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Aut. Trib. di Milano n.197 del 25/06/2015

  • IL FÚTBOL A PANAMA, UN AMORE TUTTO DA COLTIVARE

    Un anno fa ho consegnato la bandiera di Panama alla Nazionale di calcio chiedendo che la portassero in Russia: missione compiuta.

    Juan Carlos Varela, il presidente della Repubblica di Panama, si mostra visibilmente orgoglioso durante la tradizionale cerimonia di consegna della bandiera per la festa nazionale del 3 novembre. Panama è infatti ufficialmente tra le 32 Nazionali di Russia 2018 e l’alfiere, quest’anno, porta un nome che è già sinonimo di eroe. È Román Torres, l’autore del gol qualificazione nell’ultima decisiva partita contro il Costa Rica. È lui il Cupido che ha fermato i cuori di un popolo intero, immergendolo in una passione finalmente dilagante per il fútbol.
    Ma quella gara del 10 ottobre – che ha spinto Varela a indire festa nazionale per il giorno successivo – è solo l’apice di un investimento, anche emotivo, nello sport che forse più di ogni altro sa raggiungere ogni angolo del mondo, senza eccezioni.

    A Panama, però, l’innamoramento non è stato fulmineo e ci sono voluti anni prima che il fútbol attecchisse. Partiamo dall’aspetto tecnico-organizzativo. È il 4 aprile 1976 quando Panama fa il suo esordio nelle qualificazioni mondiali. I risultati sono discreti ma la disorganizzazione è ancora evidente, il calcio si declina in campionati distrettuali di livello amatoriale e i giocatori pronti per la Nazionale si contano sulle dita di una mano.
    Il primo vero punto di svolta, nonché il primo passo verso il professionismo, avviene il 13 gennaio 1988 con la costituzione dell’ANAPROF, ad opera tra gli altri anche di un imprenditore italiano appassionato di calcio, Giancarlo Gronchi. Antenata dell’attuale Liga Panameña de Fútbol, l’ANAPROF è la prima lega nazionale professionistica che durerà nel tempo dopo i vari tentativi falliti a cavallo tra le due guerre mondiali. Siamo agli sgoccioli della dittatura del generale Noriega e il Paese affronta una congiuntura economica disastrosa. Le condizioni per lo sviluppo dello sport sono pessime, ma il calcio è un fenomeno di massa e, come tale, avanza. La crescita, però, procede lentamente, in assenza di un progetto a lungo termine della FEPAFUT, la federazione locale attiva dal 1937.

    Ci si affida allora all’improvvisazione, ma mancano le basi, in primis tecniche.

    Ad agire e ad apportare miglioramenti sono singoli individui, come l’uruguayano Miguel Mansilla – una vita spesa a insegnare calcio a Panama – e soprattutto Gary Stempel, maestro di fútbol ed educatore a tutto tondo che marca una linea di confine tra un prima e un dopo nel calcio della repubblica centroamericana.
    Raggiunto in esclusiva da MondoFutbol, il tecnico panamense nato e cresciuto in Inghilterra rivela le difficili condizioni incontrate al suo arrivo. C’era poco sostegno: spesso mancava il materiale, a volte addirittura i palloni, e non era raro allenarsi nei campi da baseball o che i calciatori portassero scarpe rotte, a cui mancavano i lacci o dei tacchetti. Tra l’altro tutti facevano dei sacrifici enormi a livello economico per allenarsi, perché non percepivano alcun rimborso per il viaggio.

    Capitava di dover far salire 7-8 giocatori in una macchina per portarli all’allenamento. Tutto era molto selvaggio.

    Queste, secondo Stempel, “sono le classiche condizioni di un paese non ‘futbolizado'” – meraviglioso termine spagnolo per descrivere un Paese calcisticamente istruito – che rendono complicato un progresso anche solo dal punto di vista tecnico. Si racconta, infatti, che i CT della Nazionale dovessero pensare anche alla formazione tecnica dei calciatori, alcuni incapaci di controllare un pallone.

    Ma le cose cambiano alla fine degli anni ‘90. Stempel porta con sé dall’Europa un approccio differente: si parte dalle fondamenta, dalla formazione giovanile. Nascono numerose scuole calcio, ma una in particolare, gestita dallo stesso Stempel, indica la via: il Progetto 2000, poi convertitosi in un vero e proprio club professionistico oggi scomparso, il Chepo FC. Un centro che rivoluziona le metodologie di formazione dei giovani calciatori e sforna alcuni dei talenti che oggi compongono la Nazionale, tra cui il già citato Román Torres.
    Stempel non si ferma ai club, mette mano anche alle selezioni nazionali minori e guida per la prima volta Panama a una Coppa del Mondo (quella U20 del 2003), altro evento cruciale per il Paese istmico. Da quel momento la Nazionale maggiore, alimentata dall’ottimo lavoro delle rappresentative giovanili, intraprende un percorso fatto di molte cadute ma di progresso costante. Un Campionato Centroamericano vinto nel 2009 e due finali di Gold Cup (2005 e 2013) sono tappe che certificano l’ingresso di Panama nel calcio che conta.

    Però qualcosa non quadra: le condizioni sono migliori, ma la gente fatica ancora a innamorarsi del calcio locale, il cui sviluppo non va di pari passo con quello della Nazionale.

    Gli idoli calcistici del Paese, a cui è rivolto gran parte dell’interesse del pubblico, militano all’estero. E l’ascesa della Selección, infatti, è da ascrivere quasi totalmente alla generazione d’oro del calcio panamense, che non a caso si forgia fuori. I vari Román e Gabriel Torres, Tejada, Blas Pérez e Gabriel Gómez completano la loro formazione principalmente tra MLS e Colombia, stato da cui Panama si è separata il 5 novembre 1903.
    Proprio dalla vicina Colombia, la cui scuola di tecnici è tra le più rinomate del Sudamerica, proviene l’attuale CT Hernán Darío Gómez, alla terza qualificazione mondiale con tre nazionali differenti. “El Bolillo” ha il compito di inculcare maggior disciplina a un popolo di calciatori che, per citare ancora le parole di Stempel, “possiede il biotipo perfetto per questo sport: il panamense è infatti alto, forte, aggressivo, rapido”.

    Tornando al campionato locale, dunque, le qualità tecniche e fisiche non mancano. Le infrastrutture migliorano, ma qui entra in gioco, appunto, l’aspetto sentimentale. La passione è presente, ma è limitata e circoscritta alle zone della capitale e di altre città storicamente calcistiche come Colón, in cui nasce il talento di Julio Cesar Dely Valdés, ex attaccante del Cagliari e ora tecnico delle giovanili del Málaga. Per fare da contrappeso al duopolio di giganti europei come Barcellona e Real Madrid, che insieme alla Nazionale si accaparrano gran parte del tifo, l’icona del calcio panamense rivela a MondoFutbol la sua proposta:

    Dovrebbe esistere una squadra per ogni città, eccetto la capitale che può averne 2-3, perché così ogni città potrebbe identificarsi con la propria squadra.

    Un’idea interessante a cui fa eco Stempel: “Tutto deve iniziare dai club. Dal tuo primo amore quando cresci come tifoso, dalla tua prima identità, con i suoi colori, gli amici, il quartiere, le strade. Tutto deve iniziare da qui. Lo sforzo più grande che bisogna fare è cercare di rafforzare il legame con i club, di creare identità e passione per i club, che devono possedere un proprio stadio e una propria tifoseria. Lo sviluppo del calcio in qualsiasi paese deve partire da qui e non dalla Nazionale”. Lo stadio è, per Stempel, lo snodo fondamentale:

    Ti dà quell’identità di cui parliamo e se è costruito nel quartiere che rappresenta il club la gente si sentirà molto più identificata.

    Eppure due semifinaliste nella prima edizione della Liga CONCACAF e una squadra agli ottavi della Champions League continentale dominata dai colossi statunitensi, messicani e costaricensi sono buoni risultati, che dimostrano come il livello del calcio panamense non sia da disprezzare. Nonostante ciò, manca quel seguito che farebbe fare il salto di qualità.

    Attualmente l’affluenza agli stadi è pressoché nulla: basti pensare che per la sfida con la Costa Rica allo Stadio Rommel Fernández – dedicato all’omonimo personaggio, il primo grande calciatore di Panama – erano presenti circa 30 mila tifosi, mentre tutte le gare della giornata di campionato successiva, insieme, non hanno ospitato più di 2000 unità.
    La Nazionale, come detto, continua a rappresentare il centro d’interesse popolare, in una gerarchia che non rispetta il percorso di crescita di qualsivoglia movimento calcistico, come ci racconta Carlos Martáns, vicepresidente secondo della FEPAFUT e consigliere alla presidenza del Tauro FC, uno dei club più vincenti del Paese, fondato dal Giancarlo Gronchi di cui sopra. “A Panama la piramide del calcio è rovesciata, la Nazionale viene prima di tutto, ma stiamo lavorando duramente per canalizzare l’interesse anche verso il campionato locale.

    In fin dei conti al calcio panamense mancano i tifosi, perché per il resto abbiamo ottimi sponsor, le aziende private ci sostengono e la federazione fa la sua parte cercando di vendere l’intero prodotto del calcio nazionale.

    E a questo proposito, per indirizzare l’amore della gente verso i club panamensi, le stesse società, coadiuvate dalla federazione, stanno implementando diversi progetti per i ragazzi compresi tra i 13 e i 18 anni, perché è la fascia d’età in cui i giovani iniziano a decidere chi vogliono essere”, racconta Martáns, che aggiunge: In questo momento il programma più attivo è un progetto-pilota che sta portando avanti il Tauro FC, andando con i calciatori in ogni quartiere e in ogni scuola superiore dell’area a cui il club appartiene (correggimento di Pedregal, distretto di Panama, nda).

    Due incontri al mese con i giovani per invitarli ad andare alle partite e farli sentire parte del Tauro.

    In sostanza, è necessario creare una cultura calcistica che insegni alle persone ad andare allo stadio ogni domenica, a prescindere dal risultato, e questo è il momento giusto per agire”, conclude Martáns, fiducioso che l’onda emotiva dovuta alla qualificazione al Mondiale di Russia riuscirà a trasformare l’innamoramento e la passione per il fútbol del popolo di Panama in un amore stabile e duraturo.

     

    Si ringraziano per la collaborazione Carlos Figueroa (coordinatore della sezione sport di TVN) e Nino Mangravita (commentatore per Cable Onda Sports COSFC)

    Foto di copertina e Román Torres ©univision.com
    Foto Gary Stempel ©thefootballtimes.com
    Foto Nazionale Panama ©fepafut.com
    Foto tifosi ©LaPresse

    Alex Alija Čizmić

    Alex Alija Čizmić

    El Jefecito. Mezzo italiano, mezzo bosniaco, ma da sempre innamorato dell'Argentina. Ama tutte le lingue di questa terra, ne frequenta abbastanza e sogna un mondo in cui tutti venerino la fratellanza e la multiculturalità. Forse, MondoFutbol è il posto giusto.

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