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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • BUNDESLIGA 2015-16: YOSHINORI MUTO

    di Roberto Brambilla (@BobbyBrambo)

    Yoshinori Muto, un (altro) giapponese sul Reno

    Tra Tokyo a Mainz ci sono circa 12 ore di volo, passando per l’aeroporto di Francoforte. La distanza tra la metropoli giapponese e la città del Carnevale più famoso di Germania, su un campo di calcio però è decisamente ridotta.
    Merito anche di quello che è successo sabato alla Coface Arena di Mainz per opera di un 23enne di Tokyo, di ruolo attaccante. Si chiama Yoshinori Muto e fino al 14′ del match casalingo della terza giornata di Bundesliga contro l’Hannover 96 per i tifosi dei Nullfünfer era il “sostituto” di un idolo dei Shinji Okazaki, miglior goleador giapponese nella storia del campionato tedesco passato al Leiceister City nell’estate 2015. Poi poco prima del quarto d’ora un sinistro incrociato sull’assist di Jairo e alla mezz’ora un colpo di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo hanno indirizzato la partita verso i padroni di casa. Una doppietta che potrebbe essere il primo capitolo di un libro stampato con i caratteri mobili di Gutenberg, nativo proprio di Mainz ma scritto con i kanji e i katakana della lingua del Sol Levante.
    E che solo due anni fa sembrava impossibile da immaginare.

    Un universitario tra i big della J-League

    Un buon calciatore e un buon studente.

    Yoshinori, il cui nome significa “uomo probo” (quando si dice nomen omen) fino al 2013 è soprattutto questo.

    Classe 1992, entra nelle giovanili del FC Tokyo a 13 anni. Nell’Academy dei rossoblù esordisce nell’Under 15 e nel 2007 porta i ragazzi della sua categoria, giocando come centrocampista esterno alla semifinale della Prince Takamado Cup, il torneo giovanile più importante del Giappone, realizzando otto gol. Dopo la promozione nell’Under 18 dove impara a fare anche il terzino, nel 2010 si iscrive all’università. E non una qualsiasi: l’Università Keio, il più vecchio istituto di istruzione superiore del Paese, nato nel 1858, cioè prima dell’inizio dell’era Meji (quella del Giappone moderno) e da cui sono usciti artisti, uomini d’affari e politici, come Junichirō Koizumi, ex primo ministro tra il 2001-2006. Lì Yoshinori studia economia (come il suo capitano in Nazionale Nagatomo) e gioca a calcio. Partecipa ai campionati universitari e alla Coppa dell’Imperatore (aperta in Giappone anche alle società dei college), conquistando il premio “rookie dell’anno” e venendo incluso dal 2012 e nel 2013 nel roster del FC Tokyo, la sua vecchia squadra che milita della J-League, come “Special designated player”, una formula che permette alle società della massima serie giapponese di avere un giocatore universitario in rosa, pur senza metterlo formalmente sotto contratto. In altre parole Muto si allena con i professionisti, ma è un dilettante.

    Partite? Una.

    Ranko Popovic, l’allenatore serbo del club giapponese, attualmente al Saragozza, lo mette in campo solo il 6 luglio 2013 contro il Sanfrecce Hiroshima. Pochi secondi al posto di Keigo Higashi nel recupero e un match che finisce con una sconfitta 1-0 all’ultimo secondo per l’undici della Capitale.

    La svolta made in Italy firmata Ficcadenti

    Dicembre 2013. Dopo due anni abbastanza deludenti la dirigenza del FC Tokyo decide di cambiare allenatore.
    Via Popovic, dentro Massimo Ficcadenti, reduce dalle ultime due esperienze non fortunate con il Cagliari.
    Più o meno contemporaneamente la società offre a Muto il primo contratto professionistico. Il tecnico italiano, amico di lunga data di Alberto Zaccheroni, allora ct del Giappone, si accorge in allenamento delle qualità del ragazzo, molto veloce, estremamente tecnico (è sinistro naturale ma calcia più che discretamente con il destro), anche se acerbo dal punto di vista tattico e un po’ “leggero” sotto il profilo fisico (1,78 cm per 72 kg). Lo schiera nel 4-3-3 in diverse posizioni, da esterno nel tridente fino a prima punta e l’impatto è da urlo. In una stagione non strepitosa per l’undici della Capitale il numero 14 dei rossoblù in 33 partite timbra il cartellino 13 volte, piazzandosi quarto nella classifica cannonieri insieme al brasiliano Pedro Junior e lo sloveno Milivoje Novaković. Inizia a segnare all’ottava giornata nel 2-0 con il Cerezo Osaka concludendo una combinazione con un compagno e finisce alla 31esima fissando il punteggio sul 2-2 finale.

