Testata giornalistica online

Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • VALENCIA, LA CREATURA DI MARCELINO

    Ci sono poche squadre in Spagna che sotto il profilo tattico sono all’altezza del Valencia. Marcelino Garcia Toral ha disegnato un sistema che rispetta gran parte dei principi difensivi che hanno sempre contraddistinto le sue creature e in compenso ne ha sacrificato qualcuno per dare al suo attacco una fluidità e una varietà che fanno di questo progetto quello di maggior respiro tra quelli che ha guidato. Il Valencia fa paura.

    Marcelino è un seguace del 4-4-2 e, di fronte a quelli che dicono che il modulo non conta, lui difende la supremazia del suo sistema di gioco preferito, sostenendo la sua tesi con numerose motivazioni.

    Quella di maggiore importanza, secondo il tecnico, è che questo modulo lascia spazio a tutti i profili tecnici possibili. Inserire Suso in un 3-5-2 o Cassano in un 4-3-3 può presentare delle difficoltà: qualunque tipo di giocatore è invece valido per il sistema di gioco rilanciato da Sacchi.

    E quello che il tecnico asturiano ha fatto per portare la sua idea verso una nuova dimensione è stato unire e rendere compatibili molti calciatori con capacità creative. Il Valencia crea fin dalla sua fase difensiva. Avendo a disposizione giocatori fisici come Kondogbia, Gabriel e Murillo, Marcelino ha dato un’impronta attiva alla sua fase difensiva, il che lo sta aiutando a mantenere sempre l’iniziativa. Grazie alle buone scelte in fase di pressione, è il Valencia la squadra che sceglie il ritmo dell’incontro e lo alza, perché per fisico e tecnica i suoi ragazzi sono più preparati per giocare così.

    Marcelino ha le idee chiarissime: non vuole neppure un secondo di tranquillità per la squadra avversaria.

    Ovviamente questo atteggiamento gli sta costando un po’ di affidabilità dietro: sarà sempre più facile difendersi in spazi ridotti che in quelli aperti, ma sta ampiamente compensando questa debolezza, dato che l’impatto di questa mossa nella transizione tra attacco e difesa è fantastico.
    Se parliamo di organizzazione nella fase di possesso del Valencia, parliamo di Dani Parejo, colui che ha il compito di effettuare il primo passaggio dando significato agli attacchi dei valenciani.

    Il capitano non passa tanto per passare, non gli interessa mostrare le statistiche per certificare un’ottima percentuale di passaggi riusciti (molto di moda in Spagna). Parejo mira a velocizzare il gioco e orientare il possesso verso la zona in cui pochi secondi dopo si creerà un vantaggio.

    Parejo pensa allo scacco matto e lo fa come uno scacchista professionista: osservando le diverse mosse.

    E questa particolarità sta risultando fondamentale affinché i due grandi talenti offensivi di Marcelino, i giovani Gonçalo Guedes e Carlos Soler, facciano la differenza con un’efficacia e una frequenza da súper crack. Guedes e Soler sono i regali che Marcelino ha voluto farsi. Sa che nessuno dei due è capace di fare quel lavoro difensivo che un tempo avrebbe chiesto ai centrocampisti esterni del 4-4-2, però paga volentieri questo prezzo perché accetta ciò che gli serve per trascendere. Per andare più in là. Senza due giocatori con questa magia – magia concepita in due modi molto diversi – in Spagna non si può continuare a fare punti al ritmo necessario per vincere il campionato. Sono indispensabili.

    Guedes è il centrocampista che svolge il ruolo di ala. Il suo compito principale è trasformare il contrattacco del Valencia in un’arma potente, e nei fatti ci sta riuscendo. La sua velocità nella conduzione non è accoppiata alla precisione, ma, nonostante ciò, rimane molto più interessante la sua straordinaria capacità di smarcarsi.

    Il giocatore, forse, più promettente della nuova nidiata portoghese ha un istinto naturale per lo smarcamento che lo porta a disegnare movimenti lunghissimi ed estremamente intelligenti.

    Comincia da un lato e può andare fino al vertice dell’area della fascia opposta. Il movimento impegna tre o quattro difensori, generando un caos posizionale che Zaza e Rodrigo, all’inizio le individualità di minor potenziale dell’undici titolare, stanno sfruttando perché la furbizia per muoversi nei contesti favorevoli non manca di certo a nessuno dei due. L’italiano più vicino al dischetto del rigore e l’ispano-brasiliano davanti all’area. I due stanno vivendo il miglior momento della loro carriera. Con la preziosissima collaborazione del niño Carlos Soler, che è il centrocampista con compiti d’interno e mezzapunta e la cui importanza è fondamentale sia per i due attaccanti che per il doppio centrocampista centrale.

    Uno dei problemi che ha patito di più Dani Parejo nella sua carriera è stato quello di non aver avuto un compagno specializzato nel gioco tra le linee. Di conseguenza i suoi passaggi verticali venivano neutralizzati dai limiti della propria squadra. Con Soler, Parejo può sfruttare questa possibilità e far perno sul possesso, scalando man mano che continua a controllare il gioco. E cosa rimane da aggiungere al supporto del canterano verso Zaza e Rodrigo se mette in mostra quella sua meravigliosa creatività capace di generare occasioni da gol con imbucate, cross in area e palloni solo da spingere in rete? Marcelino García Toral ha creato, a tempo di record, un sistema che crea vantaggi sia in difesa che in attacco.

    Per farlo, si è discostato da alcuni dei suoi dettami e ha mostrato una versatilità che nel calcio di oggi è indispensabile.

    E la cosa migliore è che l’ha fatto senza che la sua squadra smetta di essere sua. Questo Valencia sembra quasi perfetto.

    Foto copertina e articolo ©LaPresse

    Abel Rojas

    Abel Rojas

    Ex colonna di Ecos del Balón, collabora con prestigiose testate ed emittenti, come GQ e BeIN Sports. Sicuramente, il miglior analista calcistico di Spagna e punto di riferimento mondiale del fútbol. Ragazzo di gusti raffinati, in campo e fuori (una passione per Paco de Lucía è naturale per lui che viene dal sud della Spagna), in passato ha sbagliato qualche volta nella scelta della camicia (su nostro suggerimento ne ha bruciata una...). Quando la nostra analisi non coincide con la sua, iniziamo sempre a farci domande. E a pensare dove si è sbagliato.

    Commenta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Send this to a friend