Il derby di Tehran: Persepolis-Esteghlal, rossi contro blu

Abì-t e ya ghermèze-t e?

Attenti a come rispondete, perché potreste determinare i vostri rapporti personali (e non solo) con chi ve lo chiede. Potrebbe scaturire un invito a cena con tutta la famiglia al completo oppure un’uscita nei quartieri chic a nord della capitale iraniana. Altrimenti uno sguardo di delusione o una battuta pesante sul vostro accento. Dimenticavo: la traduzione della domanda è “Il tuo è blu o rosso?” riferito al colore dei due club più amati di Tehran, i rossi del Persepolis e i blu dell’Esteghlal: tanto forte è l’attaccamento alla maglia da parte dei tifosi, quanto è sentita la rivalità tra le due fazioni.
Per questo motivo, in alcuni contesti, manifestare la propria simpatia per l’uno o l’altro club equivale a portare addosso un simbolo: etnico, politico, religioso, il paragone non è esagerato se si pensa ai 100.000 tifosi che urlano nello stadio Azadi durante il derby tra Abi-hà (Blu) e Ghermez-hà (Rossi), mentre altri 20.000 rimangono puntualmente fuori dai cancelli perché biglietterie e bagarini hanno esaurito i biglietti.
In farsi il derby viene chiamato Shahravard, che equivale più o meno all’italiano “stracittadina”: ma la sua storia incomincia prima dello scontro tra Persepolis ed Esteghlal.

tehran-derby-2Negli anni Sessanta si giocava allo stadio Amjadiyeh (che oggi si chiama Shahid Shiroudi) tra due squadre altrettanto popolari: Shahin e Taj. Il Shahin aveva un nome che era tutto un programma, visto che significa “falco”, e aveva così tanti seguaci da preoccupare i vertici della Federcalcio iraniana, che nel 1967 sciolsero la squadra. Diversamente il Taj (“corona”) godeva del benestare delle istituzioni, poiché il suo nome richiamava chiaramente la corona imperiale: per questo motivo la squadra ha cambiato nome dopo la rivoluzione del 1979, assumendo l’attuale Esteghlal (“indipendenza”).

La fine del Shahin fece la fortuna del Persepolis, il club che ne accolse i giocatori ereditandone la tifoseria e la rivalità con il Taj.

Saranno gli anni Settanta il periodo d’oro dei due club, che si alterneranno nella vittoria della massima serie, al fianco del PAS Tehran: e il nuovo stadio Azadi sarà il teatro di questa contesa tra bandiere rosse e blu. Anche il Persepolis cambierà nome per evitare richiami all’impero achemenide, diventando Piroozi (“vittoria”): sebbene ufficialmente si chiami così, di fatto è stato accettato il ritorno al nome originario. Persepolis e Taj/Esteghlal hanno fornito alla nazionale dell’Iran quei giocatori che hanno ottenuto la prima storica qualificazione ai Mondiali di Argentina 78: dal Taj il portiere Hejazi, l’attaccante Rowshan, i difensori Danaeifard ed Eskandarian; dal Persepolis il playmaker Ali Parvin e il mediano Ghelichkhani (quest’ultimo, dopo aver vinto tre Coppe d’Asia, verrà escluso dalle convocazioni alla Coppa del Mondo a causa della sua opposizione allo shah).

tehran-derby-tifosiDopo il periodo buio della guerra con l’Iraq, il campionato iraniano e il derby di Tehran hanno assistito non solo al ritorno dell’entusiasmo della tifoseria, ma a un sempre più crescente coinvolgimento anche fuori dallo stadio Azadi. Con l’avvento del satellite, negli anni Novanta, la tv di Stato iraniana riprese a trasmettere in diretta il Shahravard, seguito dalle comunità iraniane del Nord America e dell’Europa; ciò permise di finanziare i due club anche con mezzi non statali, grazie agli sponsor dei colossi asiatici: Samsung, Canon, LG, i cui cartelloni non mancavano mai a bordo campo.

A livello continentale è diventato il derby più importante dell’Asia, attirando l’interesse degli appassionati di calcio dagli Emirati all’India, dalla Cina alla Malesia.

Non sono mancati gli effetti negativi di questa febbre da Shahravard: tra gli ultras di Persepolis ed Esteghlal gli scontri sono degenerati, limitandosi nelle migliori ipotesi ad invasioni di campo; nei casi peggiori la violenza si è estesa fuori dalle tribune, con il danneggiamento di autobus e vetrine di negozi.

persepolisNella memoria dei tifosi ci sono giocatori che hanno lasciato il segno soltanto in occasione della stracittadina: tra il 1998 e il 2000 il difensore Mehdi Hashemi Nassab ha segnato 4 gol con entrambe le maglie, tre per i rossi e uno per i blu, tra campionato e coppa nazionale. Eamon Zayed, attaccante irlandese-libico, è entrato nella hall of fame quando, nel 2012, ha siglato per il Persepolis una tripletta nei dieci minuti finali, consegnando un’incredibile vittoria in rimonta.

Vita dura, invece, per i direttori di gara iraniani, per anni bersagliati da giocatori, tifosi, giornalisti e lega calcio nazionale.

Dopo le accese proteste sull’arbitraggio del derby del 1995 (vinto 3-2 dall’Esteghlal sul Persepolis in dieci uomini, dopo che i Rossi stavano conducendo per 2-0) la Federcalcio iraniana decise di far dirigere il match da arbitri stranieri: sia per ridurre la pressione nei 90 minuti, sia per evitare ripercussioni post partita. Così sono stati chiamati anche arbitri tedeschi, spagnoli e italiani: Pasquale Rodomonti e Roberto Rosetti potrebbero magari raccontarci un giorno quello che hanno visto a Tehran tra il 2001 e il 2003.

Ci sono pochi dubbi: ci racconterebbero, sicuramente, di uno degli ambienti più caldi al mondo.