MondoFutbol Ferencváros

목차 보기

di Enrico Varrecchione

Italiano | English

Una sera ero uscito con Eddie, il coinquilino lituano che più volte avevo ingiustamente incolpato della scarsa pulizia della cucina.
Il tragitto è sempre lo stesso: si va a Deak Ferenc Ter, prendiamo le birre al supermercato e ci spalmiamo sul bordo fontana sperando di attaccare bottone.
Dentro il supermercato tiro su due lattine di birra verde convinto si tratti di Gösser. Pago, ritorno alla fontana e stacco la spoletta. La birra ha un saporaccio rispetto al solito e guardo la marca.

Fradi Sör, che è l’equivalente ungherese della Juventus che sponsorizza la propria birra.

Fast-forward fino a fine maggio: sono alla Groupama Arena e per la prima volta non a vedere la nazionale ungherese, ma il derby fra Ferencváros e Honved: i primi sono già al terzo posto e hanno vinto la Coppa di Ungheria macinando il Debrecen fra le mura amiche, mentre la squadra di mister Rossi si deve salvare e basterebbe un punto.
Prima della partita c’è l’inno nazionale, un po’ come fanno in America, e il tizio pelato di fronte a me si esibisce nel saluto nazista.
Non sarei qua a scrivere se non avessi resistito alla tentazione di dargli uno scappellotto su quella testa lucida.

Finisce uno a zero per i biancoverdi e la Honved si dovrà salvare all’ultima giornata.

Passano i mesi, mi trasferisco in un altro paese, ma torno spesso a Budapest e sono ospite dei genitori della mia ragazza.
Con il padre parliamo praticamente solo di calcio perché è l’unico tema sul quale ho un vocabolario decente, e mi fa posto sul divano per guardare MTK-Ferencváros in tv, uno dei diciotto derby previsti da questa stagione magiara.

Ovviamente non ho prestato attenzione alla classifica, né a come se la stanno cavando le squadre, perché mi interessa solo lui: Torghelle Sandor.

Chiedo alla mia ragazza di tradurre:

“Mi è sempre piaciuto Torghelle”,

e il mio (futuro?) suocero risponde (tramite interprete)

“È una testa di cazzo.”

È la quarta persona a dirmelo su quattro a cui chiedo un’opinione su Torghelle.

torghelleA un certo punto, nel primo tempo, l’ex attaccante del Crystal Palace (non oso immaginare cosa ricordino di lui nella parte sud di Londra), con quel cognome che sembra uscito da una taverna del trevigiano, accalappia un pallone in area e lo gira alle spalle del portiere biancoverde.
Alla fine, mentre scorre la classifica, noto due cose: è la prima volta che il Ferencváros perde in campionato, e i punti di vantaggio sul Paksi (una squadra che gioca a pochi metri di distanza da una centrale nucleare che ha causato due incidenti lo scorso decennio) sono già una decina.

Quella partita si giocò all’Illovszki Stadion, non lontano dalla mia vecchia casa, perchè lo stadio dell’MTK era ed è tutt’ora in rifacimento. Oggi il Ferencváros torna su quel campo per giocare contro legittimo proprietario, il Vasas.

Il Paksi, nel frattempo, è scivolato giù e a contendere il primato ai Fradi ci sono, appaiati, i cugini minori dell’MTK e i cugini detestati dell’Ujpest. Hanno solamente ventidue punti di margine da recuperare in otto giornate, ma attenzione all’MTK che deve recuperare una partita e, ovviamente, tutto può essere rimesso in discussione.
Secondi probabilmente solo al Paris Saint Germain per precocità nella vittoria del campionato, con una vittoria per i Fradi e una sconfitta per l’MTK, sarebbe scudetto matematico già da oggi, i ragazzi di Thomas Doll (non un gran ricordo sulle panchine tedesche, per l’ex laziale) si sono allenati lo scorso anno a sollevare trofei, portando a casa le due coppe nazionali, nonché l’ultima edizione della Ligakupa, cassata dalla federcalcio magiara per scarso interesse del pubblico.

Il successo sul campo è nei piedi e nella testa di Daniel Böde, uno di quei giocatori alla Cristian Vieri, capace di segnare in qualsiasi condizione e che pure ha avuto una flessione rispetto alle stagioni precedenti, oppure nella gestione di gioco di Roland Varga che è anche transitato da Brescia e Foggia, in gioventù, senza farsi notare.

Il valore della squadra non è paragonabile ad altre in grado di conquistare una fase a gironi europea (non a caso sono usciti ai preliminari di EL la scorsa estate), ma con la qualificazione dell’Ungheria a Francia 2016 potrebbero anche aprirsi le porte del mercato, visto che le risorse economiche della squadra sono decisamente più alte rispetto alle rivali, merito dello stadio di proprietà e della gestione Kubatov, a cui chiaramente giova il fatto di essere uno degli uomini più vicini a “Viktator”, Viktor Orban che dal 2010 vince le elezioni più o meno con lo stesso margine con cui il Ferencváros ha lasciato dietro Ujpest ed MTK.

Non è uno scudetto qualsiasi, perché arriva dopo dodici anni di attesa e per andare a vedere un digiuno più grande bisogna andare a scavare nell’albo d’oro e si finisce al periodo in cui il regime comunista aveva rinominato la squadra Kinizsi Budapest, ovvero fra il 1949 e il 63. Bisogna dirvi che squadra ha giocato in Ungheria per una parte di quel periodo?

I dodici anni, oltre ad essere stati avari di successi, sono stati un vero e proprio calvario. Come la per la Juventus, l’estate del 2006 è stata ricordata come la prima in Serie B, ma questa volta non per decisione di un tribunale quanto per la decisione della federcalcio di escludere società con forti debiti (e la scorsa stagione è toccato ad altre quattro).
Ci sono voluti, però, tre anni per tornare nella massima serie, perché al primo colpo il Nyiregyhaza (penultimo in A) ha vinto i play-out, e al secondo i Fradi finirono ancora più dietro.
Il ritorno nella massima serie avvenne nel 2009 e, successivamente, fu la volta del dolore di perdere la propria casa, ovvero lo Stadio di Viale Ulloi, poi intitolato a Florian Albert (riuscì dove non arrivò Puskas, ovvero a vincere il Pallone d’Oro), perché bisognava rinnovarla.
Una volta recuperata l’arena, si è persa l’identità del nome, perché alla stella degli anni ’60 si è preferito un succoso Groupama.

Potrebbero non essere la squadra più simpatica del pianeta, e se la birra economica e i nazisti da stadio non vi piacciono siete già sulla buona strada, però se la vostra squadra ha patito un decennio del genere e perso così tanti punti di riferimento, allora uno scudetto vinto ancora in inverno potrebbe non sembrare così scontato, almeno per i sentimenti.

FerencvárosThat evening I went out with Eddie, my Lithuanian flatmate that I’ve had mistakenly accused of the lack of hygiene of our kitchen.
The route is always the same: first to Deak Ferenc Square, we get some beers at the supermarket and we get ourselves next to the fountain, hoping to meet somebody
Inside the supermarket I grab a couple of green cans, thinking I’m buying Gösser. I pay, get back to the fountain and open it. That beer has a terrible taste an I check the brand.

Fradi Sör: it would be like Juventus commercializing its own beer.

Fast-forward to the end of May: I’m at Groupama Arena, and for the first time not to see the Hungarian national team, but derby between Ferencváros and Honved: the first are already on third position and won Hungarian cup demolishing Debrecen on home ground, while Mister Rossi‘s team should avoid relegation with a draw.
Before the game the national anthem is played, like in the U.S, and the bald guy below me performs a professional Nazi salute.
I wouldn’t be here if I didn’t resisted to the temptation to slap him on his shiny head.

Green-white end up winning 1-0 and Honved will avoid relegation on last round.

Several months later, in the meanwhile I’ve moved to another country, but I often get back to Budapest and I’m guest at my girlfriend’s parents.
With her dad we talk mainly about football, because it’s the only subject I’ve got a decent Hungarian lexicon, so he invites me on the sofa to see MTK-Ferencváros on tv, one of eighteen season’s city derby.

Clearly I didn’t pay attention to the table, neither teams’ performances, cause I’m interested just on him: Torghelle Sandor.

I ask my girlfriend to translate

“I’ve always liked Torghelle”

and my (future?) father-in-law replies (through intepreter)

“He’s a dickhead.”

He’s the fourth person out of four to tell me the same thing about him.
At a certain point, during first half, former Crystal Palace striker (I have no clue what’s his fame at Selhurst Park) with that Italian sounding name grabs a ball in the penalty box and turns it behind the goalkeeper.
At the end, while I check the table, I notice two things: it’s the first lost for Ferencváros during the season, and points over Paksi (a team playing few meters far away from a nuclear power plant who caused two incidents last decennia) are already about ten.

That game was played at Illovszki Stadion, not far away from my old flat, as the MTK arena was and still is “work in progress”. Today Ferencváros gets back to that field in order to play against its legitimate owner, Vasas.

Paksi, in the meanwhile, went down and teams challengin Fradi are minor city rivals of MTK and fierce northern rivals Ujpest. They just are twenty-two points below Ferencváros with eight games to go, but MTK has a game more to play and everything can, clearly, change.

Just after Paris Saint Germain in terms of early stage win, if Fradi gets three points and none for MTK, the title would be already in Thomas Doll‘s team hands.

Not a great experience in German benches for former Lazio player, but he trained his players to lift trophies since last season when they made a cup-double, getting also the last edition fo Ligakupa, now cancelled because it lacked public interest.

On the pitch, head and feet for Daniel Böde, a Cristian Vieri look-a-like striker, were decisive although he backed his performances, or midfielder Roland Varga who already played in Italy with Brescia and Foggia.

Labdarúgó NB I - Ferencváros-Diósgyõri VTKThe value of the team is not comparable to other in European cup group stages (Fradi got eliminated in last EL preliminary round), but with Hungary being qualified to France 2016 there could be new chances on the transfers, thanks to property stadium and Kubatov‘s management, definitely helped by the fact of being one of “Viktator” closesest man.
Viktator is, obviously, Viktor Orban, Hungary’s prime minister whose conservative party, Fidesz, is winning elections since 2010 with same distance from its rivals as Ferencváros did.

Not a normal title, as it arrives after twelve years await and to see a longer time one should check the time when communist regime renamed the team as Kinizsi Budapest, so between 1949 and ’63. Should we remember you which team played in Hungary on a part of that period?

Those twelve years, more than being poor with successes, were a terrible sufference run.
As it happened for Juventus, summer 2006 will be remembered as the first in second tier, this time not because of a tribunal decision, rather than a football federation decree to exclude teams with high debts (last season four teams had the same destiny).
Fradi needed three years to get back, as they lost first year’s play-out with first tier’s Nyiregyhaza, then made an even worse attempt one season later.
They managed to get back in 2009 and then felt pain when they got to leave Ulloi Ut Stadium, then named to Florian Albert (he managed to get where Puskas did not, winning Golden Ball), in order to rebuild it. After getting its arena back, they lost the identity of its name, as Groupama brand was preferred to team’s legend.

They might not be the nicest team on the planet, and if cheap beer and Nazi supporters aren’t your cup of tea you’re already on the good path, but if your team suffered such a decennia and lost so many references, even a winter title could not look so easy-going, at least for feelings.
Share Buttonvar hupso_services_c=new Array(“twitter”,”facebook_like”,”facebook_send”,”google”,”linkedin”);var hupso_counters_lang = “it_IT”;var hupso_image_folder_url = “”;var hupso_url_c=””;var hupso_title_c=”FERENCVÁROS”;

!function(d,s,id){var js,fjs=d.getElementsByTagName(s)[0];if(!d.getElementById(id)){js=d.createElement(s);js.id=id;js.src=”//platform.twitter.com/widgets.js”;fjs.parentNode.insertBefore(js,fjs);}}(document,”script”,”twitter-wjs”);(function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = “//connect.facebook.net/it_IT/sdk.js#version=v2.3&xfbml=1&status=0”; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs); }(document, ‘script’, ‘facebook-jssdk’));