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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • VITTORIE ED ESPERIMENTI, IL 2017 DELLA GERMANIA

    Venerdì 30 giugno, Cracovia. Con un gol di Mitchell Weiser la Germania U21 di Stefan Kuntz batte la Spagna e si aggiudica il campionato europeo.
    Domenica 2 luglio, San Pietroburgo. Una rete di Lars Stindl consente alla Nazionale maggiore di Joachim Löw di superare il Cile 1-0 e di vincere la prima Confederations Cup della sua storia. Due trionfi in poco più di 48 ore che certificano un 2017 molto positivo delle selezioni calcistiche tedesche, condito per la A-Nationalmannschaft, qualificatasi senza affanni al Mondiale di Russia, da uno score che recita 11 vittorie e 4 pareggi e che è valso anche il primo posto nel ranking FIFA.

    Risultati notevoli, soprattutto se si considera che per Jogi Löw il 2017 è stato un anno di “sperimentazione”, a partire dall’esperienza in Confederations Cup. “È stata un’estate particolare – racconta Raphael Honigstein, uno dei maggiori esperti di calcio tedesco, collaboratore tra gli altri del Guardian e della Süddeutsche Zeitung.

    In pochi volevano andare a giocare in Russia, il CT ha portato una squadra nuova e molti erano scettici. Ma hanno vinto.

    Un successo conquistato da un gruppo formato interamente, eccetto le sorprese della Bundesliga Sandro Wagner (Hoffenheim e ora Bayern Monaco, ’87) e Lars Stindl (Borussia Mönchengladbach, ’88), da giocatori nati negli anni Novanta e con poca esperienza a livello di Nazionale A, con il 24enne Julian Draxler, il più presente con soli 24 gettoni, a far da capitano. Ventitré giocatori, molti dei quali avrebbero potuto giocare l’Europeo U21, tra cui Leon Goretzka e Timo Werner, scelti e gestiti al meglio da Joachim Löw. Che Jogi stia facendo un grande lavoro non lo dicono solo i risultati – ci spiega l’ex bandiera di Bayer Leverkusen e Dinamo Dresda Ulf Kirsten, 100 presenze e 34 gol con le nazionali tedesche (DDR e Germania unita) – la sua migliore capacità è quella di capire i giocatori più adatti per ogni partita e metterli nella posizione giusta”.

    “Sulla tecnica e sull’aspetto fisico – prosegue il sesto miglior marcatore della storia della Bundesliga con 181 reti – ci lavori con il tuo club, con la Nazionale sistemi i dettagli. E lui è stato capace di costruire una squadra tatticamente completa, di cui ti colpisce il modo di giocare al di là degli interpreti”. Un progetto tecnico che tra Confederations Cup, qualificazioni mondiali e amichevoli ha consentito nell’ultimo anno e mezzo l’inserimento alle spalle dei punti fermi della squadra, come Toni Kroos e Mats Hummels, di una serie di giocatori funzionali al gioco e all’idea di calcio della Nationalmannschaft, come spiega  Honigstein. “Tra quelli più migliorati – dice – sicuramente Emre Can, Sebastian Rudy, Leroy Sané e soprattutto Joshua Kimmich”.

    Un ricambio di giocatori che è stato possibile anche grazie all’ampio serbatoio di talento da cui Löw può attingere. Ma non solo.

    Se facciamo un paragone tecnologico è una questione di hardware e software. Dove l’hardware sono i giocatori e il software sono i tecnici, entrambi formati in maniera completamente nuova rispetto al passato,

    prosegue il giornalista tedesco di stanza a Londra. Due aspetti della cura del talento su cui la DFB, la Federcalcio tedesca, ha investito da più di un decennio, dando via a un reboot, un riavvio del movimento calcistico della Repubblica Federale, che ha contribuito a un ciclo accompagnato da un gioco differente e con pochi eguali nella storia del Fussball.
    I buoni risultati del 2017 sono stati la conseguenza di come i club e la Federazione abbiano lavorato bene sui giovani – riprende Kirsten, che con la sua fondazione investe proprio su questo aspetto nella zona di Dresda – è stato un percorso lungo, non facile e ci è voluto tempo e pazienza per vedere i frutti”. Una strada in cui Honigstein,  che ha appena pubblicato il libro “Klopp: Bring the noise”, biografia del manager del Liverpool, sottolinea l’importanza dei tecnici. “Non è solo una questione di giocatori e di talento – racconta il giornalista – ma di allenatori e della loro formazione. Se hai istruttori formati, capaci e che allenano in maniera moderna, i ragazzi migliorano e crescono di più”.

    Un tipo di lavoro, quello impostato dalla Federazione con la creazione di centri gestiti dalla DFB, la definizione di linee guida comuni e la collaborazione dei settori giovanili dei singoli club, che ha portato ad assicurare il presente (“Quella dei ’94, ’95, ’96 è la prima vera generazione formata interamente dopo il reboot”, spiega Honigstein) e forse il futuro del calcio tedesco.

    Ma l’orizzonte, oltre a quello a medio e lungo termine, si chiama Russia 2018.

    Per arrivarci al meglio la Germania – che vuole diventare la terza Nazionale dopo l’Italia e il Brasile a vincere una Coppa del Mondo per due edizioni di fila – deve provare a correggere le piccole imperfezioni mostrate nel match di qualificazione contro la Repubblica Ceca e soprattutto nelle amichevoli d’autunno con Inghilterra e Francia. “Per le ultime due partite non mi preoccuperei molto – dice Kirsten – mancavano alcuni giocatori e sono stati fatti molti esperimenti da Löw”. Ottimista è anche Honigstein. “Credo che il principio sia – aggiunge – che i propri problemi sembrano sempre essere più gravi di quelli degli altri”. “A mio parere –continua il giornalista – la rosa è solida, i più grossi interrogativi sono sul ruolo di terzino sinistro e sulla posizione di centrocampista difensivo”. Il ruolo di centravanti invece non sembra più essere un eventuale rompicapo, come lo era stato agli Europei di Francia, dove la Germania si era trovata in grande difficoltà a causa dell’infortunio di Mario Gómez. “Prima avevamo solo due grandi nomi come Klose e Thomas Müller – argomenta ancora Honigstein – ora abbiamo Müller, Wagner, Stindl, Werner e Leroy Sané, che può giocare anche da falso nueve”.

    Un’abbondanza offensiva, unita a una rosa completa, che per il Mondiale fa ben sperare un calcio, quello tedesco, reduce a livello di club da una débâcle senza precedenti, con una sola società, il solito Bayern Monaco, capace di passare il turno delle competizioni europee e la coppia Borussia Dortmund-RB Lipsia retrocessa dalla Champions League all’Europa League.

    Flessioni che però non sembrano toccare la Nationalmannschaft, per cui tutti sperano in un anno migliore del 2017. Magari alzando la Coppa nel cielo di Mosca.

     

    Un ringraziamento speciale a Michele Tossani

    Credits
    Foto copertina e articolo ©LaPresse

    Roberto Brambilla

    Roberto Brambilla

    Nato a Sesto San Giovanni, quando era ancora la Stalingrado d'Italia, ha diviso le giornate universitarie tra partite di calcio internazionale e ore di tedesco. A distanza di anni ha scoperto che forse gli sono servite entrambe. Sposato alla Bundesliga, la tradisce più o meno regolarmente con il calcio britannico, prova a "cacciare" storie in giro per il mondo che non parlino solo di pallone. Giornalista professionista e autore per MondoFutbol, ha collaborato con il sito di Sky Sport dal 2012 al 2016 e dal 2015 scrive "Avvenire"

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