Testata giornalistica online

Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • SPARTAK MOSCA, IL RISVEGLIO DEI GLADIATORI

    Sembrava impossibile, ma ce l’avevamo fatta.”

    Recitava così la pubblicità di un famoso amaro italiano. In casa Spartak Mosca, l’attesa per la vittoria di un titolo è durata 16 anni e l’aggettivo impossibile, ora, sembra quasi un eufemismo. Anni di umiliazioni, sconfitte, secondi posti, milioni sprecati e allenatori cambiati.
    La data della svolta, però, è una: 13 luglio 2016. In quella torrida giornata di luglio, Massimo Carrera viene ufficialmente presentato come nuovo assistente del leggendario Dmitriy Alenichev. Deve semplicemente occuparsi del reparto difensivo, ma in breve tempo le cose cambiano.
    Pronti, via, e nel giro di un mese i Myaso vengono eliminati nei preliminari di Europa League dai modesti ciprioti dell’AEK Larnaca. Una vera e propria tragedia che scompiglia non solo i piani stagionali, ma crea anche una frattura con i tifosi, i quali si aspettano ben altro dalla propria squadra. Il patron Leonid Fedun non ci pensa due volte ed esonera Alenichev. A quel punto, il sogno diventa portare a Mosca Kurban Berdyev, ma alla fine le due parti non riescono a trovare un accordo per un dissidio d’intenti, con il genio turkmeno che torna così a Rostov.

    Ed è proprio qui che sale in cattedra Carrera.

    Prima riceve la squadra ad interim per un paio di giornate, poi viene quasi costretto dai giocatori a rimanere e diventare allenatore a tempo pieno. Il feeling è subito eccezionale e non a caso i paragoni con la Juventus di Antonio Conte fioccano di giornata in giornata. La sua grinta, la sua garra e il suo carattere sono proprio quello che è mancato ai rosso-bianchi da un decennio a questa parte.

    Nonostante la rosa sia sempre stata di qualità, neanche ottimi tecnici come Yakin ed Emery sono riusciti a imporsi in Russia. Il motivo è solamente uno: la mentalità. I due sopracitati arrivarono non solo con grandi aspettative, ma soprattutto con un curriculum di tutto rispetto, sottovalutando il livello del campionato con ben poche scusanti.
    Con Carrera, è successo esattamente il contrario. In sordina, senza grandi esperienze alle spalle, se non quella parentesi di pochi mesi in cui sostituì proprio lo squalificato Conte sulla panchina bianconera, l’allenatore ha lavorato molto sulla testa dei giocatori, ancora prima che sulla parte tecnica e tattica. Ed ha pagato.
    In casa, lo Spartak Mosca è stato un carro armato. Tutte le big sono cadute, e pure male. Dal CSKA alla Lokomotiv, passando per Krasnodar e Zenit. Nemmeno la crisi di settembre, con le sconfitte contro Ufa (l’unica all’Otkritye Arena) e Zenit (a San Pietroburgo), e l’eliminazione in Coppa di Russia ai danni dello SKA hanno impedito ai Myaso di concludere il loro cammino travolgente.
    Il segreto? Carrera ne è sicuro:

    Allo Spartak, prima che una squadra siamo diventati una famiglia.”

    In realtà i fattori in gioco sono stati tanti, ma la cosa più importante è che i rosso-bianchi hanno davvero meritato questo successo. Carrera è stato bravo a sfruttare i periodi poco favorevoli di squadre come CSKA e Zenit, le quali erano al termine di un ciclo (vedi, sulla panchina dei moscoviti, il cambio SlutskyGoncharenko a metà stagione) o hanno fatto fatica a trovare la quadratura del cerchio (Lucescu non si è ancora adattato benissimo alla Prem’er-Liga e molte delle sue scelte sono opinabili).
    La buona sorte, inoltre, non è mancata, visto che nei momenti clou della stagione lo Spartak non si è mai fatto mancare vittorie in extremis, magari pure immeritate, ma che ora pesano come dei macigni. Il supporto dei tifosi è stato poi essenziale.

    Quando giochiamo in trasferta, è come giocare in casa per noi”

    ripetevano a turno i giocatori nelle interviste post-partita.
    Ed è vero. Senza contare che l’Otkritye Arena è anche lo stadio con la maggior media spettatori in Russia.
    Inutile dire, però, che tutto ciò non sarebbe successo se molti dei giocatori non avessero vissuto la migliore annata della propria carriera da molti anni a questa parte. A partire dal veterano Rebrov, che veniva da diverse stagioni deludenti, passando per il giovane Kutepov, accostato addirittura alla Lazio, sino a capitan Glushakov, vero trascinatore e paragonato in tempi non sospetti a Claudio Marchisio, per la sua universalità sia nell’essere mediano che centrocampista box-to-box. Il leader sotto banco è stato Fernando: l’ex sampdoriano ha preso in mano le redini del centrocampo, alternando quantità e qualità in modo impressionante. Strabiliante anche la crescita di Zobnin, sul quale ci potrebbero essere le sirene del Chelsea. Quincy Promes è stato il classico top player, che ha dato classe, vivacità e genio alla manovra. Trattenerlo quest’estate sarà difficilissimo. Ottimi anche Zé Luis (nessuno si aspettava un tale rendimento da lui) e Popov, sempre presente nelle gare che contano.
    Come se non bastasse, per capire l’aria che tira allo Spartak, Carrera chiama i suoi giocatori “gladiatori”. Sciarpe con la sua faccia e la scritta “Grazie, ca**o” vanno a ruba, mentre nella festa scudetto gli oltre 40.000 tifosi presenti allo stadio hanno invaso il campo, dando vita a scene pazze da far west, difficilmente ritrovabili in altri campionati. Questo è lo Spartak e questo è il suo spirito. Carrera è stato semplicemente il mago che lo ha risvegliato.

    Ora arriva la parte più difficile: riconfermarsi.

    I Myaso ritornano a giocare in Champions League dopo anni di attesa, e sarà interessante seguire la loro avventura. Fedun ha promesso rinforzi, lo Spartak è diventato il club con il maggior budget della lega, e con questi tifosi tutto sembra possibile.

    La cosa più importante per il calcio russo, però, è che la squadra del popolo sia tornata nell’élite che gli compete. Carrera ha tutto per ricostruire quanto fatto da Conte alla Juventus, riportando una nobile d’Europa prima a dominare in patria e poi a far bene in campo internazionale. L’importante è mantenere l’umiltà, che non è mai mancata al tecnico italiano.

    Un signore che, con i suoi gladiatori, è arrivato sul tetto di Russia. Chi l’avrebbe mai detto?

    Foto copertina ©Sputnik
    Foto tifoseria Spartak ©Kate_Lokteva/Flickr
    Foto Carrera-Kombarov e Promes-Glushakov ©Getty Images

    Stefano Conforti

    Stefano Conforti

    Italo-russo, fa del calcio la sua unica religione. Tifoso della Lokomotiv Mosca, gestisce un blog e ha scritto un magazine in inglese (il primo nel suo genere per un club dell'Est Europa) sui "Ferrovieri" più famosi al mondo. Collabora con RusFootballNews e crede nel progetto MondoFutbol. Appassionato di tutto ciò che riguarda il calcio russo e post sovietico, cultura compresa.

    Commenta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Send this to a friend