Alex Iwobi, il giovane talento dell’Arsenal e della Nigeria

Iwobi ha segnato ancora. Non riesco a descrivere il modo in cui mi sento…

Sono le 19.43 del 2 aprile 2016 quando Augustine Azuka “Jay-Jay” Okocha prova a esprimere il proprio orgoglio in un semplice tweet. Perché ormai è chiaro che Alex Iwobi, suo nipote, può diventare una stella del calcio inglese.

Meno di 140 caratteri racchiudono una storia iniziata in Nigeria, ventidue anni fa.

Il 3 maggio 1996, mentre Alex Iwobi vedeva la luce a Lagos, Okocha era costretto a fare i conti con la bruciante retrocessione di un Eintracht Francoforte che di lì a poco avrebbe salutato. Nel suo destino c’era un viaggio in America, dove a luglio avrebbe preso parte alla XXVI Olimpiade con la maglia della Nigeria.
Nell’estate in cui Jay-Jay e magnifiche Super Aquile, guidate da Jo Bonfrère, danzarono di fronte al Brasile di Rivaldo, Ronaldo e Roberto Carlos, e batterono in finale la fenomenale Argentina allenata da Passarella, la famiglia Iwobi decise di lasciare la Nigeria alla volta dell’Inghilterra. Chuka, il padre del piccolo Alex, da giovane aveva sognato di dedicare la propria vita al calcio, salvo poi intraprendere gli studi in legge e diventare avvocato. Il trasferimento, che avviene nel settembre ’96, quando il bambino ha solo quattro mesi, permette a Chuka di aprire un proprio studio legale garantendo un buon futuro alla propria famiglia.

iwobi-familyDal 2002, in Inghilterra, c’è anche “Jay-Jay” Okocha. Sir Alex Ferguson lo ha prelevato a parametro zero dal PSG, salvo poi cederlo immediatamente al Bolton di “Big Sam” Allardyce. In poco tempo, Jay-Jay diventa un idolo del Reebook Stadium e, nel giro di due stagioni, porta i Trotters dal pericolo retrocessione a un passo dalla Coppa di Lega inglese, poi persa contro il Middlesbrough.
È il 2004. In quello stesso anno, Iwobi entra a far parte dell’Academy dell’Arsenal. E mentre muove i primi passi nel mondo dei Gunners, ammirando da lontano la squadra degli Invicibili, fa il tifo per il Bolton.

La prima maglia da calcio della mia vita era del Bolton e aveva il nome di mio zio sulla schiena. L’ho sempre visto come un modello, lui mi ha sempre detto di esprimere me stesso,

ha detto in un’intervista a FourFourTwo. Il percorso fino alla prima squadra è graduale, con gli alti e bassi che la crescita umana e calcistica di un giovane giocatore richiedono. Nel 2011, per la prima volta, indossa anche la maglia dell’Inghilterra (Under 16), prima tappa di un percorso che lo porterà, due anni più tardi, a esordire nella selezione Under 18. Nel frattempo, Arsène Wenger, un maestro di calcio che sa bene come riconoscere un talento, si accorge di lui. Nel settembre 2013, lo porta in panchina per una partita di Coppa di Lega, contro il West Bromwich. Così, in Inghilterra, ma soprattutto in Nigeria, ci si inizia a chiedere in quale nazionale maggiore voglia giocare Iwobi. Nonostante i pochi mesi passati a Lagos non possano nemmeno essere un ricordo, la Nigeria non ha mai abbandonato Alex.

La Nigeria è attorno a lui.

Nei pasti che gli prepara la madre (eba e zuppa di okra sono i suoi cibi preferiti), ma anche e soprattutto in suo zio, Jay-Jay, che delle Super Aquile è uno dei simboli più amati e idolatrati.

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“Io credo che nella vita si debba seguire il proprio cuore. Certo, ho cercato di persuadere Alex, ma la decisione di giocare per la Nigeria è stata chiaramente sua. È stato un percorso lungo e difficile, ma noi vogliamo mandare un messaggio a tutti i calciatori di origine nigeriana che vivono all’estero.”

Per me e Alex è come tornare a casa e la casa è dove è il cuore,

ha dichiarato, un anno fa, suo padre in un’intervista. Dal settembre 2015 a oggi, la crescita di Iwobi è stata impressionante. All’esordio con la maglia della Nigeria sono seguiti quelli con i Gunners, prima in Coppa di Lega, poi in campionato e successivamente in Champions League (a sorpresa, Wenger lo ha lanciato da titolare il 16 marzo scorso al Camp Nou contro il Barcellona). E le reti, segnate a Everton e Watford. “A prima vista, non sembra che ci sia niente di speciale in lui. Ma se lo si osserva con maggiore attenzione, si nota che Alex è sempre rapido nel trovare una sintonia con gli altri giocatori. Il calcio è percezione, capacità di prendere una decisione e di metterla in pratica. La percezione che Iwobi ha del gioco mi ha colpito particolarmente, così come la velocità con cui opera una scelta. Lui ha qualcosa che è davvero importante ad alti livelli: rapidità e comprensione del gioco.”

Parole di Arsène Wenger, maestro di calcio dall’intuito indiscutibile. E se lo dice lui, ci si può fidare.