Marcelo Bielsa, Total Khéops (Casino Totale)

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Si stavano tutti alzando, per andare a scrivere, più o meno soddisfatti delle risposte di Marcelo Bielsa, al termine di OM-Caen, cogli ospiti usciti vincitori in una gara dove il Marsiglia ha colpito due pali, e sfiorato il gol in più di dieci occasioni. I giovani non ancora pronti, il mercato ancora da completare, il ruolo di Lass Diarra, una partita ben gestita.

“Abbiamo avuto problemi di costruzione all’inizio, poi siamo cresciuti parecchio: il risultato non rispecchia quello che si è visto in campo.”

Il solito Bielsa, sguardo basso, la risposta in castigliano con l’accento rosarino.

Merci, dice l’addetta stampa.

Il Loco vuole però aggiungere una cosa.

“Rassegno le dimissioni”.

Gelo totale in sala, i colleghi rientrano di corsa nella sala conferenze, altri si aggiungono, lasciando la zona mista dove ancora non è arrivato un calciatore.

Dimissioni?

Bielsa spiega: “Mercoledì ho incontrato il direttore generale del club, Philippe Perez, e l’avvocato di Margarita Louis-Dreyfus  (la figura di riferimento della principale proprietaria dell’OM, ndr): mi hanno detto che gli accordi per il rinnovo che aveva raggiunto pochi giorni prima erano da rivedere in alcuni punti. Punti che non riguardano aspetti finanziari né di mercato calciatori. Io ho ascoltato le loro richieste e non ho detto nulla, sono andato via. Da quella sera non mi sono più sentito l’allenatore dell’OM. E ho scritto una lettera al presidente Labrune in cui ho cercato di riassumere i motivi delle mie dimissioni. È finita la fiducia, e un rapporto di lavoro non può andare avanti senza la fiducia reciproca.”

Il momento si surriscalda.

Più di un giornalista pretende di fare domande a Bielsa, l’addetta stampa è in imbarazzo, ma l’ormai  ex tecnico dell’OM risponde, cercando di chiarire i suoi motivi.

Non le sembra una mancanza di rispetto nei confronti del club? Gli chiedono.

“No, ho il maggior rispetto di chi mi ha dato l’opportunità di venire qui. Ho sentito dire che sarei stato in vacanza in Argentina, invece insieme ai miei collaboratori ho studiato e preparato una serie di video di quindici giocatori da sottoporre all’attenzione del club. Insomma, ho lavorato per l’OM, com’era giusto. E dell’OM sono stato orgoglioso tecnico, e nonostante il mercato sia stato complicato, ho accettato anche di rinnovare, anche se ho avuto delle offerte tre volte superiori economicamente. Però ho scoperto mercoledì, che il rapporto di fiducia è venuto meno, e credo sia giusto che io lasci e torni al mio Paese.”

La stampa francese non ha per davvero mai amato Bielsa.

Ho parlato con alcuni colleghi transalpini a fine conferenza stampa. C’era chi non si spiegava la cosa e chi, polemico mi ha detto: “Adesso lo difenderanno ancora i tifosi?”, col tono di chi, l’avevo detto prima, io lo sapevo e non mi avete ascoltato. Una voce unica, certo. Ma forse condivisa, nella sostanza, da tanti altri.

In generale, la stampa francese, ha una specie di complesso nei confronti dei grandi nomi del calcio mondiale: gli pare che sì, fino in fondo non sono accettati nel gotha del calcio. Non sono l’Italia, né la Spagna, né l’Inghilterra. Un pregiudizio che in effetti credo ci sia, capisco quindi che i francesi (che rimangono francesi, e  qualcosa nella loro storia l’hanno dimostrata) possano sentirsi un po’ troppo poco rispettati, pur avendo una storia calcistica notevole: basterebbe solo citare la grande Nazionale del ’58, da cui prende spunto un movimento che propone calcio offensivo davvero notevole.

Per questo l’arrivo del Loco pensavo potesse essere, in qualche modo, un proseguimento di quello spirito, da cui certamente discende il Grande Nantes, il Saint Etienne, la Nazionale dei primi anni Ottanta e in qualche modo il Primo Wenger.

Sono mancati tanti tasselli, troppi. Dentro e fuori dal campo. Bielsa se n’è andato e per molti addetti ai lavori non li ha sufficientemente considerati. Quindi sono pronti a presentargli il conto, anche perché fino in fondo, non l’hanno esattamente compreso, forse anche a causa di quel complesso di cui sopra.

Il giorno dopo la rinuncia, sulle radio soprattutto, ma anche la Tv dell’Equipe, la sera stessa, ci è andata giù pesante: Tradimento.

Lunedì l’Equipe dedica tutta la prima pagina a un marsigliese doc, Florent Manaudou, uno dei tanti talenti usciti dal Club di Nuoto della Plages des Catalans, che ha vinto l’oro a Kazan. Ma un occhiello in alto lo lascia a Bielsa: nell’analisi all’interno del giornale, il commento è fortemente critico nei confronti dell’argentino: “Ha detto che il suo desiderio di continuare all’OM, quest’estate, era sincero, beh, noi non siamo obbligati a credergli (…) il suo desiderio di lasciare era noto a molti, tanto che dal Leicester (probabilmente la squadra che gli ha offerto il triplo dello stipendio dell’OM, citata prima, ndr), i dirigenti erano certi che il Loco avrebbe presto lasciato Marsiglia.”

Bielsa - l'équipe

Nessuno, peraltro nemmeno Bielsa, parla di una squadra smembrata, rispetto all’anno scorso, certamente qualitativamente inferiore, tutti si accaniscono sul tradimento di Bielsa, che in primis avrebbe fregato proprio il suo primo sponsor a Marsiglia, il presidente Labrune (“il suo sogno era fare un nuovo Borussia Dortmund sul Mediterraneo”), che peraltro era assente nella famosa riunione di mercoledì, sostituito dai legali della proprietà.

Margarita Louis Dreyfus (Actionairre Majoritaire de OM) et Vincent Labrune (President OM) - lefigaro.fr

La Provence, il quotidiano della città di Marsiglia, va pure oltre: “Haute Trahison, e pensare che a Marsiglia lo hanno amato fin da subito e ben più ad esempio di Raymond Goethals, uno che qui ha portato una Champions e tre campionati.”

Una uscita forte, forse anche legittima, ma che sottende ancora l’incapacità di comprendere i motivi della tanta passione nei confronti di Bielsa.

Si evidenzia il fatto che nella conferenza stampa di giovedì il Loco non abbia detto nulla riguardo alle dimissioni, e anzi si sia detto soddisfatto di come procedeva la trattativa del rinnovo. Ma Bielsa stava soprattutto preparando la gara col Caen, e “per rispetto” del club, come ha detto ieri, non ha messo la sua figura davanti a quella del club, come invece un feroce comunicato della società lo ha accusato di aver fatto: l’OM non rimarrà alla mercé delle bizze di una sola persona, ha detto nella sostanza la proprietà del Marsiglia, assicurando che la storia del club è grande abbastanza per fare a meno del Loco, mai citato all’interno del comunicato stesso.

Bielsa - Le jour daprés - MondoFutbol.com
A leggere tra le righe, qualche osservatore avanza una ipotesi a mio parere quantomeno verosimile. Si continua a parlare della conferenza stampa di giovedì, perché non si indaga sulla riunione di mercoledì?

Bielsa ha detto chiaramente che non si è rotto per questioni economiche né di mercato. La società parla di uomo che vuole gestire in solitaria un club. Perché non è ancora uscita sui media l’ipotesi che Bielsa fosse soprattutto infastidito da persone all’interno del club sempre e troppo presenti? Che parlavano troppo con questo o quel giocatore, e poi con questo e quel giornalista. A fine match, la maggior parte dei giocatori era scioccata, non sapeva molto cosa dire. L’unico velatamente critico (“Mi spiace ma la vita va avanti, e forse avrebbe dovuto parlare prima a noi che alla stampa”) è stato Alessandrini, l’unico marsigliese del gruppo.

Bielsa no se va - OM

All’86’ della gara contro il Caen, con la squadra sotto di un gol, il pubblico ha scandito il suo nome.

E tra quelli che gridavano (e sessantamila, nel nuovo fantastico Velodrome, si sentono…) c’era sicuramente Alain. Un ragazzone di origine africana che ho incontrato sulla metropolitana per andare allo stadio: mi aveva stupito la sua maglia, aveva il numero 10 e, sopra, la scritta del suo idolo: Bielsa. “Ma perché, il 10 non è Thauvin?” “Ma Bielsa è il nostro idolo” ” E perché?” ” Perché è il migliore!”

Ho poi pensato che forse pure io sono così, anche se non ho la divisa dell’OM.

Seguo Bielsa da svariato tempo, ormai.  E per quanto consideri Guardiola e Mourinho i due geni del calcio, beh, anche per me, Bielsa è il migliore. E non saprei dire ad Alain, il motivo di questo assunto, che è più una verità rivelata, un atto di fede, che una lucida analisi razionale.

Probabilmente è così anche per i tanti tifosi dell’OM. In quelli che ho incontrato nelle ore successive all’addio io non ho mai sentito la parola tradimento, anche se chiaramente molti erano delusi. Molti tifosi non hanno proprio simpatia per la dirigenza attuale (in fondo la proprietà del club è stata ereditata, non certo acquisita), e questo certamente pesa, nella scelta di dove schierarsi.

Nessuno, ovviamente, ha abbandonato la maglia dell’OM, vero e proprio vessillo di questa città, così particolare, così straordinariamente complicata e bella.

Marcelo Bielsa
Notre Dame de La Garde, l’amata chiesa che protegge dall’alto Marsiglia, come fosse il Cristo Redentore di Rio de Janeiro, è aperta anche al culto di altre religioni.
Notre Dame de la garde - Marseille

L’OM è l’equivalente sportivo: va oltre, anzi lo sport. Riunisce il Maghreb, l’Africa Nera e la Francia come niente e nessuno, manco De Gaulle, ha mai fatto. Anche questa è una istituzione che meriterebbe un approfondito studio sociologico.

“L’OM non l’ha mai saputo gestire nessuno, troppo complicato, e poi ha sede a Marsiglia… decuplica le difficoltà”, mi dice un tipo incontrato in albergo.
Total Khéops - Jean Claude Izzo

Finita la gara, fuori dallo stadio tutti aspettano il Loco, a molti la notizia delle sue dimissioni è già arrivata. Non a Ricco, il nomignolo del proprietario che ha chiamato così il suo snack bar, che lui un po’ pomposamente chiama ristorante. Non ci crede quando gli dico di Bielsa, un tipo piuttosto alticcio mi mette una mano sulla schiena e urla: “Bielsa il a demissioné… dommage, vive l’OM!” ” Vive l’OM“, gridano gli altri attorno a lui, alzando le birre che hanno in mano. E si intrufolano nei vicoli di una Marsiglia che non è più quella di Jean-Claude Izzo.

Oggi la città è addirittura pulita, ma certo lo spirito di Marsiglia sopravvive anche in questa modernità.

Scriveva, il maggior cantore di questa città, in Casino Totale:
“Marsiglia non è una città per turisti, non c’è niente da vedere, la sua bellezza non si fotografa, si condivide (…) qui bisogna schierarsi e appassionarsi, essere per o essere contro. Essere, violentemente. Solo allora ciò che c’è da vedere si lascia vedere.” Marsiglia è stata violentemente bielsista, in questo senso. Poi ha prevalso altro, ed è tornata ad essere contro e misteriosa. Un peccato per l’OM (e per il fútbol), però sempre Vive l’OM, e vive le foot.

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