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Al via Eredivisie e Ligue 1: intervista a Federico Casotti

di Carlo Pizzigoni (@pizzigo)

Cominciano, tra oggi e domani, due campionati molto interessanti che MondoFutbol ha intenzione di seguire con attenzione: la Ligue 1 e la Eredivisie. Per presentarli al meglio MF ha scelto di impegnare il pomeriggio di Federico Casotti, direttore di Goal.com Italia, che in passato ha commentato i due tornei per Sportitalia.

Interloquire con Fede è sempre una bella esperienza. La curiosità intellettuale che per Casotti ha sempre come base la coscienza civile e l’interesse extra sportivo, lo ha portato ha scrivere recentemente un breve reportage su una sua esperienza in Giappone.

Federico, milanese e amico di MondoFutbol, tende sempre a osservare dall’alto le cose, con quel necessario distacco un po’ da Nord Europa, che qualche volta mi fa paura ma per cui nutro ammirazione, e non dimentica mai la passione per il gioco.

Casotti è un intellettuale del movimento calcistico italiano, e non solo perché è un vorace lettore, ma appunto per la sua attenzione a tutte le cose che accadono dentro e attorno al mondo del football (lui scriverebbe senza U e O, lo perdoniamo) e alla sua notevole capacità di sintesi.

Visioni che ci regala ora su Goal.com Italia, ma che speriamo in qualche modo di proporre anche su MondoFutbol, a breve.

Oggi concentriamoci sul campionato olandese e su quello di Francia.

Fede, la prima passione non si scorda mai: in tanti associamo la tua voce a quella ufficiale della Eredevisie, che hai commentato per anni su Sportitalia. Oggi, come vedi questo campionato?

Perde qualche colpo. Credo sia l’onda lunga della Sentenza Bosman: si abbassa sempre più l’età media del torneo. Una volta questo campionato era anche una palestra di crescita, oggi o vai via dopo un anno anche solo discreto o, come si sta sempre più verificando, non riesci nemmeno a debuttare in Eredivisie, che già sei stato ceduto. In più preoccupa la stabilità finanziaria di diversi club. Il caso dell’Haarlem, fallito nel 2010, poteva inizialmente essere preso per un caso isolato, e invece stiamo vedendo che non è così: la crisi attraversa ormai diverse società. Penso a società importanti come il Twente, che in anni passati ha forse fatto il passo più lungo del dovuto nella colonna degli investimenti e ora si ritrova in piena crisi, con la necessità di rinegoziare il debito e sostanzialmente in mano al fondo Doyen. Questo esempio ha generato paura nelle squadre medio-piccolo. E questo si riflette in una generale perdita di competitività a livello generale. Se prima club come il Twente, o come l’AZ, potevano lottare e vincere anche un titolo, oggi tutti si guardano bene da porsi tali obiettivi: ne risente tutto il movimento, diventato ormai, sotto tanti punti di vista, meno ambizioso. Una volta la Eredivisie guardava con altezzosa superiorità il campionato dei vicini belgi, oggi, negli ultimi due-tre anni le distanze si sono molto ridotte.

Molto interessante. Quindi anche la formazione di giocatori ne risente.

Sì, certo: anche lì esiste un modello da evitare in ogni modo, quello di Ryan Babel. Talento cristallino, andatosene prestissimo dall’Olanda e poi sostanzialmente perso, rispetto al notevole potenziale. Oggi c’è il caso di Labyad, cresciuto in una società dove c’è il culto del settore giovanile, il PSV: è andato allo Sporting ed è già dovuto tornare indietro, al Vitesse. Ora vediamo quello che succederà con Depay, che sempre quasi essere andato via fuori tempo massimo, visto l’andazzo attuale, ed è un giovane del ’94. Di contro, è diminuita la capacità di fare scouting dei club: penso a società come l’Heerenven, maestra in passato in questo fondamentale. E oggi, ormai, i nomi grossi del campionato sono quelli “di ritorno”, Heitinga tornato all’Ajax e Kuyt al Feyenoord.

Zakaria Labyad (Vitesse)

Zakaria Labyad (Vitesse)

Questa perdita di competitività generale, limita immagino anche l’aspetto tecnico: nascono ancora i grandi allenatori?

Io credo che si stia facendo un po’ fatica a ripensarsi, a modernizzarsi, figli di una scuola davvero notevole come quella del passato. Comunque al PSV Phillip Cocu ha lavorato bene, attendo con grande curiosità Giovanni van Bronckhorst. Franck De Boer, sembra aver un po’ perso l’allure che lo circondava, dopo i suoi inizi.

Per quel che riguarda i tecnici, paradigmatica allora la situazione di Guus Hiddink.

La gestione della panchina della nazionale olandese è davvero incomprensibile. La sostituzione programmata non ha giovato a nessuno: né a Hiddink, al di là della sua effettiva volontà di incidere (e io qualche dubbio lo avrei: ormai la sua carriera il vecchio Guus l’ha fatta), né tantomeno a Blind. Così pare a tutti, e non ultimo ai giocatori, che la fiducia nell’attuale CT non era così corposa. Insomma, si è certo complicato il lavoro dell’ex difensore dell’Ajax.

Facciamo una radiografia alle due candidate principali al titolo della Eredivisie. Iniziamo dai campioni, che hanno perso Depay ma anche inserito un giocatore come Gaston Pereiro, io vedrò il PSV soprattutto per lui.

Il PSV ha giocato il campionato perfetto nella scorsa stagione, tutti i tasselli sono finiti nel posto giusto. Perde Depay, siamo tutti in attesa di vedere che impatto avrà l’ex Genoa Lestienne, di cui certo intravediamo il talento, ma la cui gestione mi sembra un po’ troppo complessa, per farlo rendere al meglio. Comunque, se Luuk De Jong continua a essere produttivo sotto porta e costante rimane il contributo di Guardado, potrebbero bissare il titolo. Attenzione anche a Pröpper, firmato dal Vitesse.

Gaston Pereiro (PSV)

Gaston Pereiro, nuovo numero 7 del PSV Eindhoven

L’Ajax è già stata eliminata dalla Champions, un colpo durissimo.

Questo è il sesto anno di De Boer sulla panchina, dopo quattro titoli consecutivi, ci stava che l’Ajax non rivincesse il campionato. In Champions a dire il vero l’anno scorso non è certo stata fortunata nel sorteggio, inserita in un girone con Barça e PSG. Certo ci si aspettava di più in Europa League. La botta di non qualificarsi per la Champions, quest’anno, peserà molto. Il club non ha fatto particolari colpi. Oltre al già citato Heitinga (un classico di casa Ajax riportare a casa un veterano), è arrivato una scommessa come Sanogo direttamente da Wenger, ed è stato inserito Gudelj, prelevato dall’AZ. E’ sempre un po’ tutto uguale a se stesso all’interno dell’Ajax, forse sarebbe il caso di cambiare formula.

Un nome, solo uno, da seguire.

Daley Sinkgraven, arrivato all’Ajax a gennaio proveniente dall’Herenveen. Visto l’andazzo raccontato prima, mi sorprendo che sia ancora in Eredivisie. Ha favoloso potenziale.

Daley Sinkgraven (Ajax)

Daley Sinkgraven, giovane talento (’95) appena passato dall’Heerenveen all’Ajax

Inizia oggi la Ligue 1. Ricordo ancora le tue cronache con l’amico Benoit Cauet. Era già iniziata l’éra del nuovo PSG, e tutto fa pensare che il dominio parigino continui.

Ovviamente. Vedere perdere il titolo al PSG sarebbe certamente una grande sorpresa (e intanto è pure arrivato Di Maria, e pare essere stato definitivamente confermato Ibra, anche se qui attenderei fino all’ultimo giorno di mercato per vedere se resta: occhio anche alle sirene inglesi). Laurent Blanc è rimasto sulla panchina, contro ogni pronostico e, da un certo punto di vista, anche contro ogni logica. Si è investito anche affinché a livello nazionale il titolo non possa nemmeno essere messo a rischio: quindi allungando la rosa, penso all’ingaggio di Stambouli. Hanno anche preso Kevin Trapp, il portiere dell’Eintracht, già promosso titolare, forse per metterlo in forte concorrenza con Sirigu, che credo paghi le performances non ritenute all’altezza, evidentemente, in Champions. Insomma, sono i più forti: gli avversari devono rivivere le gesta di Davide contro Golia se vogliono spuntarla. Il campionato però resta molto interessante, di buonissimo livello, e anche organizzato bene, al di là della querelle sulle retrocessioni da diminuire, su cui si può discutere.

Primo avversario dei parigini, il Lione. Mi pare che si sia creato un forte, e ancora maggiore radicamento sul territorio di questo club, col nuovo stadio, con gli investimenti mirati sul settore giovanile. Un progetto vero e interessante.

Concordo. C’è una continuità chiara nel progetto Aulas. Il Lione aveva vinto sette titoli consecutivi, ma attenzione, in pochi ricordano che erano anche i primi sette titoli dell’OL, che era una squadra senza palmares. Bisognava ripartire con raziocinio e intelligenza. E quindi con investimenti mirati su impianti , giocatori (penso a Morel, arrivato in estate) e settore giovanile, e grande senso di appartenenza diffuso, con calciatori anche provenienti o cresciuti in zona. Intanto, il vero colpo di mercato è il loro: aver trattenuto Lacazette.

Spostiamoci un po’ verso il Midi. OM e Monaco rimangono due bei posti per vedere calcio di alto livello.

Al Loco gli hanno smembrato la squadra, ma se vogliamo, possiamo trovare qualche lato positivo. Il più importante: sono partiti giocatori che avevano fatto bene o benissimo, ma che si apprestavano a vivere una stagione di difficile gestione, vedi Gignac o Payet.

E chi l’ha mai visto giocare con questa continuità, Payet?

Vero, però un tipino… Comunque sì, in generale è palese osservare come la qualità si sia notevolmente abbassata. Bielsa deve fare il Bielsa (costruire, trascinare l’ambiente: lì son tutti innamorati di lui, già), se l’OM vuol sperare di entrare nelle prime tre, suo massimo obiettivo.

Dimitri Payet (OM)

Dimitri Payet (OM), finalmente costante e a ottimi livelli con Bielsa

Anche il Monaco ha perso pezzi importanti, ma è arrivata una batteria di giovani di qualità.

Il percorso, negli anni, è stato evidentemente diverso rispetto a quello del Lione. Idea iniziale: investimento cospicuo, alla ricerca di grandi nomi (James Rodríguez, Falcao) e, à la fois, di prospetti di notevole interesse. Oggi, dismessi i capitali del russo, rimangono solo i giovani di qualità. Però c’è la qualità di cristallizzarsi a livello medio-alto. In ottica nazionale italiana, sono anche curioso di vedere se, in un ambiente del genere, pieno di giovani, si potrà rilanciare El Shaarawy.

Ok le big, ma c’è anche un bel movimento di classe media da seguire.

Beh, squadre storiche come il Nantes (da dove è partito il Nuovo Calcio francese, non dimentichiamolo), piazze come il Bordeaux o Lille del tuo amico Renard (Allez les Elephants, ndr): davvero un movimento interessante, anche se, io mi sono già preso la mia squadra. Come fai a non simpatizzare per il Gazélec Ajaccio? Per anni gli è stato impedito di giocare coi grandi. Prima perché non ne avevano i mezzi (e si sono autoretrocessi) e poi per la vecchia regola, che credo durava dai tempi di De Gaulle, per cui era vietato avere due squadre della stessa città in campionati maggiori (che è poi il motivo per il quale non ci sono derby cittadini in Francia). Adesso, è Vera Gloria, e il Gazélec gioca per la prima volta in Ligue 1.

Gazélec Ajaccio

La torcida molto calda e appassionata dei corsi del Gazélec Ajaccio, la squadra del cuore di Federico Casotti quest’anno in Ligue 1

Casotti tifoso del Gazélec, ok. Ma ora dimmi un nome, solo uno su cui puntare.

Forse è meglio focalizzarsi su quelli che devono dimostrare di valere davvero le tante belle parole spese per loro l’anno passato: Lacazette, Martial del Monaco e Thauvin dell’OM. Sapranno ripetersi?

Alexandre Lacazette (OL)

Il talento giovane e forte di Alexandre Lacazette dell’Olympique Lione

Federico ci indica la linea. E noi, suoi fan, ci prendiamo il privilegio di seguirlo. Grazie, e a presto su MondoFutbol.

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