Il nuovo regno del Faraone: il Monaco e El Shaarawy

di Carlo Pizzigoni (@pizzigo)

Pure Stephan El Shaarawy.

Rastrellare talento giovane, vendere bene e rimanere competitivo ad alto livello è ormai il modus operandi e l’obiettivo del Monaco.

Era iniziata un po’ diversamente, la faccenda. Sembrava essere sbarcato nel Principato un nuovo riccone che avrebbe scosso l’equilibrio del calcio europeo. La squadra di Montecarlo, acquistata nel dicembre del 2011, quand’era ancora in Ligue 2, aveva subito puntato su due fuoriclasse: Radamel Falcao e James Rodríguez, gente appetita dai club più danarosi del Vecchio Continente.
Dopo poco più di una stagione, Dmitrij Rybolovlev (Perm, 1966), patrimonio stimato in più di nove miliardi di euro, ha esaurito la sua passione per il football, tagliando i fondi per il suo Monaco.
Claudio Ranieri (Roma, 1951) è stato l’unico a beneficiare del portafoglio gonfio e della voglia di investire del presidente della Uralkali: è riuscito nel non impossibile compito di riportare il club del Principato in Ligue 1, e a impostare un buon lavoro nel massimo campionato francese.

Poi, all’improvviso, il presidente ha deciso di chiudere i rubinetti e di lasciare partire i due big: James Rodríguez è finito al Real Madrid, Radamel Falcao nel Manchester United.

In riva al Mediterraneo sono rimasti un gruppo di giovani di belle speranze e qualche veterano, iniziando così un nuovo corso. Nella seconda fase, quella di ricostruzione, è entrato a doppio filo il potentissimo Jorge Mendes (Lisbona, 1966), che ha sempre un occhio di riguardo per l’amico Dmitrij.
Intanto in panchina è finito un ottimo tecnico, Leonardo Jardim. Il consiglio di puntare su questo tecnico nato nel ’74 in Venezuela da genitori portoghesi, poi rientrati in patria al crollo della dittatura salazarista, è certamente arrivato da Jorge Mendes. La “raccomandazione” del più potente manager del football mondiale ha prontamente scatenato ironie sul tecnico. Che ha invece un passato di soli successi.
L’ultimo lo ha certificato proprio col Monaco, rischiando di eliminare la Juventus dalla Champions, dopo essersi messi alle spalle, nel girone, Bayer Leverkusen, Zenit San Pietroburgo e Benfica, tutte squadre superiori al club del Principato.

Non esattamente il risultato che ti aspetti, visto che nel post Mondiale hai perso all’ultimo momento i tuoi giocatori principali e hai dovuto ricostruire strategia e filosofia di gioco.

All’inizio della sua éra in Ligue 1, Ranieri aveva impostato un 4-2-3-1 che viveva di possesso palla e apertura del campo: gli esterni erano certamente i giocatori più sollecitati offensivamente (a ciò si deve l’esplosione di Ferreira Carrasco [Ixelles, 1993] e la crescita di un talento super come Ocampos). Poi però, il tecnico romano ha deciso di mettere James dietro alla punta di riferimento, limitando le sue ricezioni. Una situazione che non poteva durare, e infatti non durò.
Il tentativo di rimettere al centro del sistema offensivo la stella colombiana, scatenò una serie di esperimenti tattici, non tutti riusciti. L’opzione più credibile, volendo mantenere James al centro del gioco fu quella di rinunciare agli esterni offensivi e riorganizzarsi in un 4-3-1-2 (nel frattempo, a gennaio, la squadra perdeva per infortunio Falcao), diventando però non più una squadra dall’elevato possesso palla, ma una struttura adeguata per costruire contrattacchi continui, molto spesso gestiti dal colombiano, un fenomeno (anche) nelle situazioni di transizione.

Leonardo Jardim è ripartito dalla filosofia del primo Monaco di Ranieri in Ligue 1.

Spazio alla gente di fascia, anche se, a differenza del tecnico italiano, non ha un centravanti vero, capace di capitalizzare l’enorme lavoro sugli esterni.

E spazio ai giovani di talento.

La nuova politica, impone al Monaco di essere una stupenda vetrina e quindi alla fine i giocatori con più mercato deve venderli. E venderli bene, molto bene.
E quindi così come era partito James, ecco le cessioni di questa estate: Geoffrey Kondogbia (Nemours, 1993) è finito all’Inter per una cifra superiore ai trenta milioni, Ferreira Carrasco a più di quindici, e presto dovrebbe lasciare la compagnia anche Abdennour, e l’asta che si sta sviluppando dietro il difensore tunisino, promette un altro bel gruzzolo.
In compenso troverà più spazio, anche dopo lo splendido Europeo under 21, Bernardo Silva (Lisbona, 1995), già impiegato in diversi spezzoni di gara da Leonardo Jardim nella passata stagione. Giocatore dal talento cristallino che il Monaco, sempre tramite Mendes, ha pagato circa 15 milioni, pur avendo giocato pochissimo nel Benfica.
Bene ha fatto all’Europeo anche Ivan Cavaleiro (Vila Franca de Xira, 1993), lui pure ex Benfica: ha giocato nell’ultima stagione al Deportivo La Coruña, e sarà nuovo compagno di El Shaarawy (Savona, 1992), anzi probabilmente si giocheranno il posto sull’out sinistro, anche se è da vedere se Leonardo Jardim confermerà il 4-2-3-1.
Nuovi, giovani e interessanti rinforzi saranno anche Adama Traoré (Bamako, 1995), eletto miglior giocatore dell’ultimo Mondiale under 20, che ha giocato col Mali, Thomas Lemar (Guadalupe, 1995), proveniente dal Caen, Guido Carrillo (Buenos Aires, 1991) pagato quasi nove milioni all’Estudiantes La Plata, Fares Bahlouli (Lione, 1995), cresciuto all’Olympique Lyonnais, e Helder Costa (Luanda, 1994), in prestito dal Benfica.

Uno sproposito elenco di talenti, che toccherà a Leonardo Jardim mettere a posto.

Non sarà facile, me se si trova la formula giusta, una gita al Louis II, per la prossima stagione, certo si impone. Anche per salutare il Faraone.