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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • ALLA SCOPERTA DEL SUDAFRICA: AMAJITA, UN GRUPPO DI RAGAZZI

    Il Sudafrica non è ancora un Paese innamorato del football. Cullare il sogno di portare tra le mani una palla ovale è più naturale, per chi cresce in una nazione che ha ancora in mente le favolose immagini del 1995: Nelson Mandela che stringe la mano a François Pienaar, una scena già di per sé storica, resa ulteriormente immortale dal genio di Clint Eastwood che l’ha celebrata nel film “Invictus“.

    Da quella fantastica Coppa del Mondo di rugby sono passati però 22 anni. I calciatori che scenderanno in campo in Corea del Sud per il Mondiale Under 20 dal prossimo 20 maggio appartengono a una generazione che ha conosciuto un altro Sudafrica.

    Anno dopo anno, il Football ha conquistato consensi, e la kermesse mondiale del 2010 ha lasciato in eredità una serie di scuole e accademie all’avanguardia.

    Un fiore all’occhiello di un intero continente, che ha contribuito all’ultimo trionfo nella African Champions League da parte dei Mamelodi Sundowns di Pretoria, che alla selezione Under 20 offrono 4 giocatori del loro settore giovanile. Notevole anche il lavoro dell’Ajax che ha aperto una sede a Città del Capo, subito diventata punto di riferimento e tappa fissa per gli osservatori di tutto il mondo. Tra le altre realtà locali si possono citare Orlando Pirates, Kaizer Chiefs, SuperSport United e Bidvest Vits: le nuove scuole di football in Sudafrica hanno dato vita a un mosaico complesso, un campionato in palese crescita che vuole controbattere quell’ombra pesante quanto un macigno, per il gruppo in partenza verso la Corea. Il Sudafrica non partecipa infatti a un Mondiale da quello ospitato in casa nel 2010. Poi, come d’incanto, è scomparso dai radar calcistici del pianeta.

    Quel salto di qualità arrivato a livello giovanile non ha automaticamente restituito una grande generazione di campioni alla Nazionale.

    Dal Mondiale di “Waka Waka”, delle vuvuzela e del trionfo spagnolo a Johannesburg, i Bafana Bafana non hanno raccolto ciò che si aspettavano. Zero partecipazioni alle grandi competizioni nelle annate post-2010, con assenze rumorose persino dalle ultime edizioni di Coppa d’Africa e campagne di qualificazione concluse senza sussulti.
    Per ripartire davvero, il Sudafrica vuole seguire l’unica strada che conosce: trovare il talento e formarlo. E un segnale, improvviso, è arrivato sotto la pioggia battente dello Zambia.

    Ndola, febbraio 2017. La fase a gironi della Coppa d’Africa Under 20 ha messo in evidenza un ragazzo già sicuro di sé, che accende la squadra ad ogni sua giocata. È Luther Singh, classe ’97 dello Sporting Braga. Mostra sprazzi da talento innato, parte spesso da sinistra e si accentra più volte, sulle spalle la maglia numero 10. Si ispira ai talenti del Brasile, dove a 14 anni ha speso tre mesi ad allenarsi in casa del Palmeiras e del Vasco da Gama, imparando ad assecondare il suo talento.

    È incredibile come la gente ami il calcio laggiù – racconta il sudafricano al sito ufficiale della FIFA. Amano il calcio e morirebbero per il calcio. Ovunque tu guardi puoi trovare una maglia del Fluminense, del Botafogo, del Flamengo. Persino quando vai in spiaggia, ogni minima possibilità che hanno di giocare la usano. È stato davvero emozionante vederlo.”

    Il resto lo ha fatto Farouk Khan, tecnico che ha seguito Luther Singh passo dopo passo nella sua crescita fino al Portogallo, dove afferma di trovarsi alla grande. Ha ancora momenti in cui si spegne, ma a tenerlo in riga ci pensa il carismatico Tercious Malepe, dai compagni chiamato “Repo“, capitano della selezione nonché unico leader difensivo che ha mostrato un buon senso della posizione, uno dei punti deboli più evidenti della squadra di Senong. L’Italia Under 20 potrà far leva sui frequenti blackout tattici di un gruppo che ha le sue punte di diamante concentrate dal centrocampo in su.

    La Nazionale Under 20 del Sudafrica, tra le altre curiosità, ha un soprannome curioso, “Amajita”.

    Il nomignolo non poteva che nascere tra i vicoli di Soweto, l’enorme agglomerato urbano formatosi attorno a Johannesburg negli anni dell’Apartheid. “Amajita” significa, di fatto, “gruppo di ragazzi“. Un’espressione che accompagna ovunque le promesse allenate da Thabo Senong, esposte ad attenzioni costanti, a partire dal fruttuoso contratto di sponsorizzazione firmato con il colosso della ristorazione fast-food Burger King, ufficiale sostenitore dell’Amajita tanto da offrire panini ai giocatori prima della loro partenza per la Corea.

    Un ambiente attento, che non perdona nulla nemmeno all’allenatore del gruppo, seguito fin negli ambiti più delicati della vita privata. Con così tanta pressione sulle spalle, Senong ha scelto di iniziare la preparazione per la Corea molto prima di molte altre squadre, attraverso uno “stage” di un mese tra Johannesburg e l’Olanda.

    Obiettivo, far sì che l’Amajita diventi davvero un affiatato gruppo di ragazzi.

    Oltre al già citato Singh, ha raggiunto il gruppo in anticipo a metà aprile anche Liam Jonathan Jordan, classe 1998 della prestigiosa Academia Sporting di Lisbona, figlio d’arte cresciuto in Nuova Zelanda (la sua storia è già stata narrata su MondoFutbol), una delle speranze del calcio sudafricano. Avrà un futuro in Portogallo dal prossimo luglio anche Thabo Cele, che ha firmato per il Benfica prima di aggregarsi per la prima volta al ritiro dell’Amajita, dove negli allenamenti ha alternato presenze a centrocampo e sulla trequarti. Assente nella spedizione in Zambia dello scorso febbraio, il neo-benfiquista Cele dovrà integrarsi in fretta nel gruppo.

    I tre “portoghesi” sono gli unici elementi della rosa ad aver respirato un’aria differente da quella di casa.

    Questo può essere un limite per una squadra decisamente ambiziosa, che non manca di grinta: non si può non citare a riguardo la figura di Grant Margeman, mediano dell’Ajax Cape Town. La missione dell’Amajita è riportare il Sudafrica dove merita, ovvero molto in alto, protagonista in Coppa d’Africa e presente ai Mondiali. È un peso forte da reggere, forse insostenibile, per una lista di 21 nomi a cui si chiede di scrivere la storia.

    In fondo, si tratta davvero di un semplice gruppo di ragazzi. E un piccolo pezzo del loro futuro passerà dalla partita contro gli Azzurrini.

     

    La lista di Thabo Senong:
    Portieri: Sanele Tshabalala (Bidvest Wits), Mondli Mpoto (SuperSport United), Khulekani Kubheka (Mamelodi Sundowns)
    Difensori: Malebogo Modise (Mamelodi Sundowns)‚ Thendo Mukumela (Mamelodi Sundowns)‚ Tercious Malepe (Orlando Pirates – C)‚ Shane Saralina (Ajax Cape Town)‚ Sandile Mthethwa (Orlando Pirates)‚ Reeve Frosler (Bidvest Wits)
    Centrocampisti: Sipho Mbule (SuperSport United)‚ Wiseman Meyiwa (Kaizer Chiefs)‚ Sibongakonke Mbatha (Bidvest Wits)‚ Kobamelo Kodisang (Platinum Stars)‚ Grant Margeman (Ajax Cape Town)‚ Teboho Mokoena (SuperSport United)‚ Thabo Cele (Benfica, Portugal), Masilakhe Pholongo (Ajax Cape Town)‚ Luther Singh (Sporting Braga‚ Portugal)
    Attaccanti: Phakamani Mahlambi (Bidvest Wits)‚ Liam Jordan (Sporting Lisbon‚ Portugal)‚ Keletso Makgalwa (Mamelodi Sundowns)

    Foto di copertina ©SAFA
    Foto nell’articolo ©SAFA/©CAF 

    Bruno Bottaro

    Bruno Bottaro

    Bergamasco, una laurea in Scienze della Comunicazione, classe '93. L'anima turca di MondoFutbol.com. Viaggi, musica e fútbol: cittadino del mondo. Ha iniziato fondando il blog Calcioturco.com.

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