Ludi racconta La Masia per MF

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Il 10 Giugno 2016 è stato probabilmente il giorno più interessante e formativo della mia prima fase di transizione da calciatore a dirigente. Grazie al Corso Executive “Management psicosociale per lo sport“ dell’Alta scuola di psicologia Agostino Gemelli (ASAG) dell’Università Cattolica ho avuto la possibilità di visitare la Masia del FC Barcellona.

La Masia è quella struttura, sita all’interno del centro sportivo “Joan Gamper”, dove i giovani calciatori della cantera vivono, studiano, si allenano e si formano prima come uomini e poi come atleti.

Nonostante sia stato molto colpito dalla residenza, dai campi di allenamento, dagli spazi ricreativi e di studio a disposizione dei 73 ragazzi, tra i dodici e i diciotto anni, provenienti da tutto il mondo, mi ha ancora più sorpreso l’attenzione all’aspetto umano prima che calcistico con cui i ragazzi vengono gestiti.

Entrata_Masia

È stato Rubén Bonastre, il coordinatore accademico, ad esporci il progetto di gestione e il lavoro di formazione che attuano nei confronti dei “canterani”.

Il suo lavoro, non essendo un tecnico, è focalizzato su tutte le altre sfere del calciatore che non siano le abilità tecnico tattiche: il carattere, la sensibilità, la fragilità e la personalità. Totale è l’attenzione al rispetto delle regole, così come fondamentale è l’andamento scolastico, inteso soprattutto come comportamento e condotta accademica.

È sorprendente infatti, secondo Bonastre, come se un ragazzo si dimostri anarchico o poco attento a scuola, spesso tenda ad esserlo anche sul terreno di gioco.

Il quadro che ne è venuto fuori è stato quello di giovani calciatori a cui certamente piace divertirsi, ma che crescono lavorando duramente prima a scuola, poi nella residenza e da ultimo sul campo di allenamento per inseguire un sogno, spesso a migliaia di chilometri dalle loro famiglie, dalle loro abitudini e dalle loro culture.
Il tema della distanza ma anche quelli del distacco e della separazione sono gli aspetti sui quali lo stesso Rubén in collaborazione con il direttore della Masia, i tutori e gli educatori lavorano maggiormente. In un’età tanto delicata come l’adolescenza, infatti, questi sono aspetti che possono far nascere difficoltà emotive che si possono trasmettere in primis nei rapporti con i compagni e poi anche sul campo, limitando quindi non solo l’integrazione ma anche la prestazione del ragazzo. Per questo per la realizzazione del progetto è fondamentale la figura dello psicologo, presente una volta alla settimana nella residenza ma sempre disponibile per qualsiasi evenienza, il quale oltre a gestire i temi appena descritti, deve lavorare anche affinché i ragazzi non alimentino le loro illusioni e non si creino aspettative troppo grandi rispetto alla loro giovane, bellissima ma anche difficile età. Tutto ciò cercando di tenere con loro sempre un rapporto confidenziale e di fiducia e invitandoli continuamente sia a credere nel lavoro e nell’impegno quotidiano sia ad avere pazienza, prerogativa fondamentale ma valore troppo spesso trascurato per colpa di una società moderna che ci invita a volere tutto e subito.

Un grande lavoro di mediazione viene fatto anche con i genitori e le famiglie di appartenenza.

Hanno infatti pensato che ogni tutor possa gestire al massimo dieci ragazzi, in modo tale che egli riesca non solo ad avere un rapporto stretto con loro, ma anche ad approfondire la conoscenza con le rispettive famiglie, diventando così un punto di riferimento stabile e concreto e riuscendo ad assecondare anche le esigenze più piccole o a gestire improvvise difficoltà.

Un altro aspetto che mi ha colpito e che mi ha fatto capire perché il progetto può essere considerato unico al mondo, è il grande senso di appartenenza che è proprio di tutti coloro che gravitano intorno al Club.

Joan_Vila_Bosch

Secondo il loro modello infatti è prioritario tenere all’interno più persone possibili che conoscano la filosofia, l’ambiente e la cultura propria del Barça. Per questo in tutte le sfere a contatto con il settore tecnico (allenatori del settore giovanile, fisioterapisti, preparatori atletici, manager) è massiccia la presenza di ex canterani. È abitudine della società, infatti, proporre ai ragazzi che dimostrano di non essere calciatori all’altezza degli standard dell’accademia blaugrana di essere accompagnati in un percorso di studio che si concentri sulle abilità e le passioni alternative al fine di reintrodurli nel club con altre mansioni al termine della loro formazione.

Un esempio è quello del responsabile dei fisioterapisti che è stato fino ai 18 anni il compagno di stanza di Iniesta nella residenza.

Immediato per me è stato il confronto con l’Italia, dove quasi tutti i club non si pongono neanche il problema di pensare che lo spirito di appartenenza e il legame con la maglia possano essere dei valori indispensabili in tutte le sfere a contatto con la squadra.
Al contrario il migliore club del mondo, che avrebbe la forza di poter arrivare ai migliori professionisti in qualsiasi settore, decide di investire denaro ma soprattutto risorse umane e tempo nella formazione dei propri dipendenti fin da quando sono ragazzi.
È intervenuto poi Joan Vila Bosch, il direttore metodologico dell’area tecnica. Arrivato a Barcellona nel 1970, prima di ricoprire il ruolo odierno mister Bosch, per la società blaugrana, ha fatto anche il calciatore ,vincendo una Liga, e l’allenatore di alcune squadre giovanili per dieci anni. Per rendere meglio l’idea della grandezza del personaggio, lui è la persona che Xavi al momento di salutare il Camp Nou, prima di andare a New York, ha ringraziato definendolo il suo padre sportivo e dicendo che senza di lui sicuramente non sarebbe diventato lo stesso calciatore. Non è stato però un incredibile curriculum a colpirmi, quanto la padronanza, la competenza e anche l’umiltà con cui ci ha parlato di calcio e del progetto canterano per tre ore. Per comprendere i successi dell’era moderna bisogna capire quanto la stessa idea di calcio sia radicata in tutte le categorie del settore giovanile fino alla prima squadra.

Una filosofia che trascende gli allenatori o i giocatori e che si fonda sulla formazione di giovani campioni funzionali a un progetto tecnico consolidato, che rappresenta perfettamente l’identità del club.

Mister Bosch per farci capire da dove parte il progetto Barcellona e come si è sviluppato fino ad arrivare ai massimi livelli ha individuato tre step fondamentali. Il primo sotto la guida di Rinus Michels (allenatore olandese, con gli orange vice campione del mondo nel 1974 e campione d’europa nel 1988 ) dal 1971 al 1975 e dal 1976 al 1978, il quale fu il primo ad allenare non solo la componente fisica ma anche l’aspetto tecnico-tattico. La seconda fase importantissima per costituire le radici su cui poggiano le vittorie degli ultimi dieci anni è con il compianto Johan Cruijff in panchina, dal 1988 al 1996, il quale ha avuto il merito di infondere radicalmente la cultura del possesso palla, anche oggi prerogativa principale del modo di giocare della squadra.

Rinus_MichaelsIl terzo momento più importante nella storia del club, indicato da Bosch, è dal 2008 al 2012, periodo in cui Guardiola fece in modo che la sua squadra non solo si confermasse dominante nella fase di possesso ma perfezionasse anche la fase di recupero palla in un modo mai visto prima, rendendola di una bellezza e di una superiorità sorprendente. In tutti questi anni gli allenatori di tutte le categorie appartenenti al club hanno sempre cercato di lavorare seguendo uno stile, un modello di gioco e una filosofia comune che ha avuto la sua massima realizzazione nell’orgoglio di poter schierare una squadra di 11 canterani il 25/11/2012 (Levante – Barcellona 0-4) e di vedere il podio del pallone d’oro 2010 composto solo da prodotti del vivaio blaugrana (1.Messi 2.Iniesta 3.Xavi).

Questi, più dei campionati vinti o dei trofei alzati, sono per tutti gli addetti ai lavori i due momenti simbolo e i picchi più alti della loro storia.

Per arrivare a tutto ciò, la loro metodologia si è sempre sviluppata su 4 punti principali:

  • l’attenzione integrale al calciatore; la trasmissione della filosofia e dello stile di gioco a chi si introduceva nel mondo catalano; la formazione e l’indottrinamento degli allenatori; la promozione internazionale del club.
  • I soggetti su cui si sviluppa questa metodologia sono i calciatori, la squadra, l’idea di gioco, l’allenamento e l’allenatore che nel loro modello è il vero epicentro di tutto.
  • Il calciatore fin dalle squadre più giovani non solo deve giocare , ma deve anche divertirsi e soprattutto deve saper condividere con la squadra, integrandosi con essa senza però rinunciare a nulla del suo talento.
  • In campo per esempio la squadra si deve muovere per dare soluzioni di passaggio (sette nella loro idea!) ma il giocatore può e deve decidere autonomamente la scelta da fare.

Levante_Barcellona_0_4

Infondere la consapevolezza del proprio talento ai giovani è l’aspetto su cui lavorano maggiormente gli allenatori della cantera, affinché ogni ragazzo possa prenderne coscienza.Per loro è molto più facile e produttivo migliorare un’abilità del calciatore piuttosto che cercare di eliminarne alcuni difetti. Inoltre massima, soprattutto nelle squadre più giovani, è l’attenzione alle relazioni interpersonali, alla collaborazione con i compagni e allo spirito di gruppo; partendo dal presupposto che il calcio è complessità e che un semplice passaggio è una forma di comunicazione, questi aspetti possono essere determinanti per il risultato finale.
Gli allenatori blaugrana oltre ad insegnare in egual misura tecnica, tattica e creatività, devono formarsi e studiare continuamente attraverso l’aggiornamento delle schede di analisi dei propri giocatori o degli allenamenti ed esaminando i video delle partite disputate.

Essi non hanno l’obbligo di vincere tutte le partite ma hanno l’obbligo di istruire e formare i giovani calciatori; non devono solo migliorarli ma devono saper ottimizzare il giocatore, perfezionando la sua relazione sia con il modo di giocare dei compagni che con l’idea di calcio trasmessagli.

Questo modo di giocare apparentemente molto complesso si struttura partendo da linee guida predefinite: il Barcellona, di qualsiasi età, non attacca ma si concentra sulla fase di possesso; non difende ma fa la fase di recupero; non deve solo vincere ma deve apprendere, competere e poi vincere; non va in battaglia ma gioca una partita non contro nemici ma di fronte a rivali, non con aggressività ma con competitività, non nel tentativo di distruggere il gioco avversario ma in quello di creare il proprio capolavoro.

I presupposti principali per cercare di tradurre una filosofia tanto nobile in un calcio vincente sono due:

  • un’alta qualità tecnica e la ricerca perfetta delle 3 P: posizione, possesso e pressione;
  • per posizione si intende logicamente la corretta occupazione degli spazi sul terreno di gioco, nel tentativo di creare sempre grande densità in zona palla in modo da facilitare il palleggio o l’aggressione in avanti nel momento della riconquista.

Al contrario di come si deve essere pazienti nella costruzione, alternando il fraseggio corto a cambi di campo e ricominciando da dietro se non si trovano gli spazi per impensierire le difese avversarie, senza palla l’obbligo è di andare sempre in avanti, di portare pressione con l’uomo più vicino e di andare sugli appoggi con gli altri. Per fare questo i giovani lavorano in allenamento fin dai primi anni sulle distanze, le traiettorie sia di passaggio che di copertura e l’orientamento del corpo, inteso come la postura di chi riceve palla e la capacità di girare la testa prima di entrarne in possesso in modo da sapere in anticipo non solo il posizionamento degli avversari ma soprattutto i movimenti dei propri compagni .

Vedere i filmati di tutte le squadre partendo dai top player della Liga, fino ai bimbi di 9 anni è stato sbalorditivo perché era palese come tutti giocassero con gli stessi principi, le stesse idee e la medesima organizzazione piccoli o grandi che fossero.

Al momento dei saluti una battuta mi ha colpito particolarmente. Ringraziando Joan Bosch della disponibilità e dei segreti svelati, ci ha risposto che il Barcellona non ha nessun segreto ma semplicemente un modello, un progetto di fare calcio che è loro, in cui credono totalmente e proprio per questo che non è replicabile. Certamente secondo lui si può cercare di imitare il sistema di gioco, la fase di possesso o di non possesso, ma questi fondamenti sono solo una piccola parte della loro grandezza.

Mes_que_un_club

Ciò che la gente non capisce è che il Barcellona è un modo di pensare, di credere e di lavorare; è più di un modulo, più di un gruppo di giocatori, più di un allenatore… è semplicemente MÉS QUE UN CLUB.