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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • VIETNAM U23, UN MIRACOLO AD HANOI

    C’è un detto vietnamita che dice: Đầu xuôi đuôi lọt”. Un buon inizio solitamente porta a una lieta fine. Più di una persona deve averlo pensato nel Paese, visti i recenti eventi: l’incredibile cavalcata della nazionale al campionato continentale U23 è stata seguita da tutta la nazione. Fino ad ora, il Vietnam non ha avuto molto da festeggiare nel calcio. Le terribili vicende di guerra del Novecento hanno conferito al Paese un enorme fardello (storico, economico e politico) da portare con sé nel XXI secolo.

    Eppure il pallone è uno di quegli strumenti che unisce la popolazione e la crescita del calcio nel Sud-Est asiatico viaggia a ritmi vertiginosi. In Vietnam più che mai, soprattutto a livello emozionale.

    Un primo indizio lo si trova in una gara che apparentemente non contava nulla: nel 2014, il Vietnam ha ospitato la Coppa d’Asia femminile. In quell’ambito, la FIFA ha conferito alla confederazione asiatica cinque posti per il Mondiale dell’anno successivo: l’ultimo si gioca in uno spareggio tra le padrone di casa e la Thailandia. Ben 18mila persone si riuniscono al “Thống Nhất Stadium” per sostenere le Golden Girls locali. Nello stesso impianto che fu teatro di attacchi da parte dei Vietcong durante la Guerra, la nazionale perde 2-1, ma l’affluenza è superiore a quella della finale.
    A questo dato vanno aggiunte la crescita calcistica dell’intera zona (la Thailandia è capo-fila del progresso), la qualificazione della nazionale maschile alla prossima Coppa d’Asia e le partecipazioni del Becamex Bình Dương alla fase a gironi della Champions League asiatica (nel 2015 e nel 2016). Tuttavia, l’avventura dell’U23 vietnamita in Cina è stata qualcosa persino più grande.

    All’AFC U23 Championship, il Vietnam non partiva nemmeno tra i favoriti. I precedenti risultati in questa categoria erano tutt’altro che incoraggianti: mai superati gli ottavi. Anzi, con il nuovo formato (in vigore dal 2013), il Vietnam non ha giocato nell’edizione inaugurale; e due anni fa è tornato dal Qatar con tre sconfitte in altrettante gare.
    Qualcosa, però, è cambiato con l’avvento di Park Hang-Seo, il nuovo tecnico della nazionale dal 2017. Subentrato a Nguyễn Hữu Thắng, il sudcoreano ha portato un nuovo spirito.

    Concepisco la vittoria solo con umiltà, non con arroganza,

    dice il tecnico. Park era nello staff tecnico della Corea del Sud nel 2002, giunta in semifinale al Mondiale casalingo con Guus Hiddink alla guida. E non solo, perché era anche il tecnico dell’U23 sudcoreana in quello stesso anno, quando guidò la nazionale al terzo posto nei Giochi Asiatici, con molti protagonisti del Mondiale di qualche mese prima. Dopo un pellegrinaggio in patria che l’ha visto allenare anche il Sangju Sangmu FC (il club che ospita i ragazzi che devono completare il servizio militare obbligatorio in Corea del Sud), il calcio ha portato Park sulla panchina del Vietnam. L’U23 sembrava fuori dopo le prime due gare (1-1 contro la Palestina, sconfitta 2-1 per mano della Corea del Sud), ma il successo contro l’Australia ha ribaltato le carte in tavola.

    Più di uno tra i commentatori ha parlato del “Vietnam di Hiddink”, come se lo spirito di quella Corea del 2002 fosse ricomparso nell’U23 vietnamita.

    Da lì, il Paese ha cominciato ad assorbire le emozioni dell’U23. Le due gare successive sono state agoniche, ma il cuore dei vietnamiti è venuto fuori nei quarti e nella semifinale, assieme a un paio di giocatori che hanno spiccato, come il portiere Bùi Tiến Dũng o il fantasista Nguyễn Quang Hải (cinque gol nel torneo). Il piano tattico di Park ha fatto il resto, con un 5-4-1 molto raccolto: il possesso palla del Vietnam è stato bassissimo (24% contro l’Australia e 28% contro la Corea del Sud).
    Eppure, ce l’ha fatta. Due gare finite ai rigori contro Iraq e Qatar, che si sono concluse rispettivamente 3-3 e 2-2. Di fronte all’impegno dei propri ragazzi, la nazione si è mobilitata. Le scene ad Hanoi e nel resto del Paese sono state degne di una vittoria al Mondiale: ben 18 le aree destinate alla visione della finale, solo nella capitale.

    Secondo un dato rilasciato dall’AFC, CSM Media Research e KantarMedia Vietnam hanno rilevato che oltre 5,3 milioni di persone (circa la metà della popolazione televisiva nel Paese) ha visto la finale.

    Si dirà che la medaglia d’argento non è quella d’oro. E che la sconfitta in finale contro l’Uzbekistan, arrivata all’ultimo minuto dei supplementari sotto la neve incessante di Changzhou, è ciò che conta. Non è proprio così. La qualificazione al Mondiale U20 del 2017 e questo risultato provano che il calcio vietnamita sta accorciando il gap dalle big del continente, così come quello del Sud-Est asiatico. Le scene di giubilo al ritorno della squadra rendono bene l’idea di quanto il calcio sia seguito in quelle aree. E se il buongiorno si vede dal mattino, il calcio vietnamita può stare tranquillo sul suo futuro.

     

    Credits

    Foto copertina © Andy Ip (www.vsp.vn/di-bao-cung-u23/)
    Hanoi e i tifosi © Thẹ Prabster (www.vsp.vn/di-bao-cung-u23/)

    Gabriele Anello

    Gabriele Anello

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