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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • TOKYO CALLING: NIHON NO SAKKĀ

    di Gabriele Anello (@nellosplendor)

    Le foto sono state realizzate da / Photos were taken by Maria Carmela Cirillo.

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    Importante, ma non fondamentale

    Arrigo Sacchi disse una volta: «Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti».
    Una considerazione non certo valida tra i giapponesi, visto che il calcio è sì popolare, ma ha ancora molta fama da guadagnarsi. Chiacchierando con alcuni locali, l’impressione che si ha è che abbiano più curiosità per il calcio estero che per il loro campionato.

    Mentre assaggiavo per la prima volta il monja (una pastella fritta, la versione dell’okonomiyaki nella regione del Kanto), il gestore del locale capisce che c’è un appassionato di J. League in sala. Probabilmente non è giapponese, però dice che anche lui segue il pallone. La sua squadra preferita è il Milan: un po’ per Honda, ma una precisazione sembra confermare la provenienza non nipponica: «Lo guardavo quando ero piccolo».
    Forse si riferisce alle tante presenze del Milan per la Coppa Intercontinentale.

    n01La conferma della secondarietà del calcio in Giappone arriva dai quotidiani e dalle coperture mediatiche.
    In tivù in teoria se ne parla, ma a catturare l’attenzione è soprattutto la nazionale. Le vicende della Nippon Daihyo sono ben coperte, seguite con numerosi servizi. Quando la nazionale gioca al Saitama Stadium 2002 (63.700 i posti a disposizione), le presenze si attestano su una media di 52-53 mila unità.

    Per fare un confronto con gli spettatori per la nazionale italiana, questa quota è stata raggiunta solo due volte negli ultimi nove anni (l’ultima per un’Italia-Croazia del novembre 2014). Facile accorgersene anche quando si cerca la 9 di Shinji Okazaki in qualche negozio calcistico: a Harajuku è sold out, ma ci sarà modo di rimediare in un pomeriggio a Shinjuku.

    n02Quando però si passa al calcio di club, la prospettiva cambia. Non c’è un quotidiano calcistico in Giappone: la cosa più vicina è “El Golazo”, un tri-settimanale da circa 15 pagine e dal colore rosa (rimandante a “La Gazzetta dello Sport”) che copre quello che accade nel calcio giapponese.

    Il segnale che ci sia meno seguito arriva anche durante una cena nippo-italiano-americana (i commensali venivano da tre continenti diversi). Il discorso cade sul calcio e vengo tirato in causa: «Vedo che lì ha il braccialetto del Kagoshima United…». Una volta cominciato a parlare di J. League, i presenti fanno fatica a seguirmi. Un’altra conferma.

    Se però allarghiamo lo sguardo ai quotidiani sportivi in generale, la prima pagina non è mai per il calcio di club. L’esempio lampante c’è stato pochi giorni dopo il mio arrivo. L’Urawa Red Diamonds batte per 1-0 i campioni uscenti del Guangzhou Evergrande in Champions League asiatica, costringendoli alla quasi certa eliminazione.

    n03Se la Roma avesse fatto altrettanto con il Barcellona (il paragone è più calzante di quanto sembra per budget e palmarès continentale), i nostri quotidiani si sarebbero riempiti di pagine e pagine di auto-celebrazione.
    Quando invece il giorno dopo compro il giornale, rimango stupito.

    In prima pagina c’è sempre il baseball, troppo importante per i giapponesi.
    Si è visto anche a Osaka, dove i tabelloni della metro locale erano inondati di immagini raffiguranti i beniamini degli Hanshin Tigers. Anche il sumo è davanti al calcio per tradizione e importanza.

    In quel giornale, c’è spazio per un’ampia intervista a Kosuke Kitajima, nuotatore da quattro ori olimpici ancora in corsa per la qualificazione a Rio 2016 a 33 anni (alla fine non ce l’ha fatta). Ci sono persino due intere pagine per l’equitazione, ma per l’impresa degli Urawa Reds c’è appena mezza pagina. Peggio ancora va al Sanfrecce, vittorioso in Thailandia: un trafiletto.

    n04Evidentemente a vent’anni dalla nascita del professionismo calcistico in Giappone c’è ancora un po’ di strada da fare per scalare la gerarchia sportiva.

    Da Sapporo a Kagoshima

    Ciò nonostante, il calcio è presente in tanti modi: alloggiando tra Tokyo e Osaka, si possono vedere tante sfumature. All’arrivo a Tokyo, c’è stata la possibilità di prendere una cosa. Non sono tifoso di una particolare squadra giapponese, ma ho sviluppato un paio di simpatie molto forti.

    Una di queste è per il Kagoshima United FC, nato nel 2014 dalla fusione del Kagoshima FC e del Volca Kagoshima. Dopo un quarto posto nella Japan Football League, a novembre 2015 hanno ottenuto la promozione in terza divisione (il livello base del professionismo). Giunti a Tokyo, la maglia bianca con il Sakurajima sullo sfondo mi attende. Insieme alla casacca, il club ha spedito anche un depliant con l’intera squadra e le modalità per diventare un membro premium del club. Probabilmente non ci credevano nemmeno loro che qualcuno da Tokyo (anzi, da Roma) volesse la loro maglia.

    kagoshimaMa non c’è solo il Kagoshima per le strade nipponiche. Sulla metro ci sono pubblicità per il Football Club Tokyo, ma anche per gli Urawa Reds: lo stadio è facilmente raggiungibile con la Namboku Line.
    Per Kyoto, non manca il supporto nei confronti della squadra locale. Vicino al celebre santuario di Fushimi-inari, prendendo il JR per tornare alla stazione di Kyoto, ci sono alcuni ragazzi con tute di una determinata squadra.
    Lo stemma è quello del MIO Biwako Shiga, formazione della Japan Football League (quarta divisione giapponese). Vorrei avvicinarmi incuriosito, ma la folla sul treno è troppo e arrivati a Kyoto non li trovo più. Peccato.

    La tappa cruciale, però, è a Osaka, dove avrei la possibilità di vedere due stadi, ma alla fine – per questione di tempo – tocca scegliere. Il Nagai Park del Cerezo Osaka si trova a pochissimo da una fermata della metro, ma il Gamba ha inaugurato quest’anno un gioiellino da quasi 40 mila posti chiamato Suita City Football Stadium.
    È situato a poche fermate di autobus dalla stazione di Kishibe e il Gamba si è trasferito lì, lasciando il vecchio Osaka Expo ’70 Stadium, ora usato dalle giovanili del club.

    n05Una volta arrivati a Kishikiriyama, lo stadio si fa pian piano spazio davanti ai nostri occhi. Un edificio imponente ma compatto, situato nel verde del quartiere. La sfortuna vuole che una serie di ragioni impediscano l’accesso.
    Il Gamba in quel momento sta scendendo in campo a Sendai contro il Vegalta. Il giorno dopo sarebbe buono per assistere a una gara (il derby tra le due squadre U-23 di Osaka in J3), ma c’è il treno di ritorno per Tokyo. Inoltre, visitare lo stadio al suo interno sembra impossibile.

    Tutto quello che ci rimane è una passeggiata circostante all’impianto. Uno sprazzo di quello che potrebbe essere si fa largo, ma il cancello ci separa da quell’impianto avveniristico. E così dobbiamo tornare a Tokyo, forse con qualche rimpianto.

    n06Dove la realtà diventa fantasia

    Poco male: a Tokyo non mancano i legami con il calcio. Tuttavia, un martedì mattina – dopo aver visitato il luogo sacro di Arashio-beya, dove i sumoka si allenano per i propri incontri – c’è un crossover dalla realtà alla fantasia.

    Quanti bambini sono stati influenzati tra anni ’80 e ’90 da “Holly & Benji”, alias “Captain Tsubasa” in Giappone?
    Molti, se non tantissimi. Nel Sol Levante, la serie ha avuto spazio su Jump dal 1981 al 1988. Se contiamo anche i sequel, Captain Tsubasa ha venduto 70 milioni di copie. Molti giocatori hanno confessato di aver scelto il percorso calcistico proprio per quest’anime (tra cui Alexis Sánchez).

    Per omaggiare l’autore Yoichi Takahashi (recentemente ospite del Barcellona), nel suo quartiere di nascita hanno installato un percorso. Ognuna di queste otto statue di bronzo raffigura un personaggio famoso del manga. Con molta curiosità, comincia il cammino (e la perdizione) nelle vie antistanti la stazione di Yotsugi.

    Dopo mille peripezie sotto un sole stranamente incessante, s’intravedono i primi protagonisti.
    Oliver Hutton, Mark Lenders, Benji Price, Bruce Harper, Tom Becker. Persino Roberto Sedinho insieme al suo allievo e Patty, la fidanzata di Holly. Il tutto mentre il percorso si snoda in lungo e in largo l’area antistante il fiume Naka.

    n07Mentre continua il giro fra le statue, ripenso alla concezione italiana del calcio giapponese.
    A causa del forte impatto culturale avuto da Captain Tsubasa sul nostro immaginario, quando si parla di Giappone e calcio c’è l’abitudine a far battute pessime:

    Il Giappone al Mondiale? Giocano con Holly e Mark davanti, vero?

    Per chi vive il calcio in maniera seria e passionale, ogni volta è una riduzione al ridicolo non necessaria.
    Chissà loro come l’avrebbero vissuta.
    Nel manga, una volta cresciuti, si racconta che Holly si trasferisce al Barcellona, Benji in Germania, Mark alla Juventus, tanti altri giocano in J. League.

    A un paio di decenni di distanza, la realtà ha forse superato la fantasia. Nagatomo e Honda giocano a Milano da protagonisti, in Bundesliga c’è una colonia giapponese. E Yoshinori Muto nell’estate scorsa era stato visionato persino dal Chelsea, prima di firmare per il Mainz.

    Dov’è che la fantasia finisce e comincia la realtà?

    n08Important, yet not primary

    Arrigo Sacchi once said: «Football is the most important thing between less important things». A consideration which is not well-known between Japanese people: football is important there, but still has potential to grow further.
    Talking to some locals, you have the impression of curiosity more towards foreign football than J. League.

    While I was first tasting monja (a pan-fried batter, the Kanto region-version of okonomiyaki), the local manager understands there’s a J. League follower. Probably he’s not Japanese, but he says that he’s a football fan too.
    His favourite team is A.C. Milan: maybe for Honda, but also for another reason:

    I watched the Rossoneri when I was younger.

    Maybe there’s a reference to A.C. Milan’s trips to Japan, when they often played the Intercontinental Cup.

    A confirm of football seen as secondary passion by Japanese people arrives from newspapers and media coverage.

    There’s a lot of talking in television, but the team that really catches the eyes of football fans is Japan. Nippon Daihyo related-facts are really well-covered, followed with several pieces. When Japan plays at Saitama Stadium 2002 (63.700 seats to fill), attendances are on average for game of 52-53.000.

    n09To make a comparision with attendances for Italy national football team, this tally was reached only two times in the last nine years (last time for a Euro 2016 qualification match against Croatia in November 2014). It’s easy to notice even when you search for a JNT shirt, like the 9 of Shinji Okazaki, in some football shop: in Harajuku it’s sold out, but there will be time to repair during an afternoon spent in Shinjuku.

    Though, when you think about club football, prospective changes. There’s no such thing like a football dailypaper in Japan: the nearest thing is “El Golazo”, which is available three times a week, has a pink colour (maybe it’s a link to “La Gazzetta dello Sport”) and covers what happens in Japanese football.

    n10The sign of less interest arrives also during a Japanese-Italian-American dinner (guests were born in three different continents). We’re talking about Japanese football and I feel observed:

    I see that you have a Kagoshima United bracelet

    Once started talking about J. League, people at the table are having some troubles following my speech.
    Another confirmation.

    If we expand our look to sports dailypapers in general, first page is never for Japanese club football.

    An example comes some days after my arrival in Japan. Urawa Red Diamonds wins 1-0 against the defending champions of Asia, Guangzhou Evergrande, forcing them to almost certain knock-out in group stage.

    If A.S. Roma would have done something like this against Barcelona (the comparision is more suitable of what it seems for budgets e continental honours), our dailypapers would have been filled of pages and pages of self-celebration. Instead, when I reach for a Japanese newspaper the next day, I’m astonished.

    On the first page there’s always baseball, a religion for Japanese followers. You can see it also in Osaka, where billboards in the subway were covered by images showing Hanshin Tigers’ players. Even sumo is in front of football, because of its tradition and greatness.

    n11In that newspaper, there’s space for a huge interview to Kosuke Kitajima, a four time-Olympics gold medal swimmer yet in the race to qualify for the Rio Olympics of next summer (in the end, he didn’t make it). There are even two full pages for riding, but only half a page for Urawa’s big win. It goes even worse for Sanfrecce Hiroshima, which won in Thailand: just a paragraph.

    Probably, 20 years after the born of pro football in Japan, there are still some steps to climb on the Japanese sports hierarchy.

    From Sapporo to Kagoshima

    Despite these considerations, football is still there in so many ways: being between Tokyo and Osaka, you can see so many shades. At the arrive in Tokyo, there was the possibility of taking something. I have no favourite teams in Japan, but I developed two strong affections in the last years.

    One of these is for Kagoshima United FC, born in 2014 from the merge of Kagoshima FC and Volca Kagoshima.
    After clinching 4th place in the last Japan Football League, the club was promoted to J3 League (the basic level of Japanese pro football). Arrived in Tokyo, the white shirt with Sakurajima is waiting for me. With the shirt, the club sent me also a depliant with 2016 full squad and modalities to become a premium member of the club.
    Probably they couldn’t believe that someone from Tokyo (no, from Rome) was looking for their shirt.

    n12v1But there isn’t only Kagoshima out there. On the subway, you find ads for Football Club Tokyo, but also Urawa Reds: the stadium is easily approachable with Namboku Line. In the streets of Kyoto, you can see the support for their local team. Near the Fushimi-inari shrine, while taking the JR to come back to Kyoto station, there are some kids with a football team-suits. The badge is the one of MIO Biwako Shiga, a Japan Football League squad (4th Japanese division). I’d like to approach for my curiosity, but the crowd on the train is too much and when we’re in Kyoto, they disappeared. That’s a shame.

    The crucial passage, though, is in Osaka, where I could visit two stadiums, but in the end – for matters of time – there’s a choice to make. Cerezo Osaka’s Nagai Park is really near a subway station, but Gamba just opened this year a 40.000 seats-jewel called Suita City Football Stadium. It’s near Kishibe station and Gamba just went there, leaving the old Osaka Expo ’70 Stadium, now available to their youth ranks.

    Once arrived in Kishikiriyama, the stadium slowly opened its view to our eyes. A massive, but compact building, surrounded by green grass. Some reason, unfortunately, will prevent our access to the stadium. In that moment, Gamba is in Sendai to play against Vegalta. Next day would be good to see a competitive game (the U-23 Osaka derby in J3), but the return train to Tokyo awaits. Further, seeing the intern of the stadium seems impossible.

    n14All we have left is a walk around the stadium. A flash of what it could be is there, but the gate prevents us from seeing this wonderful stadium. So we have to go back to Tokyo, maybe with some regrets.

    Where reality becomes fantasy

    In Tokyo there are many links to football. Anyway, in a Thursday morning – after visiting sumoka training field in Arashio-beya – there’s a crossover from reality to fantasy.

    How many kids have been influenced during 80s and 90s by “Captain Tsubasa”? Many of them, if not a lot. In the land of the Rising Sun, the series has its run on Jump Magazine between 1981 and 1988. If we add sequels, Captain Tsubasa has sold 70 millions copies. Many players have admitted of chosing football because of this anime (like Alexis Sánchez).

    Paying a homage to the author Yoichi Takahashi (recently hosted by FC Barcelona), in neighborhood where he grew up authorities created a path. Each of these eight bronze statues represents an important charachter from the manga. With a lot of curiosity, it starts the journey (and perdition) in the streets near Yotsugi station.

    IFAfter many vicissitudes under a never-stopping sun, you can finally see the first characters. Tsubasa Oozora, Kojiro Hyuga, Genzo Wakabayashi, Ryo Ishizaki, Taro Misaki. Even Roberto Hongo with his pupil and Sanae, Tsubasa’s girlfriend. All of this is happening while the path crosses the area near the Naka river.
    While the journey around statues continues, I recall the Italian conception of Japanese football.
    Because of Captain Tsubasa’s strong impact on our culture, when there’s a conversation about Japan and football, there’s this bad habit of joking about it:

    Japan to the World Cup? Are they playing with Tsubasa and Kojiro as forwards, right?

    To whoever lives football in a serious and passionate way, these jokes are ridiculously and unnecessarily reductive.
    Who knows how they would have seen this. In the manga, once grown up, the story tells about Tsubasa moving to FC Barcelona, Genzo to Germany, Kojiro to Juventus, while many others play in J. League.

    With two decades behind us, maybe reality has overcome fantasy. Nagatomo and Honda are playing in Milan, Bundesliga features a Japanese colony. And Yoshinori Muto last summer was even scouted by Chelsea, before signing for Mainz 05.

    Where fantasy ends and begins reality?

    Gabriele Anello

    Gabriele Anello

    Di passaporto italiano e cuore giapponese, spera in un posto al Mondiale per l'Oceania. Collaboratore di SampNews24 e caporedattore calcio di Crampi Sportivi, gestisce anche i blog Golden Goal: The Blog e #ilpiùgrandespettacolodentroilweekend.

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