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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • MONDIALI 1978: LA MARMELADA PERUANA E LA FINE DEL SOGNO ORANGE

    di Fabrizio Tanzilli

    Il destino del primo segmento del sogno arancione s’infrange contro un palo dello Stadio Monumentale di Buenos Aires il 25 giugno del 1978.

    A giocarsi il mondo, ci sono l’Argentina e, come quattro anni prima, l’Olanda: da un lato i padroni di casa, strumento di propaganda per la dittatura militare guidata dal Generale Jorge Rafael Videla, dall’altro una versione più sbiadita, ma non per questo meno efficace, dell’Arancia Meccanica.

    Al novantesimo, con il risultato fermo sull’uno a uno, Rensenbrink, in spaccata, manca un appuntamento con la storia, mai così vicino, consegnando il futuro di uno dei Campionati del Mondo più politicizzati di sempre ai supplementari.

    1626631-400x268Che fosse un Mondiale discutibile è abbastanza evidente, sia per il clima del “Proceso” argentino, con tutto ciò che ne consegue, che per quello che accade in campo, in particolare con la Selección.

    L’Olanda, reduce dall’indigesto terzo posto degli Europe del 1976, si affida al polso di Happel che, dopo Michels, per rivitalizzare un gruppo privo di Cruijff e Van Hanegem e guidarlo per le pampas, è senza dubbio l’uomo più affidabile. Mancano la poesia e lo sfarzo del ’74, così come alcuni interpreti, ma il quattro-tre-tre arancione resta il più nitido esempio di una rivoluzione ancora in corso.
    E pur non essendo il parco giochi del Mondiale tedesco, seguendo le direttive del Tirano, i tulipani rispettano fama e attese e, dopo il primo turno concluso alle spalle del sorprendente Perù di Teofilo Cubillas, riprendono a volare.
    Nel secondo girone, quello valido per la finalissima, prima travolgono l’Austria, poi tengono a bada la Germania Ovest, grazie a Van de Kerkhof, che ha l’ingrato compito di sostituire Cruijff nel tridente offensivo, e infine piegano l’Italia con la famosa sassata da lontano di Haan, tornato sulla linea mediana.

    Come previsto, non senza qualche sospetto, avanza con autorità anche l’Argentina che, in particolare nel secondo turno, lascia intendere quale sarà l’epilogo del torneo. Simbolo indelebile del discusso cammino albiceleste, la cosiddetta marmelada peruana, ovvero il clamoroso sei a zero ai danni del Perù fondamentale per superare i rivali del Brasile nella differenza reti e accedere all’ultimo atto del Mondiale.

    Argentina-Olanda-mondiale-1978La Nazionale della “guerra sporca”, guidata dal Flaco Menotti, scende in campo di fronte alla giunta e ai militari di Videla, pronta a giocare per la dittatura e per il popolo, in un complesso equivoco morale senz’altro di non semplice interpretazione, se vissuto in quel contesto. A sfidarla, come detto, la banda di Happel, alla sua seconda finale consecutiva contro la formazione padrona di casa e di per sé già sfavorita.

    La gara ricalca appieno l’andamento dell’intero torneo, risentendo oltremodo del peso della posta in palio e lasciando dunque spazio a un plateale nervosismo.

    Al vantaggio di Kempes risponde Nanninga, poi il legno di Rensenbrink, che per un istante gela uno Stato intero, e l’ultima mezz’ora che vira verso un clima da corrida.

    foto-historica-argentina-holanda-78Alla fine vinceranno i gringos argentini, grazie alle reti di Kempes e Bertoni, lasciando ai rivoluzionari olandesi più d’un rammarico e una profonda amarezza. Che il sogno non sarebbe durato in eterno era immaginabile, replicare quel ritmo e quel gioco avrebbe avuto del sovrannaturale. Ma è altrettanto vero che quell’idea avrebbe meritato di più, e ad armi pari, forse, sarebbe anche riuscita a ottenerlo.
    Fabrizio Tanzilli

    Fabrizio Tanzilli

    Fabrizio Tanzilli (Roma, 1981), fu atleta ambidestro e cronista, prima di diventare molto altro. Ha mantenuto e coltivato una grande passione per la storia e lo sport, in cui riconosce un legame forte e indissolubile, che spesso fa sfociare in un verbo che l’ha portato a pubblicare “Lo spazio della libertà - Da Michels a Guardiola, il viaggio dell’idea che ha rivoluzionato il calcio” nel 2015 e “A un passo dal paradiso - il calcio slavo, gli artisti dei Balcani rivali della storia” l’anno successivo. È sempre innamorato di Dejan Savicevic e all’occorrenza può ancora fare lanci di 60 metri.

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