Cédric Bakambu e l’orgoglio dei Leopardi di Kinshasa

목차 보기

Un dono avvelenato.

È una sorta di dono avvelenato, nei fatti. Perché ci sarà per forza un po’ delusione, prendendo una o l’altra scelta. Io sono stato un giocatore della Francia (33 presenze giovanili) e oggi dovevo prendere una decisione.

Nel 1991 nasceva a Ivry-sur-Seine, in Francia, il figlio di una famiglia dell’ex Congo belga, una delle tante espatriate in Europa.
Il piccolo Cédric Bakambu è cresciuto nell’Île-de-France, l’area metropolitana parigina che ha regalato ai Bleus una quantità infinita di talento, ma non ha mai dimenticato il Paese d’origine della sua famiglia, da cui ha sempre ricevuto racconti controversi, spesso autentiche pagine buie dell’umanità. Come nel 1998, quando diverse milizie rivoluzionarie si organizzano e sorprendono ‘Monsieur ZaireMobutu Sese Seko, che scappa da Kinshasa. Il potere passerà a Laurent-Désiré Kabila e successivamente al figlio Joseph.
È una stagione di scontri, rivendicazioni territoriali, battaglie e interventi persino dell’ONU.

Lo Zaire, ormai divorato dalle lotte interne, non esiste più. Un’altra volta nella sua storia la nazione francofona più popolosa del pianeta cambia nome, diventando Repubblica Democratica del Congo.

Questi sconvolgimenti, almeno apparentemente, non toccano i primi anni della carriera del figlio di emigranti Cédric Bakambu, che fin da subito si dimostra un amante del pallone. Dopo gli anni formativi a Ivry-sur-Seine si trasferisce nel nord-ovest della Francia, al Sochaux-Montbéliard. È il club che lo fa diventare un calciatore, grazie all’intervento precoce del tecnico Francis Gillot:

Il coach mi ha improvvisamente annunciato, due giorni prima del match, che avrei giocato contro il Montpellier. Anche se mi ero già allenato con il gruppo dei professionisti, ero sorpreso, non me l’aspettavo per niente. […] Da un giorno all’altro, mi sono trovato con loro! Francis Gillot mi ha detto che devo fare la preparazione, ma ho l’Euro con la nazionale francese U19 che me lo impedisce.

Già, perché nel frattempo Bakambu è stato notato dai principali osservatori della Federazione calcistica francese: aveva giocato una super Coupe Gambardella, la principale competizione francese riservata alle squadre giovanili, la cui finale viene tradizionalmente disputata lo stesso giorno – e nello stesso stadio – della Coppa di Francia, lo Stade de France di Saint-Denis.

bakambu frBrucia le tappe, il giovane Cédric, vince l’Europeo Under-19 con i Bleus: così, dopo essere definitivamente cresciuto nel Sochaux, i turchi del Bursaspor decidono di investire quasi 2 milioni su di lui.

Il nome di Bakambu arriva al club turco in modo paradossale. Protagonista di questa storia è Gökhan Yıldız, padrone di un celebre ristorante-kebab nel centro di Montbéliard, frequentato settimanalmente dal giovane talento di famiglia congolese.
La mediazione dell’agente-improvvisato Yıldız, unita alle buone referenze raccolte dagli scout del Bursaspor, si rivela clamorosamente decisiva nell’anticipare la concorrenza e concludere un trasferimento singolare, per uno dei talenti più interessanti del panorama calcistico parigino. Cédric Bakambu fa le valigie, lascia per la prima volta la Francia e disputa una stagione in Turchia, dove non trova un allenatore qualunque.

Il caso vuole che si fosse appena seduto sulla panchina dei Coccodrilli Şenol Güneş, icona del calcio turco che eredita una situazione caotica.

Sposta l’allora sconosciuto classe ’95 Ozan Tufan a centrocampo, e promuove immediatamente titolare il nuovo acquisto arrivato dal Sochaux, che forma un perfetto tandem offensivo con il brasiliano Fernandão. Bakagoal mette a segno 21 gol, lascia il segno con 7 assist e s’innamora della “verde Bursa”, città che porterà sempre nel cuore.

Il Bursaspor è diventato una famiglia per me, ma da quando ho iniziato a giocare a calcio ho sempre sognato di andare a giocare in Spagna.

Dodici mesi dopo il trasferimento in Turchia, Cédric lascia un ambiente che gli ha dato nuove certezze: la consapevolezza di poter essere letale, oltre che una nuova gestione della velocità e del gioco nelle ripartenze, specialità che verrà ulteriormente affinata a Villarreal, dove il Submarino Amarillo sborsa 7,5 milioni al Bursaspor per usufruire delle sue prestazioni. Immediatamente il nativo di Ivry-sur-Seine dimostra le sue enormi qualità, a suon di gol, nella perfetta macchina di calcio messa insieme da Marcelino.
Nel periodo turco, però, Cédric non trova soltanto una famiglia tra i Coccodrilli; Bakambu decide, a sorpresa, di lasciarsi definitivamente alle spalle la Francia.

bakambu rdc

L’ultima Coppa d’Africa della Repubblica Democratica del Congo mi ha fatto venir voglia di difendere i colori del mio paese d’origine. Non li ho mai portati, ma penso che sarà un’emozione molto particolare. Perché io sono così, uno molto nostalgico. Ne ho parlato più volte con Florent Ibengé,

spiega Cédric a L’Équipe, sottolineando l’importanza dell’attuale tecnico della RDC nella sua scelta.

ibengeGrazie alla lungimiranza e all’insistenza dell’attuale allenatore dei Leopardi, Bakagoal diventa il volto di una generazione nuova, cresciuta lontano da casa, che ha deciso di non dimenticare le proprie origini: è lo stesso percorso di Yannick Bolasie, nato a Lione, cresciuto in Inghilterra e fiero rappresentante della Repubblica Democratica del Congo.

In fondo sentirsi parte di due diversi Paesi può essere un “dono avvelenato“, ma anche un’enorme ricchezza.

La sua infanzia francese, ora un ricordo sbiadito, è stata fondamentale nella formazione di un talento maturato negli anni trascorsi nell’Île-de-France. Il quadro si completa con il suo recente attaccamento a un Paese lontano, a volte stravolto da ambigue situazioni politiche, ma pur sempre unico. Il primo viaggio di Cédric a Kinshasa ha certificato la sua decisione: a distanza di un anno, il nativo di Ivry-sur-Seine ha addirittura aperto la sua boutique personale nella capitale congolese. In vendita la linea Bakagoal, contraddistinta dalla presenza di un simbolo dal significato indiscutibile, il Leopardo della RDC.

La gloria è effimera, il rispetto eterno,

ha scritto Bakambu su Facebook, poco prima di iniziare la Coppa d’Africa 2017: nella foto i Leopardi del 1974, quelli di Joseph Ilunga Mwepu, quelli sbeffeggiati per il suo pallone calciato lontano.

Quelli che quell’anno celebravano Muhammad Ali a Kinshasa, allora come oggi convinti di diventare ciò che la geografia già suggerisce – ovvero la più grande nazione dell’Africa nera.

 

#MFTracks

La rumba congolese, altrimenti conosciuta come ‘soukous‘, fu tra i protagonisti meno noti del grande concerto che si tenne in occasione del “Rumble in the jungle” tra Ali e Foreman. L’entusiasmo straordinario degli Zaïko Langa Langa si prese il palco per qualche minuto, in una delle febbrili giornate che furono vissute a Kinshasa nel 1974, un anno di fatto irripetibile. Premiati come “miglior gruppo congolese del Secolo XX” dalla Congolese Music Association, “Zaïko” in lingua lingala significa “Zaire dei nostri antenati”, in riferimento al fiume Zaire, oggi fiume Congo. “Langa Langa” si traduce “gli onnipotenti”: in francese “tout puissant”, come la sigla che precede la squadra più conosciuta del Paese, il TP Mazembe di Lubumbashi, capitale del Katanga.

Foto di copertina © LaPresse
Foto di Bakambu in Francia-Spagna Under-19 © LaPresse
Foto di Bakambu in RD Congo-Romania © Bruno Bottaro – MondoFutbol.com
Foto di Florent Ibengé in RD Congo-Romania © Bruno Bottaro – MondoFutbol.com