Bundesliga 2015-16: Sandro Wagner

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di Roberto Brambilla (@BobbyBrambo)

Orgoglio bavarese

Ich bin Bayer, ein Münchner Lokal-Patriot. Und für mich bedeutet Heimat extrem viel.

Sono un bavarese, un “patriota” di Monaco. Per me la mia terra significa molto.

Una dichiarazione d’amore e un manifesto esistenziale, srotolato recentemente ma che spiega il rapporto tra Wagner e la sua città, quella in cui è nato e cresciuto. Anche calcisticamente. Dopo gli inizi del FC Hertha München, polisportiva del sud della capitale bavarese, a 8 anni Sandro è arrivato al Bayern Monaco. Lì rimarrà dal 1995 al 2008, salendo tutte le categorie giovanili, fino alla prima squadra.

Nella A-Jugend, la nostra Primavera avrà come compagno un ragazzo come lui oltre 190 cm, figlio di un allenatore del Bayern e che come Wagner farà fortuna lontano dalla Baviera. È Mats Hummels, attuale capitano del Borussia Dortmund.

Wagner, di professione attaccante, è uno che segna (non moltissimo) e che lotta. Sempre. Anche quando viene aggregato alla squadra riserve, guidata dal “guru” Hermann Gerland, formazione in cui debutta nel maggio 2006.

wagner-514Lì di gol se ne vedono pochi (2 in 44 partite), ma Ottmar Hitzfeld, nella sua vita precedente un centravanti da più di 150 reti in carriera, in lui vede qualcosa di buono. Tanto che l’ex ct della Nazionale svizzera lo aggrega alla prima squadra per la preparazione della stagione 2007-2008.

È la squadra (ancora per poco) di Toni, di Podolski, di Klose e di Santa Cruz. Tutti però eccetto Miro sono infortunati e Sandro, appena ventenne, “vede” il campo. Serve un assist e segna anche un gol nella semifinale della Supercoppa di Germania (l’ultima edizione con il formato torneo) ma per il resto la sua sarà solo una “toccata e fuga”.

Quattro presenze in Bundesliga, con un solo “gettone” da titolare, nel 3-0 contro l’Hannover; poi tanto Bayern II e la voglia di giocare.

Duisburg, Brema e Kaiserslautern: in giro per la Germania

A 21 anni, con una discreta esperienza in Regionalliga e tra i professionisti, per Sandro è ora di partire.
A Monaco per lui c’è poco spazio e Wagner, la cui immagine viene gestita da un’agenzia che fa capo a Michael Rummenigge, fratello di Karl Heinz dirigente del Bayern, sceglie Duisburg.

Un club con una discreta tradizione e un’atmosfera familiare, l’ideale per uno come Sandro che per la prima volta lascia la sua amata Baviera per il Nordrhein-Westfalen. L’impatto con la squadra neoretrocessa dalla Bundesliga e che punta forte sui giovani è ottimo.
Prima partita, 2-2 con l’Hansa Rostock: 85 minuti, con un gol e un assist.

In quella stagione mostrerà molto del suo repertorio fatto di colpi di testa, di un buon destro, ma anche di movimenti e sponde intelligenti. E gol, sette, tra cui due doppiette, una contro l’Ingolstadt, squadra bavarese come lui.
Duisburg_WagnerUn buon rendimento da seconda punta in un 4-4-2 o come unico riferimento offensivo nel 4-2-3-1, favorito nella seconda parte di stagione anche dalle buone palle che gli serve Änis Ben-Hatira e che gli vale il posto nella Nazionale under 21, che tra il 2008 e il 2009 si sta avviando verso il campionato europeo di categoria.

Non è un titolare fisso, anche perché quella è forse una delle selezioni giovanili tedesche più forti di sempre.
Una formazione che in finale contro l’Inghilterra aveva in porta Manuel Neuer, in difesa Jérôme Boateng, a centrocampo Hummels e Khedira, tra i trequartisti Mesut Özil e come unica punta Wagner, quest’ultimo sostituto designato di Dejagah fermato per squalifica. E Sandro non delude.
È lui che chiude la partita con i britannici, siglando tra il 79° e l’84° una doppietta per il 4-0 finale.

Due contropiedi e due bei gol che lo fanno scoprire agli inglesi, ai club, ma soprattutto ai media, che lo paragonano a un altro spilungone, magro e con discreti piedi, Peter Crouch. Il Duisburg, con cui ha formato un triennale, riesce però a trattenerlo, nonostante l’avvio del 2009-2010 sia “a razzo”. Cinque gol nelle prime quattro partite, con la doppietta decisiva contro il FSV Frankfurt al debutto. Un momento di forma straordinario, mai vissuto in carriera, interrotto da un infortunio grave ai legamenti del ginocchio. Uno stop lungo che di fatto chiuderà la sua esperienza a Duisburg.

Nel gennaio 2010, mentre sta ancora svolgendo la riabilitazione, lo acquista infatti il Werder Brema di Thomas Schaaf. L’impatto con la città del Nord e con un ambiente completamente nuovo non sarà facile. L’infortunio lo tiene lontano dal campo fino a fine marzo 2010 e l’ultimo scorcio di stagione Wagner lo passa con le riserve del Werder, prima di essere di nuovo a disposizione per la stagione successiva.

Schaaf, ora all’Hannover, lo aspetta, lo fa esordire in Champions League (avversario, scherzo del destino, il Tottenham di Peter Crouch) ma non gli affida mai continuativamente la maglia da titolare, se non tra marzo e aprile 2011.

Per otto volte consecutive parte dal primo minuto, segnando cinque reti.
Ottime prestazioni che certificano una caratteristica di Sandro: per giocare bene deve partire dall’inizio.

Ho bisogno di entrare in gioco e per me questo necessita tempo,

racconterà nel 2013 a 11 Freunde. Infatti quando tornerà a fare la riserve la porta non la vedrà più.
Tanto che il Werder Brema decide di cederlo in prestito per 18 mesi, per dargli spazio. È il gennaio 2012 e il nuovo inizio per Wagner dovrebbe essere il pericolante Kaiserslautern di Kevin Trapp.

L’esperienza con i Diavoli Rossi dura sei mesi ed è un disastro.

Gioca, non segna una rete e quando finirà all’Hertha e ritornerà da avversario sarà alquanto chiaro sull’esperienza al “Betzenberg”.
Alla “Bild” dichiarerà fuori da denti:

Andarci fu un errore gigantesco, il tempo passato lì una catastrofe. Calcisticamente non mi sono abituato non avevamo una squadra e fuori non mi sono mai trovato bene.

Una sentenza come la retrocessione per il Kaiserslautern.

Wagner_KaiserslauternLost in Berlin

Una squadra, anzi due che non lo vogliono più e una possibilità, la seconda per ripartire.
È questa l’estate 2012 di Sandro Wagner, dopo la decisione del Kaiserslautern di non proseguire con lui e la non volontà del Werder di riprenderselo.

La via d’uscita si chiama Hertha Berlino.

In quella stagione, la 2012-2013, giocherà in seconda divisione ma è un club di prestigio, con prospettive di immediata risalita. La promozione arriverà con la Zweite Bundesliga vinta con ampio vantaggio ma Sandro nell’undici dell’olandese di Jos Lukukay sarà solo un comprimario. Realizzerà cinque reti, di cui due in una sola settimana contro Jahn Regensburg e Union Berlino ma nella seconda parte si accomoderà più in campo che in panchina con il suo allenatore che gli preferirà spesso il colombiano Ramos, con il suo ex compagno Ben-Hatira nella batteria dei trequartisti.
Quelle saranno le gerarchie anche nel 2013-2014 con gli spazi che per lui addirittura si ridurranno, anche per un infortunio e per due squalifiche (un rosso diretto contro l’Hoffenheim).

La sua particolare struttura fisica, la sua minore duttilità e soprattutto la sua minore efficacia realizzativa lo fanno scendere nella considerazione del tecnico. I gol saranno solo due, uno nella sconfitta 2-1 contro il Bayer Leverkusen, l’altro decisivo di testa nalla vittoria con lo stesso punteggio con lo Stoccarda, entrambi segnati quando è partito dal primo minuto.


Un bottino magro che sarà ancora peggiore nella stagione successiva. Colpa di un Hertha impantanata nelle paludi della zona retrocessione, un gioco non proprio adatto per le punte e, da febbraio 2015, dall’arrivo del nuovo tecnico, la leggenda degli Herthaner, Paul Dardai. L’ungherese non vede nello spilungone di Monaco l’attaccante ideale per i suoi. Emblematico il pensiero espresso al “Berliner Kurier” prima di un match delicato in casa dello Stoccarda.

Non ha giocato dall’inizio in precedenza, non è il tipo di giocatore per le trasferte. Forse per squadre che stanno molto più sopra di noi in classifica.
Ma non nella nostra situazione.

Panchina. Tribuna. Ultimi minuti.

È questo il leitmotiv dell’ultima parte della scorsa stagione per l’attaccante. Un trattamento basato solo sulle caratteristiche e non sull’atteggiamento (mai criticato da Dardai) che è il preludio di quello che succederà in estate. Wagner, insieme ad altri quattro suoi compagni vengono messi ai margini, esclusi dagli allenamenti e dal ritiro di Schladming. I berlinesi hanno diverse offerte, soprattutto dall’Inghilterra (si era parlato di 10 milioni dall’Aston Villa), ma il giocatore vuole rimanere in Germania.

La destinazione è Darmstadt in Assia, dove gioca una delle neopromosse.

Prima di lasciare la capitale si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Lodi alla correttezza personale di Dardai ma una frecciata al suo ormai ex tecnico non se la lascia sfuggire:

Mi manca il senso del gol? Sarebbe normale se me l’avesse detto un allenatore come Schaaf che ha allenato 500 partite da professionista, non uno che ne ha fatte 15.

Wagner_DarmstadtDarmstadt e il fattore Dirk

Una città che riassaggia la Bundesliga dopo 33 anni e una squadra che nel 2012 ha rischiato addirittura di sparire e che negli ultimi due anni ha conquistato due promozioni consecutive, entrambe ai playoff e vietate ai “deboli di cuore”.
In questo contesto, al Darmstadt, arriva Wagner. A trovarlo uno degli artefici di questo piccolo miracolo sportivo.
È Dirk Schuster, 48 anni, l’unico allenatore dell’attuale campionato tedesco che si è formato nella ex Germania Est.

Un tecnico che ama il gioco collettivo e che ha il merito di prendere “per il verso giusto” Sandro.
Come racconta lo stesso Wagner a 11 Freunde, Schuster gli ha sempre parlato e gli ha espresso la sua fiducia. Non gli mette pressione, lo responsabilizza, gli lascia delle piccole libertà, per esempio riguardo alla gestione degli infortuni. E in campo, dopo le prime partite vissute in gran parte in panchina con un minutaggio crescente, Sandro è titolare, come unica punta in 4-1-4-1 o in un 4-4-1-1.

Il debutto dal primo minuto avviene alla sesta giornata è proprio contro il “suo” Werder. E arrivano due gol. Rigore e colpo di testa e tre punti per i Lilien.

Da quella partita giocherà, tranne una partita saltata per squalifica, quasi ogni minuto delle partite del Darmstadt.
Match in cui l’ex Hertha Berlino corre, fa sponde, lotta. E segna. Non tantissimo, ma più di come aveva fatto in passato.
È uno dei leader della squadra di Schuster, con una predilezione particolare per le grandi e per le formazioni di cui ha già vestito la maglia. Reti al Borussia Mönchengladbach, Bayer Leverkusen e Bayern Monaco (con la fascia di capitano) e l’ultimo gol al Werder. In mezzo un’altra sola doppietta. Contro l’Hannover. Due gol da “attaccante d’area” contro Thomas Schaaf, proprio il tecnico che non gli aveva dato mai fiducia piena ai tempi del Werder.

Adesso Wagner ha un altro obiettivo, oltre ad arrivare in doppia cifra. Quello di mantenere il Darmstadt in Bundesliga, un’impresa che varrebbe come un Meisterschale.