente.

    Le scommesse più interessanti si chiamano invece Hernani, scelto da Lucescu per sostituire Axel Witsel, Cristian Ramírez, terzino dell’Ecuador molto dotato tecnicamente preso dal Krasnodar, e Viktor Claesson, talentuosissimo centrocampista arrivato anche lui alla corte di Sergey Galitskiy e di cui si parla un gran bene. Ritorna, infine, in Russia anche il bielorusso Aleksandr Hleb, che a Samara avrà il difficile compito di prendere il posto di Yohan Mollo, passato allo Zenit.

    Cristian Ramirez, nuovo acquisto del Krasnodar (Foto LaPresse)

    Cristian Ramirez, nuovo acquisto del Krasnodar (Foto LaPresse)

    Il quadro, chiaramente, non è dei più esaltanti se si pensa sopratutto alle cifre spese. Luiz Adriano, Farfán e Ivanović sono arrivati a parametro zero. Hernani è stato l’acquisto più costoso, con la Gazprom che ha versato circa otto milioni nelle casse dell’Atletico Paranaense. Neanche quattro, invece, sono stati i milioni spesi dal Krasnodar, che è tornato finalmente attivo in entrata grazie alle cessioni di Jędrzejczyk e Akhmedov.

    Branislav Ivanovic, arrivato a gennaio allo Zenit (Foto LaPresse)

    Branislav Ivanovic, arrivato a gennaio allo Zenit (Foto LaPresse)

    Comprare per vendere: ecco la nuova frontiera del calcio russo.

    Come già anticipato, si contano sulle dita di una mano i club che posso spendere senza prima aver fatto cassa. Tra questi c’è a sorpresa il Terek, che, alla ricerca di un piazzamento europeo, è riuscito a portare a Grozny il romanista Gyömbér, Ozdoev dal Rubin e soprattutto Bernard Berisha dall’Anzhi per ben due milioni e mezzo. In generale, l’intenzione è quella di cercare l’affare o di prendere giovani che possano portare un guadagno in futuro.
    Non a caso, anche se molto lentamente, si sta diffondendo lo scouting prendendo a modello società come Porto e Udinese, che ne hanno fatto un vero e proprio business. Rispetta pienamente questi parametri l’Amkar, autore di un stagione sensazionale sino ad ora e che, grazie ad un’eccellente strategia societaria, è riuscito a guadagnare un ottimo gruzzolo dalle cessione di Selikhov e Dzhikiya, due giocatori che fino ad un paio di anni fa giocavano nelle serie inferiori, ad un top club come lo Spartak.

    Quello che sorprende di più, tuttavia, è il cambiamento di mentalità.

    Il crack di Euro 2016 ha portato ad un’ondata di discussione senza precedenti e messo più volte sotto accusa il ministro Vitaliy Mutko. Non sarà facile evitare un fallimento ai Mondiali casalinghi del 2018. Molte società cercano, in diversa misura, di salvare il salvabile. I giocatori russi sembrano impegnarsi comunque più del solito, volendo mettersi in mostra per guadagnare una chiamata dalla nazionale allenata da Cherchesov. Questa volontà di vestire la maglia della Sbornaya, tuttavia, va sicuramente a favore dello spirito di squadra.
    Tornando indietro di qualche mese, i recenti campionati europei in Francia hanno per l’ennesima volta dimostrato come la grinta a volte aiuti più dei “numeri” e delle finezze tecniche. E forse è proprio su questo che la Russia deve puntare. Al cuore. All’identità di un popolo orgoglioso che è pronto a sostenere gli undici in campo fino al novantesimo e oltre. Alla rabbia di voler dimostrare a tutti che la Russia c’è, eccome.

    Cherchesov

    Su questa lunghezza d’onda, inoltre, sembra già indirizzato lo stile di gioco della nazionale del futuro.
    Quasi sei degli attuali sedici club di Russian Premier League hanno adottato come stile di gioco il 3-5-2 di ispirazione italiana.
    L’esempio più eclatante è il Rostov di Berdyev, che nell’ultimo anno e mezzo ha pienamente dimostrato la bontà di questo sistema conquistando un secondo posto in campionato e qualificandosi per i gironi di Champions League con una squadra che era sull’orlo della retrocessione.
    Pure l’Amkar dei miracoli, sesto in classifica, sfrutta questo modulo, così come l’Ufa mentre CSKA, Lokomotiv e Spartak lo stanno usando a corrente alternata.

    Berdyev_Rostov_Espn

    Un modulo che assicura compattezza e soprattutto densità di giocatori in una zona nevralgica per la Russia come la difesa.

    Nonostante le enormi lacune, con i giusti dettami tattici la probabilità di subire gol diminuisce e non è un caso che tra le cinque migliori delle difese della RPL ci siano cinque squadre che al momento fanno affidamento sul 3-5-2.
    Tutto ciò è, però, solo una magra consolazione. Da una nazionale come la Russia e, a maggior ragione, dal paese con la superficie maggiore del mondo è lecito aspettarsi molto di più, soprattutto dal punto di vista numerico. È, infatti, di livello basso il bacino di giocatori a disposizione di Stanislav Cherchesov. Per quanto diverse possano essere le opinioni, alla fine sono  infatti sempre gli stessi calciatori che costituiscono la squadra. Una sorta di “clan esclusivo” che il CT sta cercando di abolire.

    L’ex tecnico di Legia e Dinamo Mosca si è divertito molto a sperimentare, dimostrando appieno la sua elasticità in un contesto alquanto rigido ed ostile al cambiamento.

    Svariati nuovi elementi sono stati testati e non è un caso che i risultati non siano stati dei più esaltanti. Le sconfitte contro Costa RicaQatar sono dure da digerire, soprattutto per come sono maturate (i russi che sono stati dominati per larghi tratti delle due partite). Ma Roma non è stata costruita in un giorno e solo chi ha carattere avrà la forza di reagire: questo Cherchesov lo sa bene.

    Nel primo giro di convocazioni, il tecnico ha avuto il coraggio di tagliare Kokorin e ora non ha paura di gettare nella mischia giocatori provenienti anche da squadre di metà classifica.

    Anche in questo, però, si intuisce la scarsa ambizione di cui si nutre il calcio russo. Ben pochi hanno il coraggio di trasferirsi in Europa e, nella maggior parte dei casi, ottengono risultati deludenti che scoraggiano gli altri ad allontanarsi dalla propria terra.

    Ed ecco, quindi, che si ripresenta il problema dei giovani e degli investimenti fatti dai club nelle accademie.

    Scuole moscovite a parte, solo a Krasnodar si trova qualcosa di paragonabile. A Kazan hanno smesso da tempo a puntare sui giovani locali, preferendo investire, con esborsi spesso eccessivi, su giocatori di altre squadre. Sono molto lontani i tempi nei quali la Smena di San Pietroburgo (l’accademia dello Zenit) sfornava elementi della classe di Malafeev, Denisov, Kerzhakov e sopratutto Arshavin. Senza un vero piano di sviluppo sono tantissimi i giovani che, una volta arrivati in prima squadra, si perdono.

    Al momento non sembrano esserci soluzioni all’orizzonte.

    Con l’apertura dei nuovi stadi, le condizioni dei campi miglioreranno sicuramente. Ma non è detto che questo porti a soddisfacenti risultati sportivi. Senza le competenze dei tecnici, che tendono a dare fiducia ad elementi più esperti, la situazione difficilmente verrà migliorata.

    In una terra delle contraddizioni quale è la Russia, piccoli spiragli di luce sono stati aperti, ma a pochi mesi dalla Confederations Cup e ad un anno dal mondiale casalingo, neanche un miracolo sembra poter salvare il movimento dalle conseguenze degli errori commessi negli scorsi anni.

    In un processo che richiede tempo, Cherchesov sembra solamente una carta da giocare nella speranza che diventi il jolly della situazione. Servirebbe però ricordare ai vertici della Federazione che il calcio non funziona così. Il futbol è qualcosa di molto più profondo che in Russia, al momento, sembra non esserci.

    Foto Copertina ©Pinterest
    Foto Euro 2016 Russia ©LaPresse
    Foto Cristian Ramirez ©LaPresse
    Foto Stanislav Cherchesov ©AFP
    Foto Kurban Berdyev ©Espn
    Aleksandr Kokorin ©LaPresse

    Stefano Conforti

    Stefano Conforti

    Italo-russo, fa del calcio la sua unica religione. Tifoso della Lokomotiv Mosca, gestisce un blog e ha scritto un magazine in inglese (il primo nel suo genere per un club dell'Est Europa) sui "Ferrovieri" più famosi al mondo. Collabora con RusFootballNews e crede nel progetto MondoFutbol. Appassionato di tutto ciò che riguarda il calcio russo e post sovietico, cultura compresa.

    Commenta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Send this to a friend