Occidente, Oriente, Smirne

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Esistono luoghi di confine che sfuggono alle leggi di tempo e spazio, sferzando i pregiudizi e offrendo una realtà differente dalle aspettative. Si presenta in questo modo Smirne, la Perla dell’Egeo, avamposto più Occidentale di quel caotico crocevia del pianeta chiamato Turchia. Il golfo dinanzi Alsancak risuona di luce propria: pressioni e tradizioni esterne non condizionano più di tanto la vita della grande città. Proprio il controverso presidente Recep Tayyip Erdoğan definisce Smirne “l’infedele“, e forse ha ragione.

Che cos’è Smirne, se non una donna misteriosa e indipendente, apparentemente conquistata, eppure rimasta sempre di passaggio?

 Gente che va, gente che viene. Smirne ha vissuto così, sfuggente per secoli, in bilico tra Grecia e Turchia, Occidente e Oriente. Così nessuno aveva notato nulla di strano nel momento in cui, cent’anni fa, quel gioco con la palla iniziava a diffondersi lontano da occhi indiscreti.

Qualche anno prima un gruppo di ragazzi inglesi aveva insegnato lo stesso credo in un porto italiano reso vicino da scambi e commerci, Genova. Sfumature diverse, tradizioni distanti che poco hanno in comune: come sempre il football crea un linguaggio comune, arrivato in Turchia tra le banchine di un porto affollato.

Iniziano a chiamarlo futbol, all’ispanica, ma senza l’accento. La comunità greca fonda l’Apollon, contagiando italiani e turchi del posto. La nuova moda si diffonde a Karşıyaka, quartiere dove distinguersi dal resto di Smirne è una regola. Ecco un altro club: colori il rosso e il verde, fotografia inaspettatamente italiana del volto più anticonformista della Perla dell’Egeo.

12182627_1139909832688868_6914332767746484757_oIl tricolore sventolerà a Karşıyaka dopo il crollo ottomano, anche se soltanto per il futbol. Il resto diventerà soltanto rosso, indiscutibilmente turco. L’Apollon Smyrni, anima greca del nuovo gioco cittadino, si trasferisce ad Atene. Ha portato il futbol in città, ma era solo di passaggio.

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
Arrivederci fratello mare
mi porto un po’ della tua ghiaia
un po’ del tuo sale azzurro
un po’ della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità

Persone e storie differenti lasciano il paese: chi può descrivere meglio il loro stato d’animo se non Nâzım Hikmet, il poeta turco per eccellenza, un’intera vita vissuta di passaggio. Nato in Grecia, emigra in Turchia: cacciato dal suo paese natale, dona le parole alla malinconia di una generazione spezzata da divisioni etniche.

È deciso: dal 1923 Izmir deve avere un solo volto, quello di Atatürk, scolpito su una collina che collega le periferie alla città. Il Padre della Patria lascia subito tracce nel Karşıyaka SK, nato attraverso contatti tra diverse culture e diventato di colpo il simbolo della nuova identità turca, ambiziosa e forte di quei moderni valori così lontani dal passato ottomano.

Ancora oggi crescere a Smirne significa ricordare il 1923.

Siamo diversi, noi di Karşıyaka. Dal governo, dagli altri,

dice sorridendo Alper, ragazzo dagli occhi lievemente a mandorla. Alper ogni giorno si sveglia tra i giganteschi nuovi palazzi di un quartiere, Mavişehir, che pochi anni fa non esisteva nemmeno; una volta si viveva di scambi, più vicino al porto.

f2Poi, arrivederci fratello mare. Di quell’epoca è rimasto il pellicano, simbolo del Karşıyaka, presente dinanzi la sede del club a pochi metri dal liceo Anadolu. Lì, ogni mattina, si alza una musica altisonante: un folto gruppo in divisa scolastica forma una vera e propria adunata. A squarciagola, all’unisono, un ritornello viene ripetuto a memoria.

È quell’attimo della giornata che ogni giovane turco dedica al Padre della Patria,

racconta Alper. In quel momento il suo sguardo viene rapito da quella palla, ribelle, calciata da un gruppo che lascia l’adunata. Il Futbol è persino qui, nel ricordo di Mustafa Kemal Paşa.

f3Quella di Atatürk è stata una rivoluzione totale, negli usi e nei costumi: ha portato un po’ di Occidente a Oriente e Smirne ringrazia ancora oggi.

La Perla dell’Egeo, per natura, guarda ad ovest: un progetto-pilota per l’adesione della Turchia all’Unione Europea passa proprio da Smirne, ritenuta un esempio mondiale nell’efficienza di trasporti ed infrastrutture.

Si spiega anche così il rapporto della Perla dell’Egeo con Atatürk, onnipresente negli scorci regalati da un giro in città. E pazienza se il padre della patria contribuì a quella Cortina di Ferro, una barriera linguistico-religiosa nei confronti della Grecia che ha lasciato l’Egeo rosso di sangue, parafrasando la fatica letteraria più simbolica delle divisioni tra Occidente e Oriente, quella narrata dalla penna struggente di Yaşar Kemal. L’incontro tra Poyraz Musa e Vasili tra le isole greco-turche è la storia di ogni persona di Smirne, di quella scelta che ha significato, per molti, un viaggio senza ritorno oltre l’Egeo.

f4A condurre i giochi è sempre il mare, il fratello mare di Hikmet e di chi vive di passaggio. La traversata del golfo di Smirne ricorda quel tratto del Bosforo che separa Beyoğlu da Kadiköy, per gli amanti del futbol una poesia di nome Galatasaray-Fenerbahçe. A Smirne il calcio ha importato alcuni meccanismi di Istanbul. Da una parte Karşıyaka, dall’altra Göztepe: questione di territorio, come sempre in Turchia.


Ma i paragoni con il Bosforo infastidiscono l’infedele, città sottovalutata e inevitabilmente snobbata quando il confronto storico con Kostantiniyye l’ha messa in secondo piano. D’altronde anche nell’élite del calcio Smirne è stata, come sempre, soltanto di passaggio.

Porta dell’Occidente per la Turchia, Smirne sogna il Continente attraverso un’impresa, non a caso rimasta scolpita per l’eternità.

Il futbol del Göztepe ha intravisto l’Europa negli anni ’60. Da allora, è l’Europa a non aver mai lasciato Göztepe: un’imponente scultura, raffigurante la squadra di quelle notti europee, risalta in un memoriale nella piazza del quartiere giallo-rosso.

m1Se il calcio non è la vera religione dell’infedele Smirne, poco ci manca.

Persino un take-away bosniaco si tinge dei colori del club locale, fondendo tradizioni lontane e dando un calcio a tanti cliché. Il proprietario cucina Ćevapčići senza sosta, non parla molto ma esprime un concetto inequivocabile: viene da Sarajevo, ma vive per il Göztepe. Almeno, così dice lui. Smirne è anche questo, frontiere che sfumano alla vigilia dell’İzmir Derbisi. L’unica divisione è cromatica, una barriera nord-sud tra Karşıyaka e Göztepe.

 Il fascino sfuggente di una traversata tra i gabbiani in Feribot è parte del derby di Smirne. Forse, l’İzmir Derbisi non è altro che quel tragitto di venti minuti nel mare.

Scandisce le vite, restituisce speranza: il futbol a nord, Karşıyaka, si trasforma nella colonna sonora della vigilia. Due ali di folla accolgono le navi al porto, saltando al ritmo dei cori da stadio: mancano 18 ore alla partita più attesa della baia ma il finale è già scritto. L’İzmir Derbisi, come la stessa Smirne, vive di regole sue.

f7Non poteva che vincere il Karşıyaka, sfavorito alla vigilia, trascinato da un entusiasmo inspiegabile. Nulla da fare per il Göztepe, che però continuerà ad inseguire l’obiettivo dei grandi teatri di Istanbul per il resto della stagione.

Doveva andare così: il calcio è tornato dove tutto è cominciato, sulla sponda nord della baia. Anche solo per 90 minuti, ricordando quella volta in cui qualcuno decise di inseguire per gioco un pallone sul lungomare. Quegli uomini erano di passaggio. Il futbol, invece, ha deciso di non andarsene mai più, e di scrivere una storia diversa, ridisegnando i confini della città.

Proprio lì dove oggi centinaia di ragazzi siriani guardano il mare, ogni giorno, aspettando un segnale dall’Occidente. Lo aspetta Smirne, e in fondo anche la Turchia.

Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino mare
eccoci con un po’ più di speranza
eccoci con un po’ più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare

Se vai a Smirne non perdere…
– L’Asansör, ascensore del 19° secolo da cui godere un panorama splendido dell’intera baia. Si consiglia un çay nelle ore tra pomeriggio e sera
– L’Agora e la Torre dell’Orologio (Saat Kulesi), monumenti del passato greco-romano di Smirne
– Il Kordon, lungomare che si estende per l’intera costa, da KarşıyakaGöztepe. Un’alternativa alla traversata in Feribot, da percorrere in bike-sharing, la più recente moda della Perla dell’Egeo
– Lo straordinario cibo locale: dal pesce nei ristoranti di Alsancak al più classico Kebap, senza tralasciare la colazione (Kahvalti) a base di formaggi, verdure di ogni genere, spezie, salse e delizie a scelta
#MFTracks:
Nasce a Smirne nel 1953 Turgut Berkes, artista a tutto tondo: pittore, scrittore e musicista. Il suo album Karakutu (2000) contiene le influenze Occidentali (da un uomo di Smirne, cos’altro ci si può aspettare?) che Berkes ha sviluppato durante i suoi studi a Bournemouth, in Inghilterra. Precursore del fenomeno del free download, vive tra Bodrum e Smirne. Sempre sul mare. Tra le sue composizioni spicca Miranda, che Berkes ha suonato dal vivo molto spesso con la nuova band Kara Kutu, così chiamata in onore del suo acclamato album.

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