FC Krasnodar: quando la pianificazione fa la differenza

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A Krasnodar, città situata nei pressi del Mar Nero, fino a qualche anno fa esisteva soltanto il Kuban, club fondato nel lontano 1928 e simbolo della città. A far cambiare le gerarchie ci ha pensato Sergey Galitsky, tra i maggiori miliardari russi al mondo secondo “Forbes”, che ha deciso di investire gran parte delle sue finanze nel calcio fondando il Krasnodar FK, attualmente una delle società russe più ambiziose e di maggior valore.
I “Tori”, soprannome dato alla squadra per via della presenza di un toro nello stemma, nascono nel febbraio del 2008, quando ricevono lo status di club professionistico e l’opportunità di giocare in seconda divisione. Partire dal basso non scoraggia per nulla Galitsky, che fin da subito investe tempo, energie e finanze in un progetto a lungo termine in cui crede fortemente. La prima stagione è più che discreta: i neroverdi arrivano terzi, ma grazie ai forfait di Volgar Gazprom II e Bataysk, vengono promossi in prima divisione, la quale corrisponde alla Serie B italiana.
In Pervij Division non sfigurano e si posizionano decimi al debutto. Galitsky, però, è ambizioso, per questo decide di chiamare sulla panchina Sergey Tashuev, tecnico che tuttavia sino ad allora contava solo esperienze di poco conto. A fine stagione, malgrado ciò, i “Tori” arrivano quinti e non riescono ad essere promossi: di conseguenza il magnate russo decide di esonerare il tecnico nativo di Kharkov e di affidarsi al ben più rodato Slavoljub Muslin, ex Lokomotiv Mosca e Khimki. Con lui arrivano anche pesanti rinforzi per la categoria, su tutti Nikola Drinčić dallo Spartak e Dušan Anđelković dal Rostov. Galitsky, però, non fa i conti con la grave crisi finanziaria che colpisce molti club russi in quel periodo. Infatti, non a caso, il Saturn si ritira dalla massima serie russa, aprendo così nuovi scenari per la compagine di Krasnodar. Al contempo sia Nizhny Novgorod che Kamaz non accettano di essere ripescate, permettendo per magia proprio ai neroverdi di volare direttamente in RPL, dove ad attenderli ci sono i cugini del Kuban.

La prima annata a grandi livelli è più che positiva: arrivano noni e nei play-out fanno la voce grossa, arrivando sino a totalizzare 61 punti al pari dei cugini.

Nel sud della Russia, però, si inizia a pensare veramente in grande a partire dalla stagione 2012/2013. La società decide di tenere, almeno all’inizio, i suoi gioielli, su tutti l’armeno Yura Movsisyan e il montenegrino Drinčić. Al contempo, Galitsky decide anche di rafforzare la rosa, comprando ottimi “mestieranti” come l’eclettico Igor Smolnikov e l’instancabile Vladislav Ignatjev dalla Lokomotiv, o interessanti talenti come Moussa Konaté, centravanti classe ’93 prelevato dal Maccabi Tel Aviv. La prima parte di stagione è più che sufficiente, con i “Tori” che si stanziano sempre in zona Europa e spesso e volentieri si tolgono vari sfizi, battendo a turno una delle big del calcio russo, su tutte Rubin Kazan, Lokomotiv e Dinamo Mosca.

Nemmeno la cessione di un pilastro come Movsisyan allo Spartak fa cambiare il rendimento dei neroverdi.
Al suo posto arriva Wanderson, che si rivela letale. Grazie al brasiliano ex GAIS i “Tori” continuano a cullare il sogno europeo sino alla fine e solo un crollo nel finale manda tutto all’aria.

Galitsky, tuttavia, apprezza lo stesso e, grazie al calcio spesso spettacolare della sua squadra, decide di confermare in toto sia il tecnico serbo che gran parte della rosa. Su tutte, il magnate russo si gode una vittoria per 4 a 0 rifilata all’Anzhi di Eto’o con un Wanderson, autore di una tripletta, in versione super.

galitskiyPurtroppo, però, seppure Muslin dia una precisa identità alla squadra, non riesce a convincere al 100% complice anche un calcio nel complesso troppo difensivo per Galitsky. Gli appena quattro punti nelle prime tre giornate della RPL 2013/2014 contro Zenit, Amkar e Lokomotiv sono la goccia che fa traboccare il vaso. Al suo posto, il magnate russo fa una scommessa totale, portando nel sud della Russia Oleg Kononov, uno che aveva fatto molto bene in Ucraina tra Lviv e Sebastopoli.

Mai scelta si rivelò più azzeccata.

Il bielorusso si dimostra un tecnico maniacale con un’idea di calcio ben precisa in testa. Giornata dopo giornata, i “Tori” acquisiscono certezze e confidenza in loro stessi, togliendosi soddisfazioni non da poco come le vittorie in casa di Anzhi, Terek e Rubin, sui campi delle quali non è mai facile giocare.

Non a caso, i giornalisti in breve tempo iniziano a paragonare il Krasnodar di Kononov al Barcellona di Guardiola. Tanta pressione in fase di non possesso, un’ossessione per i passaggi e una pazienza infinita alla ricerca del gol ricostruiscono il mito blaugrana al “Kuban Stadium”.

L’arrivo di Roman Shirokov dallo Zenit nella sessione invernale di mercato non fa che fomentare i tifosi neroverdi e più in generale tutti gli addetti ai lavori. Le quattro moscovite e lo Zenit sono ancora lontane, sia in termini di esperienza che per valore delle rose, ma il quinto posto a fine stagione davanti ai cugini del Kuban, al Rubin e soprattutto allo Spartak rappresenta sicuramente un enorme successo, il quale cambia lo status dei neroverdi all’interno del panorama calcistico russo da realtà provinciale a europea vista la conseguente qualificazione per i preliminari di Europa League.

La ciliegina sulla torta è l’accesso alla finale di Coppa di Russia conquistato dopo la vittoria in semifinale ai danni del CSKA. Sul loro cammino, però, c’è il Rostov, altra squadra ambiziosa alla ricerca anch’essa del primo trofeo della sua storia. Alla fine, sono proprio i “Selmashi” ad aver la meglio dopo i calci di rigore ed una partita equilibratissima. Ai “Byki” non rimane che l’amaro in bocca, anche se a quel punto, visto da dove sono partiti, possono soltanto andare fieri del percorso intrapreso e dell’enorme processo di crescita a cui hanno dato vita.

Alla luce di ciò, la stagione 2014/2015 si apre con molte attese. Attese che puntualmente vengono confermate con il mercato che porta a Krasnodar rinforzi del calibro di Odil Akhmedov, tra i migliori giocatori asiatici in circolazione, l’ala russa Vladimir Bystrov e Marat Izmaylov dal Porto. Già ad agosto si capisce come l’annata sia favorevole per i neroverdi. Nell’ultimo turno dei play-off di EL eliminano ed umiliano la Real Sociedad con un complessivo 3-1, mentre qualche giorno prima battono per 4-0 pure lo Spartak.

Ormai quando si nomina il Krasnodar non ci si riferisce più ad esso con termini come “sorpresa” o “coincidenza”, i “Tori” diventano per tutti l’emblema di come gestire una società calcistica a cui vengono associati termini come “solidità”, “serietà” e “modello”.

In Europa League finiscono il girone alle spalle di Everton e Wolfsburg, ma pur sempre davanti al Lille e con la consapevolezza di aver battuto gli inglesi a “Goodison Park”. In campionato va meglio, con Kononov che costruisce al Kuban Stadium la sua fortezza. CSKA, Lokomotiv, Rubin, Zenit: tutte devono lasciare punti quando arrivano nel sud della Russia.

La seconda parte della stagione è addirittura migliore, grazie anche al ritorno sempre in prestito di Roman Shirokov, che nel frattempo era passato allo Spartak in estate. Da febbraio a maggio, i “Byki” giocano 13 partite totalizzando 5 pareggi e ben 8 vittorie. Una striscia di imbattibilità che non fa altro che confermare la bontà del progetto neroverde. In particolare, il trio di fantasia tutto russo composto da Mamaev, Izmaylov e Shirokov incanta e delizia le platee, proponendosi anche in ottica nazionale come un’ancora di salvezza per tutto il movimento.

Come sempre, però, a Krasnodar rimane una certa delusione visto che proprio all’ultima giornata, Kononov e compagni si lasciano sfuggire il secondo posto, che vuol dire Champions League, per un pareggio di troppo a favore del CSKA. L’ennesimo boccone amaro da buttar già, che però non fa altro che constatare come i “Tori” ormai siano pronti per competere anche ai livelli più alti.
Se a questo punto in molti pensavano che la stagione 2015/2016 sarebbe potuta diventare quella giusta per vincere il primo trofeo di sempre, ben presto tutti si sono dovuti ricredere. Come un fulmine a ciel sereno, l’UEFA sanziona il Krasnodar con un blocco quasi totale del mercato e una multa per il mancato rispetto delle regole del fair play finanziario.

A tal proposito, Sergey Galitsky non fa mancare la sua opinione, criticando aspramente i criteri del FPF, i quali non fanno altro che penalizzare le squadre russe e dei cosiddetti “campionati minori” a cospetto delle “top 5 league”, portando così alla costruzione di un circolo chiuso di club che possono realmente competere per la vittoria di trofei e per la spartizione del denaro.

I rinforzi per questo sono pochi e a parametro zero, Kaborè e Strandberg, ma nonostante ciò il rendimento non subisce grossi cambiamenti. I “Tori” si qualificano ancora per i giorni di Europa League, anche se in campionato potrebbe andare meglio. Per via del doppio impegno, triplo considerando anche la Coppa di Russia, i “Tori” perdono punti contro le piccole. Troppi pareggi allontanano gara dopo gara i neroverdi dalle primissime posizioni. Dall’altro lato della medaglia, però, in Europa va tutto a gonfie vele, fin tanto che Kononov trascina i suoi a vincere il gruppo di EL davanti al Borussia Dortmund.
Nonostante la squadra abbia bisogno di rinforzi, il 2016 porta in dote solo Stanislav Kritsyuk dallo Sporting Braga e Vyacheslav Podberyozkin dall’Ural. Tuttavia, entrambi non possono essere nemmeno inseriti nella lista UEFA e questo si sente nel doppio confronto nei trentaduesimi di EL contro lo Sparta Praga, che umilia i neroverdi sia in casa che in trasferta. Molti attribuiscono questo tracollo anche alla scarsa preparazione invernale e alla lunga pausa del campionato russo, tuttavia c’è da dire che tra infortuni e penalizzazioni varie, Galitsky non ha mai potuto migliorare veramente una rosa incompleta in tutti i reparti, portiere a parte.
Senza più pensieri europei, i “Byki” provano a trovare motivazioni nella Coppa, ma anche qui la loro avventura si conclude in un nulla di fatto, con il CSKA che prende la sua personale vendetta per la sconfitta di due anni prima. Con solamente il campionato rimasto, Kononov finisce la stagione con un netto calo di prestazioni che portano il Krasnodar ad un buon quarto posto dietro CSKA, la sorpresa Rostov e Zenit. Un piazzamento comunque onorevole, ma che rappresenta senza ombra di dubbio un passo indietro.
Nell’estate scorsa, si assiste quasi ad un ridimensionamento neroverde, senza nessun arrivo degno di nota nel sud della Russia. Naldo e il georgiano Okriashvili sono ottimi giocatori, ma probabilmente non quei tipi di elementi che permettono di fare un salto di qualità in ambito internazionale.

krasnodarCome da due stagioni a questa parte, i “Tori” passano agevolmente i preliminari di Europa League, anche se quello che salta di più all’occhio è il momento di forma complessivo di squadra.

Il cosiddetto “Krasnocelona” non c’è più.

Le prestazioni non arrivano nemmeno al sei in pagella. Tra scelte tecniche discutibili, le sanzioni, gli infortuni e la mancanza di un vero undici fisso, Kononov non riesce più a far esprimere il suo calcio e le sue idee. A tre anni di distanza il ciclo sembra concluso e la serie di sconfitta-pareggio-sconfitta-pareggio tra l’agosto e il settembre scorso contro Spartak, Partizan Tirana, Lokomotiv e Ufa, probabilmente segna la fine di un’epopea al Kuban Stadium.

La squadra ha probabilmente bisogno di cambiare e con l’apertura del nuovo, magnifico, stadio, Galitsky decide di aprire una nuova epoca per il suo Krasnodar.

Con Oleg Kononov si conclude così un pezzo importantissimo di storia neroverde, caratterizzato da successi, emozioni e quel salto di qualità che ha sancito la nascita di un “nuovo Krasnodar”.
Igor Shalimov, promosso dalla squadra B, è l’uomo scelto dalla dirigenza per guidare la squadra nelle partite successive. Il debutto è più che buono, 0-1 in casa del Salisburgo, al quale segue un 2-1 sui vice-campioni del Rostov. Il passaggio in Coppa ai danni dello Spartak Nalchik convince definitivamente la società a confermare il tecnico 57enne, che firma un contratto di ben tre anni.

Il calcio espresso da Shalimov è agli antipodi di quello di Kononov. Molto più pragmatico e verticale.
Se il bielorusso voleva il possesso della palla, il russo lo lascia volentieri agli avversari.
I “Tori” ora si affidano maggiormente alle ripartenze e prediligono la solidità arretrata e a centrocampo, piuttosto che la superiorità numerica in fase offensiva. Non è un caso che nelle gare successive i “Byki” abbiano schierato addirittura fino a cinque centrocampisti, anche fuori ruolo, in campo contemporaneamente.

Una filosofia diversa che comunque porta i suoi frutti, come il 5-2 al Nizza o il pareggio nel nuovo stadio del CSKA. A proposito di nuovi stadi, anche i “Tori” ne hanno inaugurato uno, a ottobre contro lo Schalke 04, permettendo loro di disporre finalmente di un’arena dagli standard europei dove poter iniziare a costruire i propri successi, penalizzazioni permettendo.

krasnodar-stadiumPrima della pausa per le nazionali, il Krasnodar non è andato oltre i pareggi contro Anzhi e Orenburg, nel mezzo dei quali c’è stata la sconfitta a Gelsenkirchen, per questo Shalimov ora ha molto lavoro davanti a sé.
Difficile fare delle prospettive in questo momento, ma se guardiamo a dove il Krasnodar fosse otto anni fa, bisognerebbe soltanto fare una statua in onore di Sergey Galitsky. In così poco tempo ha saputo costruire una squadra, e anche un’accademia, competitive senza spendere mai ingenti somme, preferendo sempre la programmazione e la pazienza alla fretta e alla brama di successo.

Se i neroverdi vinceranno qualcosa o meno non è dato saperlo, quello che sappiamo è che certi progetti hanno già vinto in partenza. E il Krasnodar FK è sicuramente uno di quelli.