L’Equipo fantasma: l’Argentina esistita per una sola partita

Il 23 settembre 1973 l’Argentina doveva giocare a La Paz contro la Bolivia e non poteva perdere. Il Paraguay era vicino in classifica e l’Albiceleste rischiava di restare fuori da Germania ’74. Inoltre tutti sapevano che se l’Argentina non si fosse qualificata ai Mondiali, quelli di quattro anni dopo sarebbero potuti andare al Brasile. La FIFA non vedeva di buon occhio paesi ospitanti con una nazionale debole.

Tutta l’Argentina guardava a un solo uomo che, ovviamente, guardava da un’altra parte.

Chi era costui? L’uomo più adatto o inadatto (dipende dai punti di vista) a governare una tensione del genere: Omar Sivori.
Sivori era l’allenatore della Nazionale da un anno e doveva qualificarsi per i Mondiali del 1974 dopo che, proprio in Bolivia, si erano incrinate le speranze di andare in Messico nel 1970 in seguito a una sconfitta per 3-1.
Molti giornalisti e addetti ai lavori affermavano che l’Argentina dovesse quasi sdoppiarsi per potere far fronte a due impegni ravvicinati: una squadra doveva almeno pareggiare ad Asunción contro il Paraguay il 16 settembre ed un’altra doveva vincere a La Paz il 23.

Sivori

Quando parlavano di due squadre, tutti intendevano un assetto e un approccio alla partita differente, ma Sivori questa cosa della doppia squadra la interpretò in un altro modo: convocò giocatori e preparò due squadre completamente differenti.

La prima, con tutti i titolari tra cui Sa, Wolff, Brindisi e soprattutto Balbuena, il meglio in Argentina al tempo, fu preparata dal Cabezón a Buenos Aires e pareggiò in Paraguay come richiesto.
Per l’altra, invece, scelse un gruppo di giocatori giovani o poco conosciuti e li mandò in altura ben 75 giorni prima della partita, al fine di farli abituare all’altitudine di La Paz. Dal primo giorno in cui si riunì, quella divenne la “Squadra della montagna” o, meglio ancora, “Equipo fantasma”.
La truppa, che Sivori aveva affidato ai suoi collaboratori guidati da Miguel Ignomiriello, era davvero incandescente. In porta Daniel Carnevali, piccolo portiere con un’elasticità ancora oggi all’avanguardia per il ruolo. Proprio quell’anno andrà al Las Palmas e negli anni chiamerà un po’ di compatrioti per formare la più forte squadra amarilla di sempre.
Fra i difensori c’erano un grande giocatore come Angel Hugo Bargas, eletto miglior giocatore argentino nel 1972 e miglior straniero di Francia nel 1973, quando passò al Nantes. Tra gli altri vi erano Rubén Hueso Glaría, caudillo come tutta una stirpe di difensori argentini, e politico, creatore di un gruppo di giocatori che facevano propaganda pro-Perón prima e durante il suo ritorno in patria per la sua terza presidenza, e Osvaldo Cortés, idolo dell’Atlanta che poco farà però in futuro, come anche Daniel Tegliani.

equipo6

A centrocampo c’era un giocatore che Sivori fece venire da Asunción (insieme a Bargas e Rubén Ayala) perché non poteva farne a meno: Roberto Oveja Telch, quattro volte campione d’Argentina con il San Lorenzo, coadiuvato nel gioco da Rubén Galván, lui invece vincitore di quattro Libertadores con l’Independiente più forte di sempre fra il 1972 e il 1975. A metterci fiato e inserimenti Aldo Poy, l’autore della Palomita che l’anno precedente aveva fatto vincere il campionato al Rosario Central.
In attacco, Rubén El Ratón Ayala con la sua zazzera selvaggia e incolta, Oscar El Fantasma Fornari (e chi poteva giocare e segnare per l’Equipo Fantasma se non lui?) alla sua prima e unica presenza con La Selección, e una giovane ala dell’Instituto Córdoba, Mario Kempes, alla sua prima presenza albiceleste. In quel gruppo c’erano anche Ricardo Bochini, l’uomo a cui Maradona baciava le mani, e Marcelo Trobbiani, che debutterà quel giorno ma arriverà a vincere il Mondiale 1986.

Sivori scelse per i ragazzi un luogo “abbastanza ameno” dove poter allenarsi: Tilcara, nel nord argentino, a 2500 metri sul livello del mare, facendoli alloggiare in un albergo che Kempes definirà nella sua biografia “l’Hotel de mala muerte”.

equipo2

Alcuni, come Jota Jota López e Reinaldo Merlo, tornarono a casa anche perché c’era pure poco da mangiare oltre alla noia totale di quei giorni. Kempes ricorda che dimagrì ben 8 chili in quei giorni.
Dopo tanto allenamento e un po’ di amichevoli sempre in altura, in Perù e Costa Rica, la squadra arrivò a La Paz, giocò bene e vinse con un gol di Oscar Fornari.
Quella vittoria significò davvero tante cose. Prima di tutto pose le basi per la qualificazione a Germania ’74, poi tranquillizzò la FIFA in quanto l’Argentina, ottenuta la qualificazione, avrebbe potuto organizzare i Mondiali quattro anni dopo. Quei Mondiali giocati in casa furono vinti dall’Albiceleste.

equipo3

Kempes superò le paure del giocare lontano da Córdoba, si trasferì al Rosario Central, iniziò a fare il fenomeno e dopo poco passò al Valencia, dove trascinò la squadra a tante vittorie diventando il calciatore che fece riscoprire all’Europa il mercato argentino.
Grazie a quella nuova fiducia, Maradona fu scelto dal Barcellona e acquisì le competenze giuste per vincere il Mondiale con l’Argentina nel 1986.

Queste, in sintesi estrema, le conseguenze della partita dell’Equipo Fantasma, che poi tanto Fantasma non è stata.