Maglia numero 9

Accolti dalla solita gentilezza della gente di Colombia, abbiamo visitato diversi negozi sportivi a UniCentro, il mastodontico centro commerciale di Bogotà.

Lì, sempre in bella vista, c’è la maglia di Radamel Falcao García.


Ragazzo che è nato sulla costa, a Santa Marta, ma è cresciuto qui nella capitale e rimane un tifoso sfegatato dei Millonarios. Ha un significato ulteriore vedere quel numero 9, oggi (ieri per chi legge), il secondo maledetto anniversario dell’infortunio del Tigre, quello che lo ha levato dal ristretto consesso dei migliori centravanti del Mondo.
41° minuto di una anonima partita di Coppa di Francia, contro una squadra di quarta serie, lo Chasselay.

Poche ore dopo, il terribile responso medico: rottura del legamento crociato anteriore.

“Dopo quella di James, rimane la maglia più venduta, più di quella di tutti gli altri giocatori colombiani sparsi per il mondo”, ci raccontano commesse e commessi.

Il calvario di Falcao continua, i messaggi di supporto pure (TV e giornali hanno aperto ricordando l’anniversario); la gestione del post infortunio continua a intrappolarlo: raggiunto con merito e gol, tanti gol, l’élite del calcio europeo pare non possa più retrocedere da questo contesto, e magari mettersi in gioco in una squadra con meno ambizioni, che gli possa garantire almeno la continuità d’impiego.

L’ultimo tentativo, forse, per tornare grande.

Lieto fine di una favola che tutti i colombiani attendono. Intanto, continuano a comprare quella maglia numero 9.