Il Nizza di Lucien Favre all’esame Napoli in Champions League

L’urna di Nyon ha sancito che sarà il Nizza di Mario Balotelli l’avversario del Napoli nel preliminare di Champions League, ultimo ostacolo che separa le due squadre dagli ambíti (ed economicamente remunerativi) gironi della massima competizione continentale per club.

L’OGC Nice è stata la squadra rivelazione della passata Ligue 1 nella quale ha centrato un inaspettato terzo posto alle spalle delle corazzate Monaco e PSG. Della squadra dell’anno scorso sono partiti Paul Baysse (Malaga), Younès Belhanda (Galatasaray), il terzino sinistro brasiliano Dalbert (Inter) e Valentin Eysseric, esterno offensivo classe 1992 passato alla Fiorentina. Non è però da escludere l’ipotesi che queste ed eventuali ulteriori cessioni (Jean Michaël Seri?) si materializzino solo dopo il confronto con i partenopei, in base agli esiti del preliminare. Nel frattempo, però, la società della Costa Azzurra si è recentemente tutelata con gli ottimi acquisti di Wesley Sneijder e Allan Saint-Maximin.

In attesa che i nuovi arrivi si amalgamino al resto del gruppo, come si presenta dal punto di vista tattico la squadra allenata da Lucien Favre?

Il tecnico svizzero ama le squadre camaleontiche, capaci cioè di cambiar pelle fra una partita e l’altra o anche all’interno dello stesso match, in funzione delle circostanze. Per questo il Nizza ha utilizzato indifferentemente sistemi con difesa a tre/cinque (3-5-1-1/5-4-1) o altri a base quattro (4-3-3/4-2-3-1). I concetti chiave del gioco di Favre sono il movimento costante e la salita palla a terra da dietro in fase di costruzione.

Queste idee di gioco hanno dato al Nizza un’identità di squadra che ha portato i nizzardi ad avere la seconda miglior percentuale di possesso palla di tutta la Ligue 1 nello scorso campionato (57%, dietro solo il 61.5% del PSG). Ulteriore conferma è il fatto che i rossoneri siano arrivati secondi (ancora dietro i parigini) anche nella classifica dei passaggi sul corto con una media di 555 a partita. Questi dunque i tratti salienti del Nizza edizione 2016/17. Col mercato ancora in divenire e con due partite disputate nelle gambe (doppio ko con St.Etienne e Troyes) è forse prematuro tracciare l’identità tattica del Nizza che affronterà il Napoli ma, comunque, cercheremo lo stesso di provare a delineare alcune caratteristiche della compagine di Favre per quanto visto finora all’alba della stagione 2017/18.

Ancorata al 4-2-3-1 come base di partenza, i nizzardi sviluppano una fase di costruzione ragionata salendo da dietro attraverso i due difensori centrali, con l’utilizzo del portiere come terzo centrale aggiunto in caso di necessità.

A completare la fase di costruzione ci sono i due centrocampisti centrali che vanno a dar vita con i difensori ad un quadrilatero mobile che può vedere l’abbassarsi di uno dei due mediani a formare una sorta di triangolo rovesciato con i due centrali di difesa. In questo il Nizza non è dunque apparso diverso da quanto mostrato nella scorsa stagione: anche allora infatti erano i centrocampisti centrali (Jean Michaël Seri, Wylan Cyprien e Vincent Koziello) ad aiutare la linea difensiva a far uscire il pallone da dietro per proporre poi un gioco in verticale. In questo contesto tattico i terzini si alzano subito per guadagnare ampiezza e profondità. Il gioco si sviluppa successivamente nell’asse centrale del campo ricercando la verticalità: i due terzini si alzano ancora e mantengono la fascia laterale per dare ampiezza e permettere così la ricerca dell’esterno di parte o il cambio di gioco sul lato debole.

[Terzino alto e attaccanti accentrati. Il quadrilatero del Nizza in costruzione in fase offensiva]

Ecco quindi che gli uomini di Favre cercano di proporre un mix fra una prima fase offensiva basata sul possesso ad una seconda che poggia sulla ricerca della profondità. In avanti si muovono i quattro riferimenti offensivi costituiti dal trequarti, dagli esterni d’attacco e dal centravanti che occupano le zone centrali del campo mentre i terzini, come detto, danno ampiezza.

Questi quattro elementi d’attacco si muovono scambiandosi spesso le posizioni fra loro. In generale, gli esterni tagliano centralmente per andare a giocare nei rispettivi half-spaces. Così facendo si crea un attacco posizionale che, con i due terzini, i due esterni offensivi che hanno tagliato verso il centro, il trequarti e il numero 9, vanno ad occupare tutti e cinque i corridoi verticali.

LE CRITICITÀ

A volte però questo gioco posizionale non è parso ben ordinato e i giocatori davanti finiscono col trovarsi troppo vicini fra loro, poco scaglionati, col risultato di mancare l’obiettivo dell’occupazione posizionale del campo. Questa dislocazione spaziale favorisce la fase difensiva avversaria dato che la squadra difendente si trova ad accumulare diversi giocatori in zona palla.

[Nel finale Nizza in avanti per recuperare ma dislocamento posizionale non ideale con centre-half siistro e lato debole lasciati vuoti]

In fase di possesso inoltre, in caso di perdita del pallone, una volta superata la prima linea di pressione il Nizza si trova in difficoltà nella transizione negativa nel difendere in campo grande. Altri problemi si sono visti nella disposizione dei due interni di centrocampo che, contro l’ASSE, erano troppo piatti, col risultato di lasciare troppo campo nella zona 14 (quella davanti alla difesa avversaria, dove solitamente agisce il trequarti) fra difesa e centrocampo.

Il portiere Yoan Cardinale è poi insicuro fra i pali.

In fase di non possesso palla il Nizza ha difeso all’esordio con un 4-4-1-1/4-4-2 posizionale, senza grande pressione ultra-offensiva da parte degli attaccanti sui difensori centrali avversari. La squadra ha cercato di coprire la zona centrale del campo, con gli esterni stretti, pronta poi a scivolare esternamente quando la palla veniva spostata da Les Verts in queste zone.

[blocco difensivo Nizza 4+2 centrocampo e attacco con gli esterni stretti]

In generale il Nizza ha mostrato una certa fatica a difendere sulle fasce e sul contropiede avversario: gli esterni offensivi sono pigri nel rientrare e nell’aiutare i terzini. Questo rende problematica anche la difesa sui cambi di campo dato che la linea arretrata stringe molto sul lato palla pur in mancanza di un esterno di centrocampo che possa fare da quinto di difesa.

Anche qualora si verifichi il ripiegamento difensivo del laterale offensivo, date le loro caratteristiche (prettamente offensive) essi non danno grande aiuto ai terzini.

Il tutto si traduce in una certa fragilità nella fase di non possesso palla che si deduce anche dal dato statistico della media di tiri concessi a partita: l’anno scorso furono ben 13.2, terzo peggior dato del campionato transalpino. Peggio dei nizzardi hanno fatto soltanto Digione e Metz.

Foto di copertina ©OGC Nice
Foto Favre e Balotelli ©LaPresse
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