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Nuova Zelanda, un 2017 che può cambiare il futuro del football

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Quando si è predominanti, è difficile misurare i confini della propria forza, specie in mancanza di un’adeguata avversaria. Un concetto che si può applicare alla Nuova Zelanda; non parliamo di rugby, dove gli All Blacks sono rinomati, ma non prevalgono brutalmente sulla concorrenza. L’argomento è il football, con gli All Whites che si preparano a vivere tempi fondamentali per il destino del proprio calcio.
L’incertezza regna nell’OFC, l’Oceania Football Confederation, dove anche solo organizzare un’amichevole non è immediato. Nel 2015, la Nuova Zelanda ha giocato appena tre partite contro Corea del Sud, Myanmar e Oman. Ci è voluta l’OFC Nations Cup per azionare una macchina che avrebbe bisogno di un aiuto (e di un posto diretto ai Mondiali per accrescere la consapevolezza del calcio in questa zona).
Sono passati sette anni dal Mondiale 2010, quando la squadra guidata dal ct Ricki Herbert fu l’unica a chiudere la rassegna imbattuta, con tre pareggi e il parziale scalpo dei campioni del Mondo uscenti, quell’Italia eliminata nella fase a gironi.

Tuttavia, da quel momento il football in Nuova Zelanda non ha avuto modo di svilupparsi: in cinque anni, gli All Whites hanno giocato appena 20 partite non ufficiali (una media di quattro all’anno).

Se a questo si somma la mancanza di un campionato professionistico, non c’è da stupirsi che la Nuova Zelanda sia inciampata nella competizione continentale del 2012, regalando a Tahiti la chance di sollevare il trofeo e trasformandola nella prima nazione fuori dal duopolio AustraliaNuova Zelanda ad alzare l’OFC Nations Cup. Sebbene poi gli All Whites abbiano riconquistato la corona continentale, il successo è arrivato solo ai rigori contro la Papua Nuova Guinea. E nel maggio 2016, la Nuova Zelanda ha persino toccato la peggior posizione della sua storia nel ranking FIFA (161°, ma a febbraio 2017 è risalita fino al 111° posto).

New Zealand Fiji OFC Nations Cup

La Nuova Zelanda sembra attualmente padrona di un destino isolato.

La New Zealand Football – la federazione locale – ha persino pensato allo spostamento nella CONMEBOL per cambiare le cose, ma senza successo. Ed è strano, perché in fondo la Nuova Zelanda domina ogni competizione per nazionali nell’OFC: dall’addio dell’Australia (trasferitasi nell’AFC), gli All Whites hanno conquistato titoli nel femminile, con le squadre giovanili e raggiunto i primi traguardi anche nei Mondiali di categoria.

Tuttavia, il New Zealand Football Championship – il campionato locale – è a carattere semi-professionistico e l’unica squadra con uno status superiore è il Wellington Phoenix, che gioca però nell’australiana A-League, dove ha vissuto un momento difficile dal punto di vista finanziario. Questo favorisce il dominio, anche a livello continentale, di un altro club neozelandese, creando però paradossalmente uno scenario controproducente.

Wellington Phoenix

Il nome dell’Auckland City spunta sempre verso dicembre, quando si gioca il Mondiale per club e i neozelandesi sono spesso i campioni uscenti dell’OFC Champions League. Ormai è una consuetudine, perché la squadra allenata dallo spagnolo Ramon Tribulietx ha vinto sette delle ultime otto edizioni della competizione continentale (le ultime sei di fila). Anzi, l’obiettivo per il maggio 2017 è la settima coppa consecutiva: un record, però, che non depone a favore del futuro né dell’OFC, né della Nuova Zelanda e del suo calcio.
Come ha ricordato proprio Tribulietx in un’intervista del 2010,

per una nazione come la Nuova Zelanda, sprovvista di una lega professionista, non è facile mettere insieme una squadra che possa competere ai livelli più alti.”

Ciononostante, alcuni dati riportano come nel 2015 il calcio sia stato il terzo sport più praticato nel Paese. L’interesse sta quindi lentamente crescendo, ma senza un campionato di un certo tipo e un giocatore-simbolo è difficile trasformare quella passione in una costante.

Quel simbolo potrebbe essere Chris Wood.

Lui c’era ai Mondiali del 2010 e c’è stato in tutto questo periodo di lunga transizione del calcio neozelandese. Ha esordito nel campionato locale a 15 anni, segnando tanto e facendosi notare dal West Bromwich Albion. Questo ragazzone da 191 centimetri non ha smesso di segnare neanche in Inghilterra, prima con le giovanili e poi con la squadra riserve.

Chris Wood New Zealand

Tuttavia, una volta arrivato tra i grandi – esordendo a 18 anni in Premier League –, Wood ha iniziato una girandola infinita di prestiti. Mentre stupiva con la nazionale (sfiorò il gol contro l’Italia ai Mondiali del 2010), il centravanti ha girato la Championship per anni. Sembrava aver trovato un po’ di stabilità al Leicester, ma alla fine si è trasferito al Leeds United dall’estate 2015, dove sta trovando la vera consacrazione (22 gol in 34 gare).

Ogni movimento calcistico ha il suo simbolo: per la Nuova Zelanda, Chris Wood – 18 gol in 46 partite con la nazionale, nonché il più giovane a vestirne la fascia da capitano – potrebbe essere la miccia della rinascita degli All Whites.
Se la Nuova Zelanda è potuta ripartire, lo deve anche ad Anthony Hudson, CT dall’agosto 2014. Harry Redknapp parlò di lui come “un giovane José Mourinho“, mentre Hudson guidava l’U-23 del Bahrain alla vittoria nella Coppa delle Nazioni del Golfo, il primo alloro della nazione nel calcio. Nonostante gli fosse stato offerto un rinnovo biennale, Hudson ha scelto una nuova sfida, supervisionando anche le giovanili e di fatto l’intero calcio neozelandese. Per quanto gli avversari non siano stati eccezionali, il selezionatore inglese ha riportato a casa l’OFC Nations Cup nel giugno 2016.

Dopo aver giocato un paio di amichevoli di livello contro Messico e Stati Uniti (un pareggio e una sconfitta), persino l’ex capitano della nazionale Ryan Nelsen ha ammesso che la Nuova Zelanda ha fatto dei grandi passi avanti nel gioco e nella personalità. Per una squadra che non ha più certi riferimenti – della vecchia generazione è rimasto solo Shane Smeltz, mentre Vicelich, Nelsen e molti altri si sono ormai ritirati – è un ottimo risultato.

Hudson New Zealand

Ma le sfide non finiscono qui per Hudson, perché il 2017 sarà l’anno della verità per il calcio neozelandese. Innanzitutto la vittoria nella OFC Nations Cup riporterà la Nuova Zelanda in Confederations Cup, dove gli All Whites se la vedranno con Russia, Messico e soprattutto Portogallo. Sabato 25 marzo, per la qualificazione a Russia 2018, hanno giocato la prima di due fondamentali gare contro Figi: vittoria per 2-0 e sigillo proprio di Wood. Martedì 28 marzo, vincendo contro lo stesso avversario, la Nuova Zelanda otterrebbe l’accesso ai play-off continentali ed eventualmente alla sfida contro la quinta classificata della CONMEBOL per un biglietto in Russia.

La porta per il Mondiale non è lontana e la Nuova Zelanda ha il dovere di dare tutto per una speranza del genere.

Foto di copertina ©LaPresse
Foto di squadra Nuova Zelanda ©OFC

Foto Wellington Phoenix ©LaPresse
Foto Chris Wood ©LaPresse
Foto Anthony Hudson ©Reuters