MondoFutbol, Liberi Nantes e Champions #WithRefugees

Stadio Tre Fontane, Roma. Tante facce diverse sotto tre effigi: da una parte la bandiera italiana, dall’altra i simboli dell’UNHCR e del Liberi Nantes.

Una giornata particolare, che celebra l’unione e l’accoglienza.

A voler cercare un motivo del perché quest’evento attiri questo pubblico, Damiano Tommasi – presidente dell’Associazione Italiana Calciatori – ce ne offre uno valido nelle due parole che scambia con noi.

Il mondo offre al giorno d’oggi uno scenario difficile: sono tante le persone che si muovono dalle proprie case per evitare scenari di carestia, guerra e disperazione. Trovare un rifugio da tutto questo non è facile, ma solo con l’apertura e una visione onnicomprensiva del mondo possiamo sperare in un domani migliore: è in fondo questo il messaggio congiunto dell’UNHCR, che ci ha tenuto a patrocinare l’evento in questa giornata di tarda primavera. Alessandra Morelli, che lavora per l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, inquadra in poche battute l’importanza di questa giornata

Oggi, nello stadio Tre Fontane di Roma, c’è un momento dedicato allo sport, con la squadra della Liberi Nantes che giocherà contro una rappresentativa molto particolare, che vede presenti alcune vecchie glorie della Roma e della Lazio, così come alcune ragazze che hanno giocato con la nazionale italiana femminile. Di fronte, il Liberi Nantes, che è una squadra di giovani richiedenti asilo e che calca i campi sportivi italiani da diverso tempo: devo dire che sono fantastici e giocano con il nostro logo; siamo felici di dar loro il nostro patrocinio, nonché il nostro sostegno.”

Già, perché in campo c’è anche una gara da disputare.

Finirà 3-0 per le All-Stars appositamente create per l’occasione (fra gli altri presenti anche volti noti dello spettacolo come Diego Bianchi e Giorgio Pasotti), ma per una volta il risultato è secondario.

Ciò che conta è la partecipazione, il supporto dei presenti e la gioia dei ragazzi del Liberi Nantes, la squadra nata ormai dieci anni fa e formata interamente da rifugiati e richiedenti asilo. Per Alberto Urbinati, presidente di questo club che ha sede a Roma, l’importanza di questa giornata è notevole.

Una giornata come oggi è una giornata di festa: dopo tanta fatica e lavoro fuori dai riflettori, oggi il riconoscimento di UNHCR – che ha scelto Liberi Nantes per l’evento principale della Giornata Mondiale del Rifugiato – è veramente importante per noi e ripaga del tantissimo lavoro che si è fatto in questi dieci anni.

E ricorda, con emozione ed orgoglio, le fatiche fatte insieme ai ragazzi per recuperare un vecchio impianto abbandonato nel quartiere di Pietralata, nella periferia nord-ovest della Capitale.

L’abbiamo preso nel 2010 e abbiamo iniziato una fase di recupero, ma ci siamo dovuti fermare dopo qualche anno, perché non avevamo più le energie per andare avanti. Nell’estate di due anni fa, non sapendo più cosa fare, abbiamo pensato di appoggiarci ai ragazzi della squadra, ma anche ad altri che venivano dai centri d’accoglienza, e abbiamo chiesto loro se fossero disposti a darci una mano. È arrivato uno squadrone di oltre 30 ragazzi, che ha rivoltato il campo da cima a fondo: grazie a quest’operazione, abbiamo ri-omologato il campo (ci si può quindi giocare) e sono successe una serie di cose che hanno portato concretamente ricchezza al Liberi Nantes.

In fondo, non è il massimo dell’integrazione vedere un gruppo di ragazzi africani con la bandiera italiana, sostenendo i loro compagni e al tempo stesso abbracciando la mentalità italiana?

I cori che risuonano nel Sud-Ovest di Roma non sono molto diversi da quelli che incitano ogni domenica i campioni della Serie A.
Un ragazzo, preso dall’entusiasmo, corre per le tribunette del Tre Fontane con il nostro tricolore in mano; quello di tutti, di chi ci è nato e di chi è arrivato nel nostro paese.

Daniela Conti, membro del dipartimento internazionale dell’UISP e capisaldo del Liberi Nantes, lo ricorda con sentite parole prima dell’inizio della gara:

Per noi è fondamentale il valore per cui lo sport può promuovere l’inclusione sociale: su un campo da calcio, tutti sono uguali e questo riesce a far comunicare persone di lingue diverse, è un linguaggio universale, nonché lo sport più conosciuto. In tutta Italia ci sono società sportive che hanno bisogno di forza lavoro e lo sport potrebbe diventare un bacino d’impiego per ragazzi che hanno competenze: molti tra coloro che sono arrivati qui sono laureati e nei loro paesi erano elettricisti, muratori. Le competenze ce l’hanno, ma venendo in Europa i titoli non vengono riconosciuti e il rischio è quello di ritrovarsi nei centri d’accoglienza senza far nulla. Ovviamente lo sport è uno dei settori: non va lasciato da solo, va affiancato da leggi che facilitino l’inclusione.

Forse aveva ragione Jacques Philippe:

L’atto più alto e più fecondo della libertà umana sta più nell’accoglienza che nel dominio.

Come ci hanno ricordato il #RefugeeDay e questo pomeriggio romano, sembra proprio che sia così.

Foto ©Maria Carmela Cirillo/MondoFutbol.com