8

Testata giornalistica online

Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • TURISTI PER CALCIO: HASTINGS UNITED FOOTBALL CLUB

    Metti che il caso ti porti a trascorrere un fine settimana “lungo” a Hastings. Forzando alcune situazioni, metti che ti ritrovi l’intero sabato pomeriggio libero da impegni vari. Metti che sia un settembre insolitamente caldo e soleggiato, nel sud-est della Gran Bretagna (ma anche se il meteo fosse stato inclemente, sarebbe cambiato poco). Metti che l’Hastings United Football Club giochi in casa…
    Circa novantamila abitanti nella contea dell’East Sussex, Hastings non è una classica football city inglese. Il club fu fondato nel 1894; attraverso varie denominazioni – tra cui Rock-A-Nore, Hastings & St. Leonards e Hastings Town – e qualche travaglio societario, è arrivato ai giorni nostri senza mai frequentare il professionismo. Il che non lede in alcun modo l’orgoglio dei suoi dirigenti e sostenitori, come testimoniano innanzitutto un esaustivo sito internet ufficiale e una puntuale attività social media.

    L’escursione inizia all’ora di pranzo in un pub del centro, a due passi dal lungomare. Il programma televisivo sembrerebbe invitante: quasi in contemporanea, il derby mancuniano e quello di Glasgow (sui vari schermi domina incontrastato il primo, a onor del vero).
    Nell’aria non c’è troppa eccitazione, tuttavia, forse per la notevole distanza geografica fra Hastings e Manchester. Non escludiamo che la prima sfida albionica fra José Mourinho e Pep Guardiola non sia poi così imperdibile, specie se là fuori c’è un inconsueto glorious weather: va bene essere vittime del pallone e della propaganda delle pay-tv, ma tanta gente ha ancora una vita reale. Un paio di pinte più tardi ci congediamo anzitempo dal locale, con buona pace dei Duellanti. Ci attende una poco panoramica passeggiata fino in periferia, dove da un secolo sorge il Pilot Field: circa quattromila posti di capienza, immersi in un rigoglioso verde.

    L’impianto mostra visibilmente la propria età, sebbene sia lecito definirlo “vetusto” anziché “decrepito”. Dopo aver pagato dieci sterline per il biglietto d’ingresso e stretto la mano a una pennuta mascotte, perlustriamo subito il fornito negozietto dell’Hastings United.

    Il curatissimo programma della partita e un oleoso accoppiamento burger & chips completano il kit ideale del turista per calcio.

    Alle quindici è previsto il calcio d’inizio della sfida contro il Godalming Town (Godalming si trova nella contea del Surrey, circa centotrenta chilometri a nord ovest da Hastings). Si tratta della settima giornata della Division One South della Ishtmian League, lega regionale semi-professionistica composta da squadre dell’area di Londra e del Sud Est inglese (settantadue in tutto, divise in tre campionati). In altre parole, l’ottavo livello della piramide calcistica nazionale. Accomodati nelle panche di legno della tribuna centrale, osserviamo quarantacinque minuti di dignitoso “calcio minore”, paragonabile alla nostra Eccellenza. Il numero quattro dei padroni di casa, il giovane centrocampista Sam Cruttwell, ruba l’occhio con piedi buoni e visione di gioco di categoria superiore (più in là apprenderemo che ha già sostenuto un provino con l’Hull City).

    A difendere la porta dell’Hastings United c’è un ex campione d’Inghilterra, con la maglia del Chelsea: cresciuto nel settore giovanile dei Blues, Lenny Pidgeley subentrò a Carlo Cudicini nei minuti finali dell’ultima partita della stagione 2004-05, prima di militare anche nel Watford, nel Millwall e nel Bradford City.

    Sul punteggio di zero a zero, al termine del primo tempo, andiamo a rinfrescarci e socializzare con i tifosi.

    È relativamente sorprendente scoprire che, per alcuni di loro, l’Hastings United è una sorta di lieto ripiego. C’è chi tifa Tottenham, chi Crystal Palace e chi altre compagini professionistiche; il tratto comune risiede nella critica per ciò che è diventata la Premier League, ovvero una fenomenale ma esosa macchina di sport-spettacolo.

    Il tutto espresso senza accanimento particolare, ma con rassegnato pragmatismo. Come dire: cinquanta sterline per un biglietto di massima serie sono troppe, ma al calcio dal vivo non si può rinunciare (alla fine il conteggio totale degli spettatori si assesterà sulle trecento unità). Facciamo amicizia con Dan Willett, simpatico dirigente locale e discreto esperto di calcio italiano (grazie alla vecchia esposizione a “Football Italia”, il programma televisivo che negli anni ’90 sdoganò la Serie A nel Regno Unito). È lui a invitarci a seguire il secondo tempo nella gradinata nord, assieme agli altri fedelissimi dell’Hastings United. Rettangolo verde a pochi metri di distanza, birra fresca in mano e safe standing: vero che non siamo testimoni dello stato dell’arte del football, ma l’atmosfera è godibile. I Claret & Blue alzano il ritmo e regolano abbastanza agevolmente gli avversari per tre a zero. Nell’euforia generale, ci scappa qualche pacca sulla spalla all’inatteso visitatore italiano che ha portato fortuna.

    Dopo i tre fischi conclusivi, seduto nell’ampia club house della società, Willett rievoca con trasporto il ricordo più bello: il raggiungimento del terzo turno di Coppa d’Inghilterra nella stagione 2012-2013, dopo aver battuto ai rigori l’Harrogate Town al Pilot Field (di fronte a quattromila spettatori e le telecamere di ESPN).

    Il 5 gennaio 2013 l’Hastings United e un migliaio di suoi affezionati affrontano così un lungo viaggio nel North Yorkshire. Il Middlesbrough vince per quattro a uno, ma gli ospiti si regalano un’avventura da tramandare ai posteri e una sostanziosa stampella economica.

    Nell’anno delle spettacolari cavalcate del Lincoln City e del Sutton United (da noi zavorrate dall’eccesso di retorica mediatica), un altro bel racconto che riconferma la quintessenza della cosiddetta magia della FA Cup – peccato che ormai le grandi squadre la affrontino come un eventuale premio di consolazione. Ringraziato e salutato il buon Dan, riguadagniamo in fretta il cuore di Hastings. Hai visto mai che perdiamo gli spettacolari epiloghi di Burnley-Hull City e Bournemouth-West Bromwich Albion, al pub. Missione Non-League completata con successo, comunque: un’esperienza gratificante soprattutto dal punto di vista umano, vista l’accoglienza e la convivialità.

    Se cercate una certa ritualità collettiva, un certo ossequio per le tradizioni e un ambiente evidentemente “genuino” e “popolare” (termini la cui declinazione positiva o negativa è a discrezione personale, ma in questo caso intesi come plusvalore), al di sotto della National League cascherete bene un po’ ovunque. Per chi vuole approfondire l’argomento, consigliamo i recenti libri di Nige Tassell, “The Bottom Corner“, e Dave Roberts, “Home And Away“. Se invece volete respirare l’aria esaltante del calcio britannico di una volta, sognando quelle terraces gremitissime, roboanti e pericolose tramandate da numerosi libri e filmati, rassegnatevi all’uso della macchina del tempo. A seconda del proprio grado di fanatismo e retromania, oggi ci si può accontentare della facciata del Craven Cottage e della breve passeggiata fra il City Ground e il Meadow Lane, di “I’m Forever Blowing Bubbles” e “You’ll Never Walk Alone”, del viaggio in metropolitana nello stesso vagone dei tifosi del Millwall e di tante altre chicche più o meno preconfezionate per i groundhoppers di tutto il mondo (compresa la rivista specializzata). Basta ricordarsi che ogni cosa ha il suo prezzo: caro, in genere.

    A scanso di equivoci, ci siamo passati anche noi e ci passeremo ancora: lo slogan “no al calcio moderno” suona tanto bene sulle bacheche di Facebook, ma la sua applicazione pratica risulta ancora un po’ complicata.

    D’altronde, se dovessimo mai incontrare un appassionato inglese sulla tribuna del “Liberazione” per il derby Omegna-Verbania, sotto sotto penseremmo che gli manchi qualche rotella.

    #MFTracks

    uno dei videoclip più noti (e costosi) degli anni ’80 è stato girato sulla spiaggia Pett Level, a circa metà strada fra Hastings e Rye: “Ashes To Ashes” di David Bowie, singolo principale dell’album “Scary Monsters” (1980). L’ennesima, azzeccata svolta stilistica per il Duca Bianco che, conclusa l’anno precedente la cosiddetta trilogia berlinese con “Lodger”, battezza il nuovo decennio abbracciando in modo ispirato le sonorità new wave. Il video – dove l’artista inglese rivisita in chiave elegiaca il personaggio dell’astronauta Major Tom – appare ora datato, ma va opportunamente contestualizzato per comprenderne la portata innovativa. Mal che vada, ascolterete una grande canzone pop (quando ancora questo genere aveva qualcosa di originale da esprimere, a livello sia sonoro che lirico).

    Se viaggi a Hastings non perdere:
    – il Castello di Hastings – dove vi verranno narrate le vicende della celebre Battaglia – e le vicine funicolari di epoca vittoriana (East Hill Cliff Railway e West Hill Cliff Railway) sono probabilmente le attrazioni turistiche più note della cittadina marittima dell’East Sussex.
    – Se doveste trovarvi ad Hastings nel fine settimana, e confidando nella grazia del clima, consigliamo una passeggiata domenicale nella città vecchia, a pochi passi dal porto. Tra case antiche, botteghe di antiquariato e cianfrusaglie assortite, pub/ristoranti tipici e chioschetti di pesce fresco, l’atmosfera è piuttosto caratteristica e piacevole. A un certo punto, pensate, ci siamo imbattuti in un’autentica reliquia del ventesimo secolo: un piccolo negozio di dischi aperto (che vendeva esclusivamente vinili)!

    Foto stadio ©Scott White/Hastings United Football Club/Monkey Business

    Fonti: The Best Of Hastings, The Daily Mail, Hastings United Football Club, Wikipedia, The Wycombe Wanderer

     

     

     

     

    Angelo Mora

    Angelo Mora

    Una vita professionale a spacciare rock and roll, una vita intera a rincorrere il pallone (con qualche sporadica sovrapposizione in fascia: Any Rubbish?). Ha intervistato Joe Strummer, gli AC/DC, Lemmy dei Motörhead e tante altre rockstar, ma ha tremato solamente di fronte a Marco Tardelli. Non distingue una salida lavolpiana da una transizione negativa, però si ritiene un grande intenditore di calcio. Proprio come te.

    Commenta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Simple Share Buttons

    NEWSLETTER

    Video, reportage e documenti inediti da tutto il mondo. Calcio internazionale, società e cultura.

    Perché “chi sa solo di calcio, non sa nulla di calcio” (José Mourinho)