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Cinque motivi per seguire la Süper Lig turca 2017/2018

Francia, Stati Uniti, Medio Oriente, Maghreb, Australia.

Diversi Paesi nel mondo, lo scorso agosto, hanno trovato per la prima volta Sivasspor e Malatyaspor sulle televisioni di casa propria. La Süper Lig turca 2017/2018 è un campionato differente da tutte le numerose e storiche sfide già accadute tra Istanbul e l’Anatolia: la copertura internazionale garantita finalmente da BeIN Sports ha portato un’attenzione mai vista attorno alle partite organizzate dalla Federazione di Ankara. È la Süper Lig più ricca di sempre, frutto di un redditizio contratto che ha portato nelle casse dei club turchi cifre mai viste; il tutto inserito in un sistema che da anni si sta dimostrando in continua evoluzione, investendo milioni nella costruzione di impianti e strutture sportive all’avanguardia. Ci sono una moltitudine di motivi per dare un’occhiata a ciò che accadrà nelle nuove cattedrali del futbol anatolico. Noi di MondoFutbol ve ne offriamo cinque, con la certezza che nelle prossime giornate ne nasceranno molti altri.

1) Samir Nasri e le altre stelle: l’attrattiva della Süper Lig

Con il nuovo accordo per i diritti tv, il calcio turco si appresta a diventare il sesto campionato calcistico al mondo dal punto di vista del fatturato dei club. È una rivoluzione, che gli appassionati di calcio turco hanno notato anche sugli schermi televisivi, con analisi differenti e più approfondite rispetto alla lunga epoca Digitürk (cfr. tra gli altri questo report del Guardian firmato Emre Sarıgül), con commenti in arrivo anche in lingua inglese. Sul campo, la sessione estiva di mercato ha portato sulle rive del Bosforo Gaël Clichy, Giuliano, Bafétimbi Gomis e Sofiane Feghouli, giocatori nel pieno della propria carriera.
Continua, inoltre, la trasformazione che già si stava parzialmente verificando, al di là di Istanbul. I soldi qatarioti (cfr. il supporto della Turchia al Qatar contro il blocco saudita) di Bein Sports QNB Bank, nuovo sponsor del Trabzonspor, uniti alla politica dei nuovi stadi che ha ridisegnato l’Anatolia, stanno lentamente riequilibrando le gerarchie, e anche lontano dal Bosforo molti giganti dormienti possono iniziare a sognare in grande. L’Antalyaspor ha così concluso con un colpo inatteso, Samir Nasri, dopo aver convinto l’ex milanista Jérémy Ménez a fare le valigie verso la splendida riviera turchese. Non è un segreto, infatti, che l’attrattiva della Süper Lig sia anche dovuta a un fattore ambientale: il calore dei tifosi e il piacere di poter vivere in piazze accoglienti come Istanbul, Antalya e Smirne (quest’anno il grande ritorno) hanno giocato un ruolo decisivo nelle scelte di molti giocatori. Ed è quindi naturale che il classe ’84 Vágner Love, brasiliano che ha trascorso molti anni in Russia, stia vivendo una seconda giovinezza ad Alanya, piccolo centro nel sud del Paese: è stato lui il capocannoniere della scorsa stagione, sbaragliando tra gli altri Robin van Persie, contestato nella Istanbul asiatica a causa di discussi certificati medici presentati prima di partite e allenamenti.

Non è più il regno di stelle cadenti, la Süper Lig, e chi vuole affermarsi deve mostrare di volersi impegnare al massimo.

2) La prova di maturità che attende Beşiktaş e Başakşehir

Non è semplicemente venuto a svernare in Turchia nemmeno Emmanuel Adebayor, altro classe ’84. Leader emotivo più che tecnico della sorpresa Başakşehir (da tenere d’occhio in Europa League), ha rinnovato con gli arancio-blu della periferia ovest di Istanbul fino al 2020. Il suo impatto da gennaio 2017 è stato buono, con i consigli lasciati al giovane Cengiz Ünder (1997), ora accasatosi a Roma, e un feeling innato con l’ala bosniaca Edin Višća, silenzioso working-class hero nella squadra-rivelazione dello scorso torneo. Gli arrivi di Inler e Clichy alzano l’asticella per gli arancio-blu, che se la giocheranno contro i bi-campioni del Beşiktaş, reduci da un’estate felice non soltanto grazie agli arrivi di Pepe, Medel e Negredo. La spina dorsale della squadra, formata da talenti puri come Quaresma, Özyakup e Anderson Talisca, è stata mantenuta. Confermatissimo anche l’allenatore, Şenol Güneş, che per il terzo anno consecutivo guiderà le Aquile del Bosforo. Anche il Başakşehir non rinuncia al suo guru della panchina, Abdullah Avcı, maestro di un calcio tattico e ordinato che si oppone, anche idealmente, al futbol iper-offensivo, frenetico e umorale del Beşiktaş.

Le due migliori squadre della scorsa stagione turca, opposte in tutto, si ritroveranno senza dubbio faccia a faccia.

3) Il nuovo Galatasaray di Bafétimbi Gomis

Hanno fatto scalpore le eliminazioni precoci dall’Europa League da parte di Galatasaray e Fenerbahçe, una volta le “tigri del Bosforo”, oggi cantieri aperti su cui hanno passeggiato svedesi (Östersunds) e macedoni (Vardar Skopje). I giallorossi si sono affidati a Igor Tudor, ex difensore della Juventus e tuttora estimatore di Antonio Conte, a cui il croato ha dichiarato di ispirarsi. Così il nuovo tecnico cimbom ha espressamente richiesto giocatori forti fisicamente ed è stato accontentato: via il talento puro di Bruma e Sneijder, dentro Papa Alioune “Badou” Ndiaye (1990, Dakar), centrocampista che già ad Ankara ha dimostrato di avere un passo differente. In attacco tutto è affidato a Bafétimbi Gomis, partito alla grande: 5 reti nelle prime 4 partite di campionato. A Canal+ ha dichiarato di trovarsi benissimo a Istanbul, colpito da quella che definisce letteralmente “follia turca”:

I miei colori sono ormai soltanto il giallo e il rosso,

dice sorridendo, mentre guarda i video di bambini con la maglia del Gala che, imitando il loro nuovo idolo, si colorano il viso di nero e lo imitano nella sua celebre esultanza, quella della pantera nera, un gesto imparato nei suoi trascorsi al Saint-Étienne. Gomis e i suoi nuovi tifosi giocheranno un ruolo cruciale nella corsa al titolo, senza impegni europei e con i rivali storici del Fenerbahçe per ora in alto mare.

4) Okan Buruk, l’Akhisar e altri “italiani”

Italiani, turchi, una razza, una faccia

è una delle battute più celebri del capolavoro di Gabriele Salvatores, “Mediterraneo“, premio Oscar come miglior film in lingua straniera nel 1992. Sebbene la Turchia non goda di un’immagine particolarmente positiva nel nostro Paese, i punti di contatto tra Serie A e Süper Lig sono rimasti tanti. Uno che in Italia ha giocato e imparato molto è Okan Buruk, ex centrocampista dell’Inter e ora allenatore dell’Akhisar (Anatolia occidentale), dove proverà a ripetere le buone impressioni destate a Gaziantep e in parte a Smirne, dove ha messo le basi per la promozione del Göztepe. Nel finale della scorsa stagione, con 6 vittorie su 7 partite, ha dimostrato di aver già impostato un’annata quantomeno tranquilla, in attesa del nuovo stadio cittadino che potrà far crescere ulteriormente il club.
Italiani in Turchia, anche di passaporto, sono Davide Petrucci (1991) e Stefano Napoleoni (1986). Il primo, scuola Manchester United, ripartirà dalla seconda divisione rimanendo al Rizespor, che punta a un ritorno immediato in Süper Lig. Il secondo, dopo aver girato l’Europa tra Polonia e Grecia, giocherà la sua terza stagione turca al Başakşehir, dove l’alternanza Europa League-campionato potrà dargli diverse possibilità.

Per essere ancora determinante e per mostrare con orgoglio il colosseo, simbolo della sua Roma, tatuato sul suo fianco.

5) Yeni Malatya, il calcio nell’est dell’Anatolia

Oltre al ritorno di Smirne con il Göztepe, c’è una matricola che per la prima volta parteciperà al ballo dei grandi. È lo Yeni Malatyaspor, realtà proveniente da una città sperduta tra le montagne nell’est dell’Anatolia. Con il vuoto lasciato dalla retrocessione del Gaziantepspor, il sud-est della Turchia resta di fatto escluso dal calcio che conta. L’area più in difficoltà del Paese, la cui voce più conosciuta e mediaticamente seguita resta quella dell’Amedspor di Deniz Naki (terza divisione), ha un’unica speranza per non perdere contatto con i massimi livelli del calcio turco, la città di Malatya.
Realtà complessa e stratificata, la vecchia città romana di Melitene è tuttora un crocevia di popoli e lingue: armeni, curdi e turcomanni. È la patria natia di Ahmet Kaya, il più celebre cantante curdo di tutti i tempi, e nel futbol ha visto la propria squadra fallire dopo presenze in Balkans Cup e Coppa UEFA. “Yeni” significa infatti semplicemente “nuovo”: il club è stato fondato dopo il crollo del “vecchio” Malatyaspor tra debiti e cattive amministrazioni. La rinascita giallo-rosso-nera ha permesso addirittura di attrarre nell’est dell’Anatolia l’ex difensore del Lione Aly Cissokho, testimone privilegiato di questa storia. Giocherà in un nuovo stadio di color arancione, in onore delle albicocche, specialità della città insieme allo speziato Kağıt Kebabı.

Un’altra stranezza, l’ennesima, di un campionato che vale la pena di essere seguito. Perché per molte città, e Malatya è solo una di quelle, il calcio è molto più di un semplice gioco.

Foto di copertina e nell’articolo ©AA