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Oltre un cartellino rosso: il calcio secondo Köksal Baba

L’Anatolia si ribella.

Si può scendere in strada a protestare per un calcio di rigore concesso ingiustamente? A Trebisonda sì.
Città in perenne tumulto, l’ultimo faro prima del nulla. Soltanto lì la ribellione può nascere spontaneamente, su quel porto che ha sempre la sensazione di vivere come un’acciuga in un mare di squali.
Ogni urlo di rabbia che sale dal Mar Nero viene colto dal resto dell’Anatolia, che infatti negli ultimi 30 anni ha sviluppato una sintonia di pensiero con i pescatori di hamsi (tant’è che ad Ankara la diffusione di TS Club, negozi ufficiali del Trabzonspor, è sorprendente). Quasi a voler supportare un fronte comune anti-Istanbul, la città che dal 1957 ha concesso soltanto 8 titoli calcistici al resto della Turchia.
Una rabbia che aveva già un’icona, il nano-boxer Köksal Baba, diventato idolo dei social network in Anatolia; un piccolo uomo pieno di energia che senza alcun apparente motivo sbraita, si agita, colpisce qualsiasi cosa o persona gli capiti a tiro. Ovviamente, il “nano ottomano” viene da Trebisonda.

Köksal Baba, il "nano ottomano" star del web a Trebisonda.

[Köksal Baba, il “nano ottomano” star del web a Trebisonda (e non solo).]

Köksal Baba è amato da tutti perché è un ribelle. Come lui da ieri sera esiste Salih Dursun, una nuova figura di riferimento per tutti gli amanti di quel calcio turco che non si gioca tra le mura patinate di Istanbul.
Lo scenario è la Türk Telekom Arena. All’89’ minuto Cavanda ferma regolarmente in area Umut Bulut, ma l’arbitro Deniz Ateş Bitnel accorda un calcio di rigore in favore del Galatasaray.
Il primo a ribellarsi è lo stesso Cavanda, che spinge l’arbitro in maniera goffa: rosso diretto, mentre il Trabzonspor (portiere compreso) si appresta a circondare Deniz Ateş Bitnel per protestare. Nella mischia l’arbitro perde il cartellino che aveva appena sventolato: lo raccoglie Salih Dursun, che compie il gesto ribelle.

Sei fuori

mima Dursun all’arbitro, mentre gli sventola il cartellino rosso in una diapositiva che rischia di diventare un’icona.

Kırmızı kart

“Cartellino rosso”, anche Dursun viene cacciato immediatamente da Bitnel.
È il quarto giocatore del Trabzonspor cacciato in meno di mezz’ora, così la partita non ha nemmeno più senso. Selçuk Inan trasforma dal dischetto, il Galatasaray vince. Ma il match era finito prima, con la delegittimazione dell’arbitro da parte di Salih Dursun. E come spesso accade in Turchia, è evidente che si stia giocando un’altra partita. Ben più profonda, radicata in un sentimento di rabbia da parte anatolica nei confronti dell’”opulenza prepotente” di Istanbul. Lo cantano tutte le domeniche a Konya:

I bizantini cadranno, l’impero Seljuk tornerà!

Lo scrivono ad Eskişehir, dove una delle tifoserie più calde dell’Anatolia rischia la retrocessione.
Arriva un messaggio di cauto supporto anche dall’Amed Sportif, che già aveva fatto parlare di sé.
In questo quadro non sorprende un tweet ufficiale del Bursaspor, l’unico club (oltre al Trabzonspor) ad aver portato il titolo fuori dalle mura di Kostantiniyye.

Salih Dursun non è un eroe del Trabzonspor, ma un simbolo del calcio dell’Anatolia intera.

Quasi 15mila retweet, da ogni parte della Turchia, a testimoniare un sentimento profondo.

Cartellino rosso.

L’Anatolia si ribella allo strapotere di Istanbul e Salih Dursun è il suo nuovo eroe.