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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • SARDAR AZMOUN, IL DESTINO NEL NOME

    L’undicesimo giorno del mese di Dey nell’anno 1373 veniva al mondo Sardar Azmoun nella città di Gonbad-e-Kavus. Non stiamo parlando di un personaggio medievale, la data è quella del calendario persiano e corrisponde al 1° gennaio 1995 gregoriano: il giovane talento dell’Iran è nato nella regione Golestan, a circa 50 km dal confine con il Turkmenistan. Ai tempi di Alessandro Magno il territorio veniva chiamato dai Greci “Ircania”, adattamento di Gorgan, l’attuale capoluogo: gli appassionati di etimologia possono scorgervi la radice “werk” che equivale all’inglese “wolf”, e infatti in questa terra è nota la presenza dei lupi. Ad abitare il Golestan sono in prevalenza gli iraniani di etnia turkmena, ai quali appartiene Azmoun: i turkmeni parlano una lingua turcofona e sono noti tradizionalmente per l’equitazione e per i tappeti; durante le festività sono riconoscibili dagli abiti folkloristici e dai loro canti.

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    Sardar letteralmente significa “colui che è in testa” cioè capo, espressione impiegata per definire i nobili e anche come grado militare; come nome proprio di persona appartiene alla tradizione iranica diffusasi in particolare nell’Asia Centrale con leggere varianti: citiamo Sardor Rashidov, numero 10 dell’Uzbekistan diretto rivale del Team Melli (la nazionale iraniana) nel Gruppo A delle qualificazioni ai Mondiali di Russia 2018.
    Il cognome Azmoun invece in persiano significa “prova, esame”, e sembra rispettare l’antico detto latino nomen omen perché il “capo” di cui vi stiamo parlando è stato sempre sotto esame, non solo dei club di calcio (in patria e all’estero) ma anche della pallavolo.
    Come ha dichiarato durante una puntata di Navad (equivalente iraniano di Novantesimo minuto), da bambino Sardar praticava seriamente il volley, passione ereditata dal padre Khalil.

    All’età di 13 anni, dopo un’esclusione dallo stage nazionale di calcio, Sardar decise di seguire le orme paterne: l’esperienza di Khalil Azmoun, come tecnico di diversi club e rappresentative giovanili di pallavolo in patria, permise al figlio di guadagnarsi in un paio d’anni la convocazione nella nazionale di volley.

    Non deve stupire l’accoppiamento tra i due sport, sempre più popolari in Iran: se il portoghese Carlos Queiroz ha migliorato nettamente il livello del Team Melli di calcio, un miracolo è stato compiuto dall’argentino Julio Velasco alla guida del Team Melli di pallavolo, sempre più in crescita a livello mondiale. Ma proprio quando, a 15 anni, sembrava avviato ad una carriera da pallavolista, Sardar venne ricontattato da un suo ex allenatore per un torneo regionale: da quel momento non ha più abbandonato i campi da calcio, diventando uno degli attaccanti più promettenti dell’Asia. E pensare che aveva iniziato come portiere e difensore…

    azmoun-iranRespingendo ogni paragone con Messi, il talento iraniano ha espresso la propria preferenza per Zlatan Ibrahimović: fisicamente è meno alto, ma grazie alla pallavolo è dotato di un’ottima elevazione.

    Per Sardar Azmoun la vera leggenda è Ali Daei, iraniano di etnia azera che ancora oggi rimane il recordman mondiale di reti segnate con la maglia di una nazionale: fu il primo calciatore asiatico a giocare in Champions e, nell’edizione 1999/2000, segnò per l’Hertha Berlino una doppietta contro il Chelsea e una rete a San Siro contro il Milan.

    Dalla primavera del Sepahan Esfahan alla nazionale Under 20 dell’Iran il passo fu breve, ma il bello doveva ancora arrivare: a 18 anni, durante un torneo a San Pietroburgo, Azmoun venne notato dagli emissari del Rubin Kazan e dell’Inter. Secondo il giornalista iraniano Adel Ferdosipour a determinare la scelta per il club russo fu il fatto che sulla panchina sedeva il turkmeno Kurban Berdyev, che successivamente ha voluto con sé il suo golden boy nel Rostov.

    Non ho avuto la possibilità di giocare nel campionato iraniano perché il Sepahan mi ha trattato male: non mi pagavano lo stipendio, ero rimasto indietro con l’affitto, allora sono tornato a Gonbad-e-Kavus. Non sono andato all’Inter perché ero già in parola con il Rubin, che ho scelto non per soldi, ma perché mi avrebbe permesso di crescere

    dichiarò Azmoun durante la sua prima stagione in Russia, aggiungendo con orgoglio di aver scelto la maglia 69 perché era il numero di targa automobilistica del Golestan. Il 29 agosto 2013, alla sua seconda apparizione con il Rubin Kazan, andò a segno nei preliminari di UEFA Europa League contro il Molde; in campionato collezionò 14 presenze con 4 reti e 3 assist, che gli valsero a nemmeno vent’anni la convocazione nel ritiro pre-mondiale di Brasile 2014.

    FC Rubin Kazan v FC Anzhi Makhachkala - Russian Premier League
    In Brasile, invece, Sardar non andò, scatenando le critiche dei tifosi dell’Iran nei confronti del CT Queiroz: il giocatore reagì in maniera eloquente pubblicando sui social che la notizia della sua esclusione aveva scatenato

    il giorno più triste della mia vita

    aggiungendo però gli auguri al Team Melli e l’auspicio di farne parte nel mondiale successivo. Polemica la reazione del padre, che ai media iraniani non esitò a dichiarare che il tecnico portoghese dovesse rispondere della propria azione visto che

    nessuno è migliore di mio figlio.

    Fortunatamente lo sfogo paterno non ha avuto conseguenze sulla carriera in nazionale del figlio, al quale proprio Queiroz si affidò l’anno successivo nella Coppa d’Asia 2015: il bellissimo goal segnato al Qatar nella fase a gironi è stato – non a torto – paragonato a quello di Dennis Bergkamp con la maglia dell’Arsenal contro il Newcastle nel 2002.

    E proprio la squadra londinese fa parte dei rumours di mercato che periodicamente circondano Azmoun, secondo i quali tra le pretendenti ci sarebbero state anche Everton, Juventus, Barcellona, e adesso pure Liverpool. Il diretto interessato, in un’intervista nel 2014, affermò di essere stato contattato dal Milan e che lo stesso Adriano Galliani gli avrebbe manifestato la propria stima considerandolo come possibile erede di Kakà.
    Dopo l’eliminazione dalla Coppa d’Asia, Azmoun venne mandato in prestito al Rostov, dove si era trasferito il suo mentore Berdyev, contribuendo alla salvezza in Russian Premier League. Con la stessa squadra, nella stagione successiva, è stato protagonista di una favola che li ha visti sfiorare il titolo, piazzandosi secondi a due lunghezze dal CSKA Mosca e ottenendo la possibilità di giocare in UEFA Champions League.
    Il resto è storia recente: autore di reti decisive nei vittoriosi preliminari contro Anderlecht e Ajax (insieme al connazionale Saeid Ezzatollahi), è entrato nella storia della massima competizione europea il 1° novembre 2016 quando ha posto fine all’imbattibilità della porta dell’Atlético Madrid, segnando il goal del momentaneo pareggio.

    Dopo l’azero Daei, la nuova stella dell’Iran è il turkmeno Azmoun.

    Saman Javadi

    Saman Javadi

    Blogger italo-iraniano, tifoso di Juventus ed Esteghlal Tehran. Ama l'Iran e l'Italia dalla Storia alla cucina, e ne parla entrambe le lingue.

    C’è un commento.

    • Alex Alija Čizmić
      Alex Alija Čizmić
      27 novembre 2016, 15:08

      Un favoloso viaggio all’interno della particolare storia di Azmoun e delle tante sfaccettature che offre un magnifico paese come l’Iran. Complimenti a Saman!

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