A tu per tu con Edin Višća

Edin Višća

Come possono i bosniaci e gli erzegovesi non trovarsi a loro agio in Turchia se il thè caldo – chiamato çay se ci troviamo a Istanbul, čaj se siamo a Sarajevo – si sorseggia tanto sulle rive della Neretva di Mostar quanto sul Bosforo. Gli usi e i costumi, così simili dalla tavola alla vita quotidiana, hanno aiutato a sviluppare una serie di rapporti di amicizia tra i due paesi. Le tracce ottomane nei Balcani si vedono più in Bosnia-Erzegovina che altrove. E il calcio non fa eccezione alla regola.

Edin Višća

Edin Višća

[Due bicchieri di çay turco a Mostar, Bosnia-Erzegovina.]

Dal bosniaco più celebre, Elvir Baljić, alle giovani promesse che l’attento staff del Konyaspor ha portato di recente in Anatolia, la bandiera blu e gialla è sempre presente nel mondo del calcio turco.

Il più grande interprete di questa tradizione, negli ultimi anni, è Edin Višća.

Partito da Čuništa, un piccolo villaggio di 487 abitanti del comune di Olovo a circa 50 km a nord-ovest della capitale, ha dato una svolta alla sua carriera durante una partita della Bosnia-Erzegovina contro Israele. In quell’occasione segnò il suo primo gol in Nazionale su assist di Pjanić, nativo di Tuzla, città a poco più di due ore di macchina da Sarajevo; esattamente a metà strada si trova Olovo, la prima casa di Edin.

La sua seconda casa, poi, sarà Istanbul.

Ora il bosniaco è infatti uno dei protagonisti del Başakşehir, rivelazione assoluta di Süper Lig. Tutt’altro che una sorpresa: MondoFutbol ha vissuto a Rijeka una delle notti storiche del club turco in Europa, prima che gli arancio-blu spiccassero il volo in Turchia. La prima pagina del Novi List di Fiume, il giorno successivo al match, era già interamente dedicata a Višća e allo splendido pallonetto che pareggiò la partita.

Il resto è arrivato con il passare del tempo, con quello che in Turchia è definito da più osservatori come il miglior giocatore del campionato. Cresciuto nella tranquillità di una valle circondata da boschi di conifere, ha mantenuto intatta la sua umiltà, e MondoFutbol ha voluto sentire direttamente la sua voce, per saperne di più e approfondire una pagina ancora poco raccontata nel calcio dell’Est Europa.

Edin Višća, un bosniaco in Turchia. Tra i primi nella classifica degli assist, sempre titolare per l’Istanbul Başakşehir autentica rivelazione della Süper Lig. Quali sono i segreti di questo primo posto in campionato?

Penso che la causa principale di questi buoni risultati sia il gioco collettivo. Ogni singolo è asservito alla squadra, in campo lavoriamo l’uno per l’altro, ma prima di tutto possiamo usufruire di ottime analisi, preparate dagli allenatori, che ci vengono presentate benissimo durante gli allenamenti. Per ora sta funzionando tutto alla grande e ogni giocatore pensa prima al risultato della squadra che a se stesso, il che è la cosa più importante.

La stagione è iniziata da pochi mesi ma il Başakşehir ha già battuto Fenerbahçe e Galatasaray. Quali sono i vostri obiettivi? Il titolo è possibile?

Il nostro obiettivo principale è arrivare tra le prime quattro squadre in Turchia, come nelle due stagioni precedenti, anche se quest’anno proveremo magari a rientrare tra le prime tre. Per ora siamo primi, ma non pensiamo al primo posto e non abbiamo nessun tipo di pressione. Siamo saldamente con i piedi per terra, andiamo di partita in partita.

Bosnia e Turchia sembrano due paesi “fratelli”, con abitudini simili e tante storie intrecciate. Com’è per un bosniaco vivere e giocare in Turchia?

Sono sei anni che sono in Turchia, a Istanbul, e sono veramente felice qui. Posso dire che la cultura e le abitudini sono praticamente le stesse, mi trovo alla grande e ora, dopo sei anni, posso dire di sentirmi come a casa. Istanbul è una delle più belle città d’Europa, ne sono sicuro.

Prima della fondazione del Başakşehir nel 2014, il club si chiamava İstanbul Büyükşehir Belediyesi e militava nella seconda divisione. Cos’è cambiato con il nuovo club?

Dal momento della fondazione del nuovo club sono stati realizzati un nuovo stadio e un complesso che contiene campi d’allenamento e un hotel a cinque stelle dove i giocatori alloggiano prima e dopo gli allenamenti e le partite. Allo stesso tempo, è in fase di costruzione un’accademia calcistica del Başakşehir sul modello di quella del Manchester City.

La storica qualificazione al Mondiale 2014, il miglior risultato della Bosnia-Erzegovina, è stato seguito dal fallimento del mancato accesso a Euro 2016, nonostante un girone non impossibile. Quali sono, secondo te, le motivazioni? Ora, la Bosnia-Erzegovina ha le possibilità di rimontare per ottenere il pass per Russia 2018 oppure il mondiale in Brasile rimarrà solo un meraviglioso exploit isolato?

Certo che abbiamo possibilità di andare in Russia, e lo abbiamo dimostrato nell’ultima partita in Grecia. Penso che il Belgio sia la reale favorita del nostro girone, ma la nostra nazionale possiede la forza e la qualità necessarie per qualificarsi nuovamente a un campionato del mondo. Le motivazioni sicuramente ci sono perché noi giocatori abbiamo già provato cosa vuol dire disputare un Mondiale. Abbiamo davvero dei grandi giocatori, come Džeko, Pjanić, Ibišević e tutti insieme desideriamo ripetere l’exploit brasiliano.

Hai esordito in nazionale quando ancora eri allo Željezničar però sei entrato in pianta stabile a far parte della rosa solo dopo aver ingranato in Turchia. Pensi sia necessario emigrare per i giocatori bosniaci, soprattutto quelli giovani come ad esempio Bajić e Hadžiahmetović del Konyaspor, per raggiungere un livello personale competitivo da nazionale?

Credo che nel campionato bosniaco ci siano molti grandi talenti e buoni giocatori ma che per uno sviluppo più a lungo termine e per avere successo, purtroppo, debbano emigrare e approdare in altri campionati dove poter migliorare sempre di più.
Lo stesso Edin Džeko ne è un esempio: dopo il periodo allo Željezničar ha costruito una grande carriera e ora è uno dei migliori giocatori in Europa. 먹튀검증 토토사이트 Partendo da un campionato così piccolo è diventato campione di Germania, campione d’Inghilterra e ora mi auguro sinceramente che possa fare altrettanto in Italia con la Roma.

Continuando a parlare di campionato bosniaco: lo segui ancora? Potresti indicarci almeno un giocatore che pensi possa diventare un grande talento in futuro?

Certo che lo seguo. Soprattutto per lo Željeznicar, perché lì ho giocato anche io ed è la squadra in cui Džeko ha mosso i primi passi. Attualmente penso che Denis Žerić sia un grande talento perché è molto giovane, è nato nel 1998, ma ha già dimostrato le sue qualità nello Željeznicar e nelle selezioni minori della Bosnia Erzegovina.

Chi è l’allenatore che più ti ha aiutato nel tuo processo di crescita come giocatore? Perché?

Più di tutti mi ha aiutato Esad Lugavić con cui, quando ancora avevo 15 anni, mi allenavo nei palazzetti, nei campi, ovunque trovassimo spazio. Dopodiché allo Željezničar devo molto ad Amar Osim che a 18 anni mi ha dato l’opportunità di debuttare e ora in Turchia sicuramente Abdullah Avcı, un allenatore che mi ha insegnato molte cose e mi ha aiutato a diventare chi sono adesso.

Possiamo strapparti una promessa? Se l’Istanbul Başakşehir si qualificherà per la prossima Champions League verremo a farti visita in Turchia, va bene?

Certamente, affare fatto!

Intervista di Alex Alija Čizmić.
Testo di Bruno Bottaro e Alex Alija Čizmić.
Immagine di copertina © Anadolu Agency
Immagine di Lionel Messi ed Edin Višća © Getty Images
Le altre immagini nell’articolo Bruno Bottaro © MondoFutbol.com
Si ringrazia Saša Ibrulj.