GALLARDO E LA NUOVA MÁQUINA

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di Carlo Pizzigoni (@pizzigo)

Addio sonno.

Invasione Millonaria in Giappone per il Mondiale per Club

Invasione Millonaria in Giappone per il Mondiale per Club

La rinnovata Copa Intercontinentale, ribattezzata Coppa del Mondo per Club, entra nel vivo oggi e con l’arrivo in Giappone de “ los Borrachos del Tablón”, la storica tifoseria del River Plate, Osaka, è sotterrata acusticamente da un coro assordante e continuo. 15mila tifosi (e l’Argentina economicamente non è esattamente nel suo periodo d’oro) non risparmiano una goccia di energia, tra salti e canzoni cantate a squarciagola.

De la mano del Muñeco nos vamos a Japón,

suona così il motivo più gettonato della hinchada dei Millonarios, che celebra il suo tecnico, Marcelo Gallardo (Merlo, 1976) detto il Muñeco, l’uomo che li ha portati fin qui in Giappone.

Marcelo Gallardo, un 10 anche come allenatore

Marcelo Gallardo, un 10 anche come allenatore

Oggi esordirà lo storico club con la banda rossa trasversale sulla maglia, affrontando i padroni di casa del Sanfrecce di Hiroshima, la squadra di proprietà del colosso automobilistico Mazda che a sorpresa ha battuto nei quarti di finale del torneo il TP Mazembe, la squadra più ricca d’Africa, che ha vinto la Champions del suo continente. Campioni come i cinesi del Guangzhou Evergrande, che hanno conquistato il massimo trofeo del loro continente, l’Asia, passando dalla guida di Fabio Cannavaro a quella del brasiliano Felipe Scolari, incroceranno, dopo aver battuto i campioni del Centro e Nord-America dell’America di Città del Messico, il Barcellona, re di Champions League.
Due semifinali interessanti per una finale, se non ci saranno sorprese, da sogno.

Barcellona contro River Plate sembra una sfida dal pronostico chiuso.
C’è un solo uomo che la pensa diversamente.

Quell’uomo siede sulla panchina degli argentini ed è il protagonista dei cori di tutti i tifosi del River. Perché ha fatto svoltare la storia internazionale del club, rianimandola.

Marcelo Gallardo è da sempre un idolo al Monumental, fin da quando regalava perle nelle giovanili della squadra di Buenos Aires, che da quando le ha istituite Renato Cesarini negli anni Quaranta, sono la maggior fucina di talenti del Mondo. L’ex giocatore della Juventus, celebre per i gol nei finali di partita, che sarebbe diventata per sempre la “Zona Cesarini” gestiva personalmente l’iniziazione dei ragazzi. Semplice e codificata come una litania, fatta di domande dirette:

Di cosa è fatta la palla? “Cuoio!”
Da dove viene il cuoio? “Dalla mucca!”
Cosa mangia la mucca? “Erba”
Entonces, la pelota siempre al piso.

La palla si gioca rasoterra, passaggi continui.

Una rivoluzione di tempi e spazi, negli Anni Quaranta. La Rivoluzione della storia del calcio, che avrebbe poi preso piede in Ungheria (il centravanti arretrato nasce in Sudamerica, il più celebre fu il genio di Adolfo Pedernera), poi all’Ajax e quindi al Barcellona, nasce proprio da lì, dal River e dalla sua Maquina, la fenomenale squadra che vinse tutto e prese appunto questo eterno soprannome.

Un filo rosso lega il River al Barcellona, e quella storia a Gallardo.

Da sempre, il River è la casa di Gallardo

Da sempre, il River è la casa di Gallardo

Il Muñeco era nel gruppo che vinse la Copa Libertadores nel 1996 come giocatore, un numero 10 tutto fantasia, ed è stato il protagonista dalla panchina della vittoria di quest’anno, dopo aver messo in bacheca la Copa Sudamericana e la Recopa ( la supercoppa continentale).

I trofei, prestigiosi, non dicono addirittura nulla dello straordinario lavoro di Gallardo.

Il River Plate, con lui, è tornato ai tempi della Maquina, gioco propositivo, esteticamente di alto livello, con il lancio continuo di giovani, come ai tempi di quella squadra che propose il grande Alfredo Di Stefano. Il prossimo che arriverà in Europa, a tentare di fare onde, è Matías Kranevitter ( San Miguel de Tucumán, 1993) , già prenotato dall’Atletico Madrid, su indicazione di Diego Simeone.

Matias Kranevitter, cresciuto nella scuola di calcio del River Plate

Matías Kranevitter, cresciuto nella scuola di calcio del River Plate

Il gruppo di uomini che, rispetto alla versione migliore della campagna della Libertadores, ha visto partire qualche elemento ( pesantissima la cessione di Teo Gutiérrez allo Sporting Lisbona, oggi primo in classifica in Portogallo), ma Gallardo ha mostrato al mondo che possiede anche grandissime doti di lettore delle pieghe del match:

è uno stratega del gioco.

Pep Guardiola, architetto dell’idea di gioco del Barcellona, ora allenato da Luis Enrique, ha avuto come punti di riferimento di una carriera unica, oltre alla storia calcistica blau-grana, che si è nutrita di Cruyff e Van Gaal, anche molto Sudamerica. Marcelo Bielsa a Ricardo La Volpe, due argentini, sono stati più volti citati dallo stesso Pep, che ammira anche Jorge Sampaoli, oggi CT del Cile, lui pure argentino e siamo certi che Guardiola avrà annotato qualcosa di Gallardo, uno che presto vedremo in qualche squadrone del Vecchio Continente.

Tardi o presto lo dirà anche la figura che farà il River Plate a questo Mondiale per Club.

I suoi ragazzi hanno già messo l’armatura per due gare che saranno decisamente combattute, soprattutto a livello mentale e strategico: non si può sbagliare niente, anche per quei quindicimila che sono arrivati in Giappone bardati di biancorosso, osannando lui, il Muñeco Marcelo Gallardo.

Hanno tolto il sonno a tutti, per vivere un sogno: battere la squadra più forte del Mondo, il Barcellona.

(articolo realizzato in collaborazione con Giornale del Popolo di Lugano)