Olanda fuori da Russia 2018: i motivi del crollo del calcio oranje

Quando nel 2009 Dick Advocaat divenne CT della nazionale belga, la prima cosa che fece fu sbraitare contro la Federcalcio perché l’ufficio dell’allenatore era – sono parole sue – “un loculo con un frigorifero, una fotocopiatrice e scatoloni dappertutto”.

Chiaro segno di come si dovesse partire dalle piccole cose prima di pensare in grande.

Quando lo scorso maggio Advocaat è stato chiamato per la terza volta in carriera a guidare la nazionale olandese, era talmente scioccato dalle condizioni in cui aveva trovato la squadra da non aver proferito parola. La seconda mancata qualificazione consecutiva a un grande torneo internazionale non è nient’altro che la logica conseguenza di un triennio di politiche fallimentari da parte della Federcalcio olandese (KNVB), la principale responsabile del buco nero nel quale si è inabissato tutto il calcio olandese, non solo a livello di nazionale. Strategie contraddittorie, scelte reazionarie più che conservatrici, goffi tentativi di nascondere il vuoto pneumatico di idee con nomi di facciata per tenere buona l’opinione pubblica (van Nistelrooy, Gullit), il tutto condito da una dose di supponenza che nemmeno le batoste dell’ultimo periodo sembrano aver fatto evaporare.

Co Adriaanse, maestro di calcio a cui si può forse imputare una carriera non all’altezza delle sue straordinarie competenze, ma non – nemmeno nelle esperienze meno riuscite – la mancanza di un’idea alla base della sua proposta, ha parlato di operato della KNVB privo di pianificazione, competenza e logica”.
La partita simbolo è stata la vittoria in Bielorussia, nella quale l’Olanda ha prodotto novanta minuti di nulla, privi di una minima idea di gioco, pur giocando contro un avversario tecnicamente in disarmo e completamente arroccato dietro.

Match come questi una volta rappresentavano l’humus ideale per il calcio olandese, anche senza scomodare il totaalvoetbal.

Ma i sintomi del malessere sono stati innumerevoli nelle ultime uscite, dalla débâcle fisica, tattica e tecnica in casa della Francia (nemmeno Lussemburgo e Bielorussia hanno preso 4 gol dai transalpini), con il solo Arjen Robben andato alla fine sotto la curva ad applaudire i propri tifosi, fino a Daley Blind regista nella partita contro la Bulgaria. Un Blind oltretutto tra i pochissimi da salvare, assieme al gladiatore Robben, nella campagna di qualificazione. Con Advocaat sono addirittura arrivate 4 vittorie in 5 partite ufficiali, ma aggrapparsi alla differenza reti per il mancato accesso ai play-off significherebbe girare per l’ennesima volta la testa di fronte allo stato delle cose.

La gestione del post-van Gaal da parte della KNVB si è basata su un’incongruenza di fondo. A fine Mondiale non è stato scelto Ronald Koeman come CT perché permanevano dei dubbi sul suo reale spessore internazionale, dopo i fallimenti con AZ, Valencia e Benfica, e dopo il flop Hiddink (“scelta antiquata come i suoi metodi di lavoro”, commentò Ronald de Boer) ci si è ritrovati con Danny Blind, tecnico nel cui curriculum erano presenti solo quindici mesi (marzo 2005-giugno 2006) da primo allenatore, con l’Ajax condotto al peggior piazzamento (4° posto) dall’inizio del nuovo millennio.
Il ko in Bulgaria, al termine di una prestazione sciagurata, ha portato all’ennesimo ritorno del vecchio Advocaat, nel tentativo di sfruttare la sua esperienza per riaggiustare una squadra allo sbando, cosa che in tempi recenti gli era riuscita bene al Feyenoord, quando aveva affiancato come tutor Giovanni van Bronckhorst. Ma a Rotterdam si interfacciava unicamente con l’allenatore – che pertanto rimaneva la vera guida del club – mentre in nazionale doveva fare i conti con un gruppo di elementi privi di un’anima tattica comune. Giocatori scollegati dai tifosi (vedi il citato caso francese), dalla Federazione e tra di loro, ma questa volta le storiche turbolenze dello spogliatoio arancione c’entrano poco.

Nella situazione attuale è un problema di carisma, personalità e spirito di squadra.

Non si spiegherebbe altrimenti perché gli altrove inappuntabili Wijnaldum, Strootman e van Dijk si rendano protagonisti di prestazioni indifendibili una volta indossata la maglia arancione.
Si è parlato a più riprese di un difficile ricambio generazionale. Un problema vero ma meno grave di quanto appaia. Una bella analisi del giornalista Taco van de Velde apparsa su Voetbal International illustra come sia innegabile che attualmente non si vedano degni eredi dei vari Sneijder, van Persie e Robben, così come è altrettanto ovvio che i pur validi Vilhena, Aké, de Ligt, Locadia, Justin Kluivert, Bergwijn non possiedano il talento puro di pari età quali Mbappé, Sané, Rashford, Dembélé o Marco Asensio.

Tuttavia permane una bella differenza tra una squadra priva delle qualità per vincere un Mondiale (o quantomeno giocarselo fino in fondo, come accaduto due volte negli ultimi sette anni) e una che a Russia 2018 nemmeno riesce ad arrivarci. Nella rosa olandese ci sono attualmente 13 giocatori che giocano nei quattro campionati top europei (Premier, Liga, Bundesliga, Serie A), i cosiddetti CTE. La Svezia ne ha 12, l’Irlanda e la Croazia 11, la Grecia 8, l’Irlanda del Nord 4, l’Islanda 3. Dall’inizio del nuovo millennio, l’Olanda non ha mai avuto difensori che hanno accumulato così tanto minutaggio nei CTE: dagli 8.570 nel 2000/01 ai 14.062 nel 2008/09 fino ai 25.033 del 2015/16.
Pur non essendoci epigoni di Stam né di Frank de Boer, i vari de Vrij, Blind, van Dijk (in attesa di Karsdorp e Kongolo) sono titolari fissi nei rispettivi club. E la stessa Eredivisie negli ultimi anni ha prodotto difensori di livello: Vertonghen, Alderweireld, Vermaelen, Sánchez.

Il male oscuro oranje non si trova pertanto nelle retrovie ma davanti, dove il piatto piange una miseria mai conosciuta.

L’Olanda non ha più attaccanti di livello. Nel 2002/03 il minutaggio nei CTE era 15.175, nel 2011/12 13.686, nel 2015/16 8.664. Nell’attuale stagione, l’olandese nei CTE che ha raccolto più minuti è stato Rajiv van la Parra (Huddersfield Town) con 337, mentre l’unico ad aver segnato un gol è il solito Robben. Uno che a 20 anni era già titolare nel Chelsea, ma che alle spalle aveva già diverse stagioni da titolare con Groningen e Psv Eindhoven. A Memphis Depay invece ne è bastata una per volare subito al Manchester United. L’ennesimo esempio di cosa non vada nel calcio olandese.

Nel dicembre 2014 un gruppo di esperti elaborò un dossier dal titolo “Winnaars van Morgen” (i Vincitori di Domani), una radiografia del calcio oranje in undici punti. Si parlava della necessità di incrementare qualità fisiche, mentalità vincente e attitudini difensive. Nessun accenno a tecnica, visione di gioco e qualità offensive.

Forse è arrivato il momento di mettere il mito del calcio totale nel cassetto e aggiungere un dodicesimo punto.

Foto di copertina ©Reuters
Foto Dick Advocaat ©AFPGetty Images
Foto Francia-Olanda e Sneijder ©LaPresse
Foto Robben ©Getty Images