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Marco Rossi conquista Budapest: l’Honvéd è tornato

Il Signor Rossi, a Budapest, non è il simpatico personaggio creato dalla penna di Bruno Bozzetto. Da sabato sera, è il cognome dell’allenatore che ha riportato a Kispest il titolo che mancava da 24 anni, e siccome Marco da Druento non è un Signor Rossi qualunque, annuncia che, portata a termine la sua missione, termina anche l’esperienza sulla panchina rossonera, presa in corsa nel 2015 con squadra e ambiente in stato vegetativo da mesi.
Non è la prima volta che annuncia le dimissioni: due anni fa, durante i festeggiamenti per una salvezza forse ancora più incredibile di questo scudetto, disse di non voler continuare a Budapest per mancanza di investimenti, salvo poi fare marcia indietro la stessa estate.
Investimenti ne sono arrivati, e fra questi ci sono i 16 gol firmati dal capocannoniere Marton Eppel, oppure gli 11 di Davide Lanzafame. È stato proprio il “Golkiraly” (“Re del Gol”, equivalente magiaro del “Pichichi”) a sbloccare una partita giocata sul filo del nervosismo per tutta la prima frazione e caratterizzata da una Honvéd attenta in fase arretrata, ma troppo confusa negli ultimi venti metri, complice anche la giornata-no dell’ex bianconero.

Avversario era il Videoton, appaiato ai rossoneri al calcio d’avvio, in vantaggio negli scontri diretti e nella differenza reti, ma non nel primo criterio in caso di arrivo a pari punti, ovvero le vittorie complessive. Questo ha fatto sì che la Honvéd, alla quale sarebbe bastato il pareggio, costruisse un’ottima trappola al pericolo serbo Marko Šćepović, il bomber della squadra ospite, in una prima frazione trascorsa per lo più a smontare ogni trama avversaria. Nella ripresa, appena Patrick Ikenne-King si sgancia sulla destra e mette la freccia su Asmir Suljić, Eppel piomba sul pallone, anticipa Vinícius e cuce lo scudo sulle maglie rossonere.
Quello che accade dopo è un buco nello spazio tempo, e la mezz’ora rimasta da giocare dura almeno il doppio, nonostante la capitolazione mentale della squadra di Henning Berg.

Dev’essere stata dura per il tecnico di Druento, che ha preferito mantenere i piedi per terra fino all’ultimo momento e non lasciarsi prendere dall’entusiasmo fino all’ultimo secondo:

Ci ho creduto quando l’arbitro ha fischiato la fine.”

Eppure, se le due squadre erano arrivate a pari punti a 90’ dal termine e con uno scontro diretto da giocare, doveva esserci un motivo perché la squadra del quartiere sud della capitale magiara potesse godere di qualche speranza per sedersi sul gradino più alto del podio.

Una grande coesione, un grande gruppo e una grande organizzazione”,

questa è l’arma in più che Marco Rossi individua nella sua Honvéd.

Un cammino partito da lontano: arrivato nell’estate del 2012 in quella che all’epoca era una piccola colonia italiana (Fabio Cordella direttore sportivo e Massimo Morales ex allenatore), Rossi porta la squadra al terzo posto, si dimette dopo una serie negativa l’anno dopo e, passati 8 mesi, riprende l’Honvéd portandola dall’ultimo posto ad una salvezza miracolosa.
La via dello scudetto è stata segnata da vittorie preziose come quella alla prima giornata, 2-0 nel derby esterno con l’Újpest, o sofferte come il gol al 95′ di Lanzafame contro il Gyirmót praticamente già retrocesso.
Celtic Glasgow, Red Bull Salisburgo o Partizan Belgrado sono tre dei nomi che, a metà luglio, i rossoneri potrebbero incrociare nel preliminare di Champions League, due parole che suonano dolci alle orecchie di chiunque, ma non dell’ormai ex tecnico degli ungheresi.

Credo che questi tifosi meritino di competere tutti gli anni a questo livello. Credo che con le risorse che ha il club non sia possibile e preferisco lasciare in tutti un grande ricordo di me e togliere il disturbo.”

Dove?

Ho parlato con un paio di club, ma non ho deciso nulla, la testa era qui sul campo.”

Altre testate giornalistiche hanno parlato di un interesse dal Medio Oriente, ma il quarto allenatore italiano a vincere un campionato estero nel 2017 meriterebbe, se non il posto che gli compete in Champions, almeno una panchina nel calcio del Vecchio Continente, possibilmente quello che conta.

Foto di copertina e di gara ©Koszticsák Szilárd
Foto esultanza Marton Eppel e di squadra ©Szabó Gábor – Origo