MondoFutbol Midtjylland-Southampton 1-0: doccia fredda

di Aniello Luciano (@AnielloLuciano)

La pioggia, a seconda dell’umore e della situazione, può essere elemento propizio o infausta maledizione.
Nel caso del Southampton, non c’è dubbio che si tratti della seconda opzione.
Una serie di fortunati eventi che ha costretto il tecnico Ronald Koeman (Zaandam, 1963), in stampelle dopo il recente intervento di ricostruzione del tendine d’Achille, a giocarsi l’accesso ai gironi di Europa League senza alcuni dei suoi uomini migliori: ultimi assenti Victor Wanyama (Nairobi, 1991) – infezione intestinale per i medici, “mal di pancia da cessione” per i malpensanti – e Sadio Mané (Sedhiou, 1992) – obiettivo di mercato del Manchester United, uscito malconcio dall’ultima sfida di Premier League, campionato dove i The Saints navigano in brutte acque.
Della serie piove sul bagnato.

E nel fremente MCH Arena, terreno amico del Midtjylland, reso zuppo dal più classico degli acquazzoni estivi, gli inglesi hanno intonato invano “Rain, Rain Go Away”.
Niente da fare.

Del resto è troppo comodo affidarsi ad una celebre filastrocca per bambini per scacciare non solo i nuvoloni ma anche i propri evidenti demeriti.
Vada per l’infermeria piena (ai box anche Jordie Clasie (Haarlem, 1991, caviglia), Fraser Forster (Hexham, 1988, tendine rotuleo) e Ryan Bertrand (Londra, 1989, ginocchia) ma ci si attendeva ben altro dai biancorossi, senza nulla togliere ai danesi, che si sono fatti preferire nell’arco del doppio incontro.
Un calcio elementare quello proposto da Jess Thorup ma sufficiente per ballare sulle macerie del Southampton e allungare oltremanica la schiera dei denigratori.


Modulo à la Víctor Fernández, un terzino che appoggia costantemente la manovra (il capitano Kristian Bach Bak (Aaskov, 1982), a destra) e un altro che se ne sta più sulle sue (Jesper Lauridsen (Herning, 1991)), due esterni di corsa e qualità (Daniel Royer (Schladming, 1990) e Pione Sisto, sempre pronti a scambiarsi la posizione di partenza) e prima punta che crea scompiglio (Morten “Duncan” Rasmussen (Copenaghen, 1985)), difesa da un centrocampista in appoggio, esperto, di quelli che sanno quando è il caso di fare l’artista e quando l’operaio (Petter Andersson (Ljusvattnet, 1985), il migliore dei suoi). Ricetta semplice, di facile riproduzione.
Per questo stupisce ancor di più l’atteggiamento passivo avuto per gran parte del match, appena appena scosso dall’ingresso di Dusan Tadic (Backa Topola, 1988), altro pezzo grosso non inserito nell’undici titolare, al 55°, giusto il tempo che gli attenti Tim Sparv (Oravais, 1987), mediano, e Erik Sviatchenko (Viborg, 1991), difensore centrale, leggere il cambio di modulo e le intenzioni dell’avversario.
Di fatti, l’idea di schiacchiare Bach Bak con un’ala tecnica e resistente è stata ammortizzata senza problemi dal tecnico danese Jess Thorup (Copenaghen, 1970): fuori uno sfinito Pione Sisto – nato in Uganda e fra gli U21 più chiacchierati d’Europa – e dentro un contropiedista puro, il nigeriano Rilwan Hassan (Lagos, 1991).

Altra scarica di adrenalina che il Southampton assorbisce come un incidente di percorso.

Talmente impassibile che tutti i dubbi sulla bontà del 3-5-2 iniziale passano in secondo piano.
Della maledetta serata di Herning restano giusto poche immagini.
Koeman immobile in panchina, uno dei tanti cross nel nulla di Cuco Martina (Rotterdam, 1989), Graziano Pellè (San Cesario di Lecce, 1985) che raccoglie la prima inquadratura a tempo ormai scaduto, la regia in bianco e nero di Oriol Romeu (Ulldecona, 1991), il passaggio sballato di Jay Rodríguez (Burnley, 1989) che ha innescato il gol-partita di Rasmussen.
E proprio su quest’ultimo flash qualcuno giura di aver percepito un sussulto da parte dei The Saints.
Un brivido improvviso, una doccia fredda.
Poi tutto come prima.