Almanacco Tedesco: Yasuhiko Okudera

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di Roberto Brambilla (@BobbyBrambo)

Un dilettante in Bundesliga

Negli anni Settanta il calcio in Giappone era un fenomeno in crescita, ma ancora circoscritto.
Dopo un buon piazzamento della Nazionale, preparata dal direttore tedesco Dettmar Cramer, ai Giochi Olimpici disputati in casa nel 1964, la Federazione si decise a creare un nuovo campionato, la Japan Soccer League.
Le protagoniste di questa lega, dopo la rinuncia delle compagini universitarie al momento della fondazione nel 1965, sono le formazioni legate ai grandi keiretsu, i raggruppamenti industriali che in quel momento stanno trascinando l’economia giapponese quasi sul “tetto del mondo”. In una di queste squadre, il Furukawa Electric, gioca a partire dal 1970 un ragazzo nato nel 1952 e che viene dal nord dell’isola di Honshū, quella su cui si trova anche la capitale Tokyo.

Si chiama Yasuhiko Okudera e come la quasi totalità dei suoi colleghi (fanno eccezione alcuni dipendenti stranieri, per esempio i brasiliani delle compagnie) di giorno è un impiegato dell’azienda elettrica, di sera e nei weekend un giocatore; nel suo caso un buon centrocampista, ottimo per il livello del calcio giapponese dell’epoca.

Tanto che, oltre a essere praticamente da subito titolare con il club, nel 1972 entra anche a far parte della rosa della Nazionale e nel 1975, a 23 anni, conquista il posto fisso con la squadra che tenta invano di qualificarsi alla Coppa d’Asia.


Ma l’essere in Nazionale gli dà due anni dopo, nel 1977, soprattutto una possibilità importante.
Quella di andare in Germania con la Nazionale di Hiroshi Ninomiya, dove il commissario tecnico ha organizzato alcuni stage con i tecnici tedeschi. In uno di questi viene notato da Hennes Weisweiler.
In quel momento l’allenatore del Colonia, ma soprattutto un monumento del calcio tedesco, quello che tra la metà degli anni Sessanta e la metà dei Settanta ha costruito il mito tecnico del Borussia Mönchengladbach.
Per lui che la stagione prima allenava (mal sopportato) il Barcellona di Cruyff e di Neeskens e che negli anni precedenti in Giappone ci era stato con il ‘Gladbach, Okudera è un giocatore “da Bundesliga”.
Il tecnico e la dirigenza del Colonia, allora tra i club di vertice, offrono al 25enne centrocampista giapponese un contratto.

Il ragazzo non è convinto, perché ha paura di non essere all’altezza e soprattutto perché trasferendosi in Germania e diventando professionista perderebbe il suo impiego alla Furukawa Electric, quello che se tornasse in patria gli garantirebbe il pane per la moglie e per la sua bimba di due anni.

Gli vengono incontro la stessa compagnia nipponica e le autorità calcistiche che, consapevoli dell’importanza per il movimento del Sol Levante del trasferimento, lo rassicurano:

Se non andrà bene, riavrai il tuo lavoro.

Okudera accetta. Non è solo il primo giapponese ma anche il primo asiatico a essere messo sotto contratto dalla Bundesliga, una lega che in generale, a parte qualche eccezione in quel periodo, non accoglie molti stranieri, anche europei.


“Oku” conquista Colonia

L’approccio del giapponese, atteso dalle parti di Colonia con la curiosità della “donna barbuta del circo”, è improntato alla cautela. Okudera non parla una parola di tedesco e deve abituarsi più che al clima (nella sua città le temperature sono più o meno le stesse di Colonia), alla vita tedesca e calcisticamente ai ritmi e alle metodologie di lavoro. Weisweiler, fine insegnante e conoscitore di calcio (i suoi corsi da allenatore alla Deutsche Sporthochschule di Colonia, che dal 2005 porta il suo nome, formeranno allenatori del calibro di Rinus Michels), non lo fa esordire fino a ottobre, dandogli il tempo di iniziare almeno a entrare nei meccanismi della squadra e dello spogliatoio.

Il giorno del debutto è fissato per il 22 ottobre contro il Duisburg in trasferta.
Ma al Wedaustadion l’esordio del giapponese è quasi da incubo.

Dopo pochi minuti dal fischio d’inizio il centrocampista stende un avversario in area e procura un rigore.
Anche se il suo compagno Harald “Toni” Schumacher lo para e il Colonia vince 2-1, le critiche su Okudera e sulla scelta del suo allenatore e della società iniziano a piovere. E lo faranno almeno per un paio di mesi, durante i quali, anche se in mezzo a tante difficoltà, Yasuhiko diventerà prima parte integrante della squadra poi titolare quasi fisso.

Il primo anno fu difficile – racconterà Okudera nel 2009 al sito della FIFA – non esclusivamente perché mi dovevo abituare alla Bundesliga ma perché avevo bisogno di tempo per adattarmi allo stile di vita tedesco.

Non un giocatore di eccelsa classe, ma con buoni mezzi fisici, con voglia di imparare e soprattutto molto affidabile.
Uno che sa un paio di cose ma che le fa benissimo. In più ha un carattere che conquista lo spogliatoio.
In un gruppo di giocatori dal grande tasso tecnico e dall’ancor più grande ego (tra gli altri “Toni” Schumacher, Dieter Müller, Heinz Flohe e “Cavallo Pazzo” Elkjær) lui, per educazione e cultura portato alla misurazione, funziona quasi come un armonizzatore.

Tutti gli vogliono bene: è solo “Oku”.

E il 25enne, che un anno prima giocava in una lega amatoriale, è una delle pedine meno appariscenti ma più importanti per il cammino del Colonia sia in Bundesliga che in Coppa di Germania. Proprio nella Dfb-Pokal, nel dicembre 1977, segnerà i primi gol di un asiatico in una competizione tedesca nel 9-0 contro il Rot-Weiss Essen.

Il contributo più importante Okudera lo dà nelle ultime giornate di campionato nel pieno della lotta punto a punto con il Borussia Mönchengladbach. Realizza quattro reti nei tre match conclusivi, una delle quali si può considerare quasi decisiva.

Alla penultima giornata il Colonia sta pareggiando 1-1 in casa con lo Stoccarda del bomber Ottmar Hitzfeld (sì, il futuro allenatore del Bayern Monaco e del Borussia Dortmund) a dieci minuti dalla fine, quando Gerd Strack mette un cross dalla destra, un pallone morbido sul secondo palo. Dietro i difensori degli Schwaben spunta proprio il giapponese, poco meno di 180 cm, che in tuffo supera Roeder. 2-1 e partita decisa.
Una settimana dopo, il 29 aprile Okudera segnerà ancora, due volte, e il Colonia porterà a casa per differenza reti l’ultimo titolo della sua storia. Un trofeo che fa coppia nella bacheca con la Coppa di Germania conquistata contro il Fortuna Düsseldorf nella finale vinta 2-0 a Gelsenkirchen. Con “Oku” in campo.


Una doppietta storica sia per Okudera, sia per la squadra di Weisweiler, orfana proprio da quella stagione del faro e bandiera Overath. In riva al Reno, sotto la magnifica cattedrale, Yasuhiko starà altri due anni.
Dal punto di vista dei risultati l’asiatico non vincerà più nulla (i suoi finiranno due volte a cavallo della zona Uefa) ma si toglierà ancora delle soddisfazioni. Stavolta nelle competizioni europee. Nel 1978-1979 il Colonia, in cui sta prendendo sempre più spazio il 19enne Pierre Littbarski, arriva fino in semifinale.
Dopo aver eliminato i Rangers ai quarti, ai tedeschi tocca il Nottingham Forest di Brian Clough, al debutto nella competizione.

L’andata si gioca al City Ground ed è una partita bellissima. Nel fango e con tanta battaglia.
Tedeschi avanti 2-0 dopo 20 minuti, raggiunti e sorpassati 3-2 dai “Garibaldi Reds”.
Al 80′ Weisweiler inserisce il giapponese e nella prima azione utile in campo aperto riesce ad arrivare al limite dell’area e con un tiro di destro sorprende Peter Shilton. È 3-3.

Un pari prezioso che però non servirà per arrivare in finale. Gli uomini di Weisweiler perderanno 1-0 in casa e saranno eliminati. Sarà forse il punto più alto di Weisweiler al Colonia. Nel 1980 il tecnico lascerà la squadra e insieme a lui verrà ceduto il giapponese.


Purgatorio a Berlino, resurrezione a Brema

Con la fine dell’avventura a Colonia finisce temporaneamente anche quella in Bundesliga di Okudera.
Ad acquistarlo infatti è l’Hertha Berlino, che nel 1980-1981 gioca la seconda serie e ambisce alla promozione.
Un traguardo perso dai bianco-blu per due punti, con il centrocampista giapponese autore di ben otto gol, record personale in una singola stagione in Germania. Gli Herthaner finiscono terzi (nonostante le 123 reti segnate), dietro all‘Eintracht Braunschweig e soprattutto al Werder Brema. Qui allena il secondo tecnico fondamentale della carriera di Yasuhiko: Otto Rehhagel.
All’epoca ha 43 anni ma ha già una discreta esperienza, tra Saarbrücken, Offenbach e un biennio a Dortmund.
Al Werder è già stato brevemente nel 1978 ma questa volta arriva per rimanerci. Per 14 anni, fino al 1995.

Otto ha in mente per “Oku” un’idea che cambierà la vita calcistica all’asiatico. Lo cerca, gli offre un contratto.
Yasuhiko, felice dell’interessamento di un club di Bundesliga, spera di giocare a centrocampo, mentre Rehhagel gli propone di provare come terzino con licenza di avanzare. E non più a uomo come era abituato, ma a zona, una scelta rivoluzionaria anche per l’intero calcio tedesco.

Il futuro ct della Grecia allunga la carriera al 28enne nipponico e lo valorizza, aiutato anche dal fatto che Okudera ormai è pienamente integrato. Parla e capisce decentemente il tedesco, ha preso i ritmi europei e nella sua ormai patria d’adozione ci ha fatto nascere pure il suo figlio maschio. Un insieme di fattori che portano il ragazzo a diventare, da terzino, uno dei punti fermi di un Werder che si trasforma nella prima metà degli anni Ottanta da formazione di medio-bassa classifica a squadra che può lottare per l’Europa e per il titolo con giocatori del calibro di Rudi Völler, arrivato nel 1982. Un Meisterschale che Okudera non riuscirà comunque a conquistare, nonostante tre secondi posti, tra cui due (1984/1985 e 1985/1986) proprio in extremis dietro la corazzata Bayern Monaco.


Nell’estate 1986, con la delusione ancora forte per il campionato perso (due sconfitte nelle ultime due giornate con il match point buttato con l’errore dal dischetto di Michael Kutzop), 34 anni e i figli che stanno crescendo, il giapponese decide di tornare in patria. 259 partite e 34 gol dopo l’esordio contro il Duisburg.

Tornerà in Nazionale e al suo Furukawa Electric, dove chiuderà la carriera vincendo nel 1987 il titolo di campione d’Asia con il club con cui era cresciuto e con cui inizierà anche la carriera da dirigente nel 1993 nella neonata J-League, di cui lui è stato un grande sostenitore.

Tra i primi uomini che Okudera ha voluto con sé al JEF United Ichihara Chiba (così viene rinominata la società con il passaggio al professionismo) c’è Pierre Littbarski con cui aveva diviso lo spogliatoio a Colonia.
Con il berlinese campione del mondo nel 1990 in panchina, nel 1998 comincerà anche la sua avventura da presidente con lo Yokohama FC, carica che ricopre tuttora. Lo porterà dalla Serie B alla J-League.
In Europa ci tornerà per guidare da dietro la scrivania il Plymouth Argyle e per ricevere un omaggio indiretto dalla Germania.

Nel 2006 sarà lui, insieme al sudcoreano Cha Bum-kun ex giocatore di Darmstadt, Eintracht Francoforte e Bayer 04 Leverkusen, a essere invitato al sorteggio del Mondiale giocato proprio nella Repubblica Federale.

Un torneo che da calciatore Okudera, a differenza del collega, non ha mai giocato.
Una mancanza che non offusca la considerazione per il giapponese che nel 2014 è stato inserito nella Asian Football Hall of Fame come membro fondatore. Prima di tutti. Come sempre.