AEM Lleida, Dani Rodrigo e la forza delle idee per rompere gli schemi

La Catalogna è storicamente luogo di fútbol, terra da cui partono e si diffondono rivoluzioni calcistiche destinate spesso a cambiare il modo di osservare e praticare questo sport. Questa volta, però, il messaggio non proviene da Barcellona, non c’entrano nulla né Cruijff né Guardiola, bensì Lleida (o Lérida in castigliano), città che dal capoluogo della Catalogna dista 160 chilometri e in cui il fútbol è vissuto con amore, anche dalle ragazze. In particolare da quelle della squadra infantil femminile (di età compresa tra i 12 e i 14 anni) dell’AEM Lleida, iscritta da tre anni alla categoria maschile e capace in questa stagione di conquistare il campionato con quattro giornate di anticipo, grazie a 19 vittorie, 2 pareggi e una sola sconfitta in 22 partite disputate (93 gol fatti, solo 25 subiti).
Artefice di questa incredibile impresa e portatore di un’idea allo stesso tempo coraggiosa e differente è Dani Rodrigo, tecnico della prima squadra femminile dell’AEM Lleida e soprattutto delle giovani calciatrici protagoniste dell’impresa che sta facendo il giro del mondo, sfatando tabù, superando le discriminazioni legate al sesso e dando al calcio femminile notorietà e attenzioni che spesso non riceve e delle quali, forse, avrebbe bisogno per fare il salto di qualità. Noi di MondoFutbol, sempre attenti al Gioco in ogni angolo del mondo, abbiamo voluto ascoltare direttamente dalla voce dell’allenatore il racconto del percorso che ha portato l’AEM Lleida infantil (categoria del settore giovanile che corrisponde ai nostri Giovanissimi) al titolo.

Come nasce l’idea di creare una squadra di sole ragazze? E perché farle competere nella categoria maschile?

L’idea nacque tre anni fa perché nella categoria femminile il livello di competitività era troppo basso e vincevamo spesso di goleada. Il primo anno non è andata benissimo, il secondo abbiamo terminato al terzo posto e quest’anno abbiamo vinto il campionato. Uno degli obiettivi è far crescere e migliorare queste ragazze per creare un’ottima cantera di giocatrici.

Quali sono state le difficoltà principali all’inizio? Quali le reazioni delle calciatrici e delle famiglie quando avete detto loro che avrebbero giocato nella categoria maschile?

Ci dicevano che eravamo pazzi, che le avremmo perse tutte, che sarebbe stato pericoloso per le ragazzine, ma abbiamo continuato a portare avanti la nostra idea. Insomma, all’inizio abbiamo trovato molti pregiudizi sulla nostra strada e il primo andò male. Dal secondo anno la situazione si normalizzò, non appariva più tanto strana, ci conoscevano e per tutti era normale.

Come siete riusciti a migliorare il rendimento di anno in anno?

Ci siamo riusciti perché lavoriamo tantissimo sull’aspetto tecnico-tattico, sugli schemi, che è quello in cui possiamo essere superiori ai ragazzi. Una percentuale di possesso palla altissima è stata il segreto.

Come pensano il calcio le ragazzine? Quali differenze avete notato tra loro e i coetanei maschi?

Sono più mature, interiorizzano i concetti più rapidamente, sono costanti e lavoratrici. Hanno moltissimo talento.

Secondo lei cosa significa questo successo per il calcio femminile?

Significa rompere gli schemi, dimostrare che, con l’impegno, la costanza e la speranza è possibile raggiungere qualsiasi risultato.

Anche altre squadre femminili di altri settori giovanili sono riuscite a vincere campionati negli ultimi anni (Rayo Vallecano e Madrid CF Femenino) però voi lo avete fatto in maniera più netta, dominante (hanno vinto il campionato con quattro giornate di anticipo, N.d.R.).

Sì, siamo una squadra solida in tutti i reparti: gran portiere, compatti difensivamente, con un centrocampo creativo e un’attaccante formidabile (37 gol in 22 partite finora, N.d.R.).

Parlando più in generale del calcio femminile, cosa serve affinché venga seguito maggiormente?

È necessario che le federazioni uniformino le competizioni, che i mezzi di comunicazione scommettano di più sul calcio femminile. Che le istituzioni e gli sponsor scommettano di più e allora il calcio femminile potrebbe crescere moltissimo.

E lei farà di tutto per contribuire a questa crescita?

Ovviamente, io sono uno dei tanti che amano questo sport, indipendentemente dal sesso.

Si ringraziano Dani Rodrigo per la disponibilità e Gerard, il vice-allenatore, per il materiale foto e video.

Foto ©AEM Lleida/MondoFutbol