    Gol in campo aperto, ma anche di opportunismo e qualcuno pure di testa, nonostante non sia il suo fondamentale preferito.

    Qualità che valgono anche la chiamata a settembre 2014 di Javier Aguirre, ct messicano della Nazionale. Esordio in sordina il 5 settembre (42 minuti nello 0-2 con l’Uruguay) e prima rete quattro giorni dopo con il Venezuela con una sgroppata di 30 metri e tiro sul primo palo.

    Yoshinori Muto (Japan)

    Nel 2015 (la J-League si disputa nell’anno solare) Muto ricomincia da dove aveva finito. Con una doppietta con il Gamba Osaka. Il primo gol con un movimento di protezione del pallone, il secondo con un tiro da fuori area. Nella fase iniziale ne metterà in porta altri nove in 16 partite, quasi la metà dell’intero bottino dell’attacco dei rossoblù che concludono l’andata al secondo posto, a -6 dall’Urawa Red Diamonds. L’ultima rete, un rigore contro il Matsumoto Yamaga è datato 7 giugno, esattamente una settimana dopo che il Mainz ha annunciato il suo ingaggio per 2,8 milioni di euro per quattro anni.

    Quella dei tedeschi non era per la verità l’unica offerta arrivata sui tavoli del FC Tokyo.

    A provare ad acquistare il centrocampista offensivo era stato addirittura il Chelsea di Mourinho. 3.7 milioni di sterline che erano state rifiutate di comune accordo da club e giocatore. Soprattutto perchè con i Blues il giocatore avrebbe avuto poche possibilità di giocare regolarmente.

    “Mi chiamo Yoshinori Muto. Per piacere chiamatemi Yoshi”

    E’ il 9 luglio e con queste parole in tedesco il neoacquisto si è presentato nella prima conferenza stampa a Mainz in una sala stampa piena di giornalisti locali un po’ scettici e di media giapponesi entusiasti, soprattutto di aver trovato il “sostituto” di Shinji Okazaki, ceduto il 26 giugno agli inglesi del Leicester. A differenza però dell’ex idolo di Mainz, arrivato sulle sponde del Reno, con già cinque anni di calcio tedesco alle spalle Muto deve fronteggiare da zero un processo di ambientamento totale. Si deve abituare alla lingua (a parte la frase a effetto all’esordio non spiccica una parola in tedesco ed è seguito da un traduttore), alle abitudini alimentari (“mi piace la cucina tedesca” ha dichiarato temerariamente il 20 luglio alla Bild) e alla vita in un paese nuovo, in cui è accompagnato da Kagayaki, la moglie che ha sposato due settimane prima di sbarcare in Germania.

    E poi Yoshi deve prendere contatto con un calcio molto diverso da quello in cui è cresciuto. Molto più fisico, decisamente più grintoso di quello giapponese e con carichi di lavoro più pesanti rispetto a quelli a cui era abituato.

    A tutto questo si aggiunge la pressione dei media del suo Paese. Che lo seguono in ogni momento della giornata indispettendo lo staff tecnico. Per questo insieme di fattori le settimane del ritiro, agli ordini dello svizzero Martin Schmidt sono durissime per Muto. In precampionato il nipponico sembra davvero in difficoltà. Oltre che con le difese avversarie, anche con se stesso incapace di mostrare la velocità e la tecnica visti dagli scout europei. I miglioramenti però sono piccoli, ma costanti, dati anche dal fatto che Muto comincia a capire, seppur in maniera minima, quello che gli viene chiesto. Dopo i 12 minuti all’esordio nel ko contro l’Ingolstadt Schmidt lo schiera seconda punta contro il Borussia Moenchengladbach. Con gli uomini di Favre non segna ma risulta uno dei più attivi, correndo molto (12,4 km secondo i dati ufficiali) e creando molti spazi tra i compagni.

    Una settimana dopo Schmidt decide di lanciarlo titolare.

    Il risultato è la doppietta, una vittoria e un primato. Nessun giapponese nella storia della Bundesliga (in tutto sono stati sedici) ha impiegato meno tempo per segnare una doppietta. E a Mainz, sperano che sia l’inizio di un’altra bella favola made in Japan.

    Roberto Brambilla

    Roberto Brambilla

    Nato a Sesto San Giovanni, quando era ancora la Stalingrado d'Italia, ha diviso le giornate universitarie tra partite di calcio internazionale e ore di tedesco. A distanza di anni ha scoperto che forse gli sono servite entrambe. Sposato alla Bundesliga, la tradisce più o meno regolarmente con il calcio britannico, prova a "cacciare" storie in giro per il mondo che non parlino solo di pallone. Giornalista professionista e autore per MondoFutbol, ha collaborato con il sito di Sky Sport dal 2012 al 2016 e dal 2015 scrive "Avvenire"

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