Alexandre Lacazette

di Carlo Pizzigoni (@pizzigo)

Fonte: Gazzetta Gold

Illuminata da una luce calda, è sempre suggestivo attraversare le viette della Vieux Lyon. I ristorantini alla francese e tutto il resto della scenografia, con il Rodano che incrocia la Saona e la moderna cattedrale di Fouvrière, lassù, a rassicurare tutti, non hanno mai incontrato la figura di Alexandre Lacazette. Uno dei maggiori talenti di Francia, nato a Lione da una famiglia di origine della Guadalupa, Territori d’Oltremare, è infatti cresciuto a Californie. Sì, ma non la terra del Latte e Miele, l’estremo occidente degli USA, no: una piccola zona chiamata così all’interno del quartiere Mermoz, VIII arrondissement della città di Lione.

Quartier Mermoz - Lyon

Mermoz, il quartiere di Lione dove è nato e cresciuto Alexandre Lacazette

Banlieue, profonda.

Il suo palazzo, un affare di 13 piani senza la firma e l’attenzione di Le Corbusier. Però, lì davanti, un campo da calcio, probabilmente concessione agli investimenti statali sulle “zone urbaine sensible” (ZUS), quartieri che meritano una attenzione particolare, nell’ambito di una politica di rinascita delle periferie.

Ecco, evidentemente non l’élite.

Ma un posto dove Alexandre impara a crescere e ad adorare un pallone, dopo che sceglie di mettere da parte l’altro suo sport preferito, il nuoto. Gioca in una squadretta per ragazzi, prima si chiamava Élan e oggi è stata ribattezzata Club sportif Lyon 8. I colori, rosso e blu, sono quelli dell’OL, dell’Olympique Lyonnais, che in Italia sempre chiamiamo semplicemente Lione. Una squadra nata nel Dopoguerra e che ha sempre vissuto piena di complessi la rivalità col Saint Etienne, una delle compagini storiche del calcio transalpino. Fino ai primi anni del 2000, quando ha conquistato ben sette scudetti consecutivi, i primi della sua storia. Lì si è messa sulla mappa dell’élite del calcio francese, che poi ha preso però una improvvisa svolta con gli investimenti nel Paris Sainte Germain dei membri della famiglia che regge il Qatar.

Dopo avergli in passato sottratto i Fratelli Lumière (originari di Lione), Parigi si è presa anche la copertina dello sport più amato, che nella capitale aveva faticato ad attecchire realmente.

All’OL hanno necessariamente dovuto cambiare strategia, e il presidente Jean-Michel Aulas, uno degli uomini più in vista del calcio francese, ha deciso di iniziare un progetto fondato sui giovani. Grande attenzione alla formazione e il sogno, quest’anno realizzato, di uno stadio di proprietà, nuovo e modernissimo.

Jean-Michel Aulas - Olympique Lyon

Jean-Michel Aulas, presidentissimo dell’Olympique Lyonnais

Il Lione ha investito tanto sul territorio, ricercando giovani talenti un po’ ovunque. Ma il papà di Alexandre non si è fatto sedurre subito facilmente: “Fino a 12-13 anni giochi nella squadretta del quartiere e si diverta, poi se lo considereranno adatto, lo manderò all’OL.”

E infatti gli osservatori dei Gones, dopo una sfilza di “no”, hanno finalmente sorriso, per la risposta differente.

Lacazette non si spaventa per la giornata piena, che inizia alle 8 in classe, poi alle 16 è già pronto a scattare sui campi di Tola-Vologe, sognando di ripercorrere la strada del successo di Karim Benzema, nato proprio qui, poi alle 20 di nuovo a casa, coi libri aperti per studiare. In campo i compagni sono Loic Remy (oggi al Chelsea), ma anche Maxime Gonalons, Clement Grenier (un classe ’91 come Yannis Tafer e, appunto, Lacazette), Nabil Fekir, tutti ragazzi che ancora difendono i colori dell’OL, perché il progetto di Aulas, progredisce nel tempo fino ad affermarsi definitivamente: i ragazzi del settore giovanile affollano la prima squadra. L’OL è diventata l’orgoglio della città, anche più di quando si vincevano scudetti in serie.

E Lacazette è idolo della tifoseria.

Formato in una scuola dove l’abilità tecnica è sempre tenuto in conto, Alexandre abbina le sue doti da funambulo a quelle di goleador: l’anno scorso è stato capocannoniere della Ligue 1 con 27 reti, oltre che, soprattutto, è eletto miglior giocatore del torneo, davanti a Zlatan Ibrahimovic, che invece aveva trionfato nelle precedenti due annate. Il Lione è stata la squadra, l’unica che ha tenuto testa alla superpotenza PSG, classificandosi al secondo posto. Contro ogni pronostico, e probabilmente rinunciando ad alcune ottime offerte economiche Lacazette è rimasto all’OL, e non manca di tornare in Californie. Vive altrove ma almeno una volta a settimana, è lì in mezzo alla gente, spesso a vedere il suo fratellino che gioca lui pure a calcio.

Alexandre Lacazette e Nabil Fekir (OL)

Alexandre Lacazette e Nabil Fekir (OL)

Timido e piuttosto introverso, parla poco ma un sorriso lo regala a tutti. Non ha mosso le labbra nemmeno quando il presidente dell’Élan è andato a trovarlo consegnandogli la sua vecchia divisa: però si è arreso all’emozione e la maglia si è bagnata di lacrime.

Solo sudore invece c’è nella carriera di Lacazette, che tra i giovani non era certo considerato un fenomeno assoluto, anzi.

“Tante volte si parla di intelligenza dei calciatori, la pazienza deve rientrare nel pacchetto del giocatore intelligente, perché deve sapere riconoscere come e dove migliorare, e poi applicarsi: Lacazette rientra nella categoria a pieno titolo” ha sentenziato Remi Garde, prima direttore del centro di formazione del Lione, poi allenatore proprio di Alexandre.

Remi Garde e Alexandre Lacazette (OL)

Remi Garde e Alexandre Lacazette (OL)

Oggi ha un numero 10 sulla schiena, una grande attenzione anche dalla politica francese, a cui certo piace mostrare un ragazzo uscito dal ghetto delle periferie e mantenere sempre un approccio positivo alla professione e alla vita, e ha un sogno. Che Davide, torni a battere Golia, e che il progetto del suo Lione trovi il compimento massimo, arrivando a sfilare il titolo al PSG. Lui, sicuro, volontà e gol ce li mette certamente anche in questa stagione.

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