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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • TURISTI PER CALCIO: NANCY, LE ORIGINI DI PLATINI

    Le sacche residue d’ignoranza, intesa come “non conoscenza”, rappresentano un problema più grosso di quanto sia lecito supporre, nell’Europa calcio-centrica del 2017. Pensate: è il primo pomeriggio del 3 giugno e in giro per Nancy (circa 108.000 abitanti, capoluogo del dipartimento della Meurthe e Mosella nella regione Grand Est) pare che a nessuno freghi molto della finale di Champions League che si giocherà fra qualche ora a Cardiff. Certo: qualche brasserie promette timidamente di trasmettere in diretta le immagini di Juventus-Real Madrid. La maggior parte delle persone è troppo occupata a passeggiare, mangiare il gelato e sorridere, tuttavia, per concentrarsi davvero sull’imminente duello in fascia fra Alex Sandro e Dani Carvajal. Insomma: gente distratta e poco motivata che preferisce godersi la vita, anziché rovinarsela col pallone, nel giorno in cui la città ospita la decima edizione della “Marche des Fiertés LGBTI“.

    Non aiuta il fatto che l’Association Sportive Nancy Lorraine sia appena retrocessa in Ligue 2, al termine della classica stagione iniziata male e finita peggio.

    L’entusiasmo per la squadra locale non può essere fisiologicamente alle stelle, quindi. Sono lontani i fasti di fine anni ’70 e, ormai, anche la vittoria della Coppa di Lega 2005-06 e il bel quarto posto del 2007-08. Al contempo, proprio quest’anno cade il cinquantesimo anniversario della fondazione della società. Quanto basta per allestire una mostra temporanea di memorabilia: il motivo principale della nostra visita a Nancy, ovviamente.
    La prima tappa del viaggio è la frazione di Tomblaine e coincide con una rapida ispezione esterna dello “Stade Marcel-Picot”, intitolato all’omonimo imprenditore e dirigente sportivo che ne patrocinò la costruzione. Un impianto inaugurato nel 1926, ma più volte rinnovato nel corso del tempo e, in particolare, fra il 1999 e il 2003; la sua capienza attuale è di circa ventimila posti, seduti e coperti.

    L’aspetto moderno (e un po’ freddo, osservandone solamente la facciata) non è bastato per ospitare il Campionato Europeo 2016.

    Il progetto di ulteriore ampliamento del Marcel-Picot è naufragato in fase ancora embrionale, infatti, tagliando fuori Nancy dalla mappa della manifestazione (assieme all’intero Grand Est, dove erano in corsa anche Metz e Strasburgo). Dopo un rapido spostamento varchiamo le porte del “Centre Commercial Saint-Sébastien”, nel cuore della città, sede dell’esposizione targata ASNL. In pratica, un negozietto a tempo caratterizzato da prodotti appositamente realizzati per il compleanno del club (sfiziose le riproduzioni delle magliette d’annata) e uno spazio altrettanto limitato che funge da museo, oltre a varie fotografie storiche appese lungo i corridoi.

    Dire “Nancy”, a proposito di calcio, significa innanzitutto dire “Platini”.

    Nato a un’ottantina di chilometri a nord, il giovane Michel debuttò nel professionismo indossando la divisa biancorossa, non prima di esser stato scartato dal settore giovanile del Metz. Fatale fu la misurazione del respiro durante alcuni test fisici, nel 1972; così narra la leggenda, con tanto di svenimento dopo aver soffiato nello spirometro.
    Nel 2012 il dottor Jean-Claude Michel ha confutato questa versione dei fatti, però. Secondo il medico di quel fatidico esame, il fiato corto di Platini era una scusa diplomatica: in realtà l’ingaggio del ragazzo sarebbe stato vincolato a quello del padre Aldo, come allenatore dei dilettanti del Metz. A prescindere dal vero e dal falso, si consolino i tifosi dei granata: prima di firmare per la EMI, pure i Beatles furono scartati dalla Decca Records.
    Tra il 1972 e il 1979 Platini condusse il Nancy – presieduto dal brillante e carismatico Claude Cuny – fino ai piani alti della Division 1 e alzò al cielo una Coppa di Francia da capitano. Ovvero il trofeo più importante conquistato dai lorenesi che, il 13 maggio del 1978, sconfissero il Nizza per uno a zero: gol del riccioluto nipote di emigranti piemontesi.

    Logico dunque che la maggior parte dei ritratti e dei cimeli custoditi nelle teche del Musée Éphémère ASNL riguardino Platini e/o quella finale disputata al Parco dei Principi di Parigi.

    Peraltro, un anno dopo il congedo ufficiale dall’attività sportiva con la Juventus, l’ex presidente della UEFA giocò la sua partita d’addio proprio a Nancy. Il 23 maggio del 1988 gli spettatori stipati nel Marcel-Picot ammirarono in campo Diego Armando Maradona, Lothar Matthäus, Zico, Gullit, Zbigniew Boniek, Hugo Sánchez, Igor Belanov, Paulo Futre, fra gli altri, oltre allo stesso Platoche alla guida di una selezione nazionale del biennio 1984-86.

    È difficile stabilire se l’opinione pubblica del paese abbia già perdonato Platini, dopo gli scandali che ne hanno minato la vicenda dirigenziale e macchiato l’immagine tra il 2015 e il 2016; in ogni caso, da queste parti hanno pochi dubbi su chi sia stato il più grande calciatore francese di sempre. La storia del Nancy non coincide col solo profilo del fuoriclasse di Jœuf, comunque.

    Anzi: per essere una “piccola” società di provincia mai scudettata, l’ASNL ha visto passare fra le proprie fila un numero elevato di personaggi di rilievo.

    Da Roger Piantoni (cresciuto nell’antenato FC Nancy e poi ceduto al grande Stade de Reims degli anni ’50 e ‘60) a Roger Lemerre (fra gli “anziani” che accolsero Platini in prima squadra); da Aimé Jacquet (ultimo club allenato prima di entrare nel settore tecnico federale) a László Bölöni (primo tecnico straniero in assoluto); dal fantasista marocchino Mustapha Hadji all’amato cannoniere irlandese Tony “Goal” Cascarino.
    Menzione speciale per due atleti che in Italia vengono spesso citati sarcasticamente: François Zahoui, primo africano della Serie A, e Oleksandr Zavarov, acquistato nel 1990 dopo due campionati non esaltanti a Torino (e grazie ai buoni uffici di Michel Platini, allora vicepresidente dell’ASNL, con Gianni Agnelli). Le loro magliette affisse alla parete testimoniano il bel ricordo lasciato a Nancy, se non altro.
    Arsène Wenger, infine, ingaggiato nel 1984 dal direttore sportivo Aldo Platini. Les Chardons, dal Cardo di Lorena che compare sullo stemma cittadino, furono la prima squadra da tecnico dell’alsaziano; la condusse fra alti e bassi per tre stagioni, concluse con la retrocessione in Ligue 2 del 1986-87. Un lavoro che valse il successivo ingaggio col Monaco, dove Wenger applicò più efficacemente i propri metodi innovativi e vinse i primi titoli come allenatore.

    Forse, ci vorranno altri cinquant’anni prima di rivedere un’altra mostra dedicata al Nancy; e chissà quanti altri, prima che nei dintorni nasca, cresca e si affermi un altro Platini (col rischio che i padroni del pallone europeo lo “scippino” già da adolescente, oggi).
    Eppure tradizione e passione calcistica prosperano in questa grossa area urbana a nordest dell’Esagono, anche a dispetto di una placida giornata primaverile dove le foot sembra essere l’ultimo pensiero collettivo. E se doveste trovarvi qui alla vigilia di un incontro decisivo per le sorti dell’ASNL, l’appuntamento per gli eventuali festeggiamenti sarebbe nella centralissima, maestosa e barocca Place Stanislas: la pur frusta locuzione di “splendida cornice” è del tutto pertinente, per una volta.

    Credits:
    Foto ©Monkey Business/Association Sportive Nancy Lorraine
    Fonti: ‘L’ASNL de 1967 à 2017 – 50 ans en rouge et blanc’, ASNL Story, Association Sportive Nancy Lorraine, L’Est Républicain, France Bleu, France Football, Holding Midfield, info-stades, ‘Le Roi – Gloria e Onta di Michel Platini’ (Jean-Philippe Leclair), Old School Panini, La Semaine.fr, So Foot, Stadium Box, Wikipedia

    Photogallery:

    Angelo Mora

    Angelo Mora

    Una vita professionale a spacciare rock and roll, una vita intera a rincorrere il pallone (con qualche sporadica sovrapposizione in fascia: Any Rubbish?). Ha intervistato Joe Strummer, gli AC/DC, Lemmy dei Motörhead e tante altre rockstar, ma ha tremato solamente di fronte a Marco Tardelli. Non distingue una salida lavolpiana da una transizione negativa, però si ritiene un grande intenditore di calcio. Proprio come te.

